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I professori universitari di Medicina nei ruoli chiave del Ssn: posso avere qualche perplessità?

di Claudio Maria Maffei

12 SET -

Gentile direttore,
innanzitutto, tanti auguri di buon lavoro al Professore Rocco Bellantone appena nominato Direttore dell’Istituto Superiore di Sanità. La sua nomina mi risveglia molti ricordi, visto che eravamo compagni di corso alla Facoltà di Medicina dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, una cosa che mi farà fare la mia figura quando potrò dire di averlo conosciuto. Ma accanto ai tanti ricordi la sua nomina mi suscita anche qualche perplessità. Per inciso al Prof. Bellantone, dal curriculum assolutamente prestigioso, non rende un gran servizio il racconto che fa della sua nomina la Repubblica, racconto poco edificante in cui viene ricordato che il Prof. Bellantone (dal curriculum prestigioso, lo ricordo, tra cui un passato di Preside della “nostra” Cattolica) è cugino di qualcuno che lo ha sostenuto per questo nuovo ruolo dopo che il cognato di qualcun altro non lo aveva sostenuto in quello di Ministro. Le mie perplessità nascono dalla grave distanza che separa le Facoltà di Medicina dai problemi del Servizio Sanitario Nazionale (SSN).

Con la importante eccezione del Professore Ricciardi, anche lui della Cattolica, non mi vengono proprio in mente medici Universitari che abbiano dato un contributo sostanziale di analisi e proposta sulle criticità del SSN. Per inciso sulle autorevoli posizioni del Prof. Ricciardi raccolte nella recente intervista a QS ho più di una riserva, ma certamente sono espressione di una conoscenza adeguata della situazione della sanità Italiana. In generale dalle Facoltà di Medicina non vedo o arrivare contributi utili ad interpretare e affrontare la attuale crisi che il SSN attraversa. Una crisi, questa è la mia opinione, che richiede interventi urgenti che assumono che chi è chiamato per ruolo istituzionale a proporli conosca bene i meccanismi operativi e la concreta modalità di funzionamento del sistema sanitario pubblico.


Questa conoscenza le Facoltà di Medicina non la esprimono per la loro stessa struttura, tutta sbilanciata sull’ospedale e sul ruolo del medico rispetto a quello delle altre professioni. Il peso dei “professori infermieri”, a solo titolo di esempio, nei Corsi di Laurea per infermieri è generalmente scarso e in diverse sedi nullo. Come nullo è il contributo che in base alla mia esperienza le Facoltà di Medicina danno al dibattito a livello regionale sui problemi della sanità. La recente approvazione del nuovo sciagurato Piano Socio Sanitario Regionale delle Marche me ne ha dato una prova sconfortante. La Università ha addirittura fatto da consulente al Piano o almeno lascia che la politica lo affermi.

Lo stesso Ministro Schillaci dà continuamente prova sia del suo grande impegno (questo è fuori discussione), ma purtroppo anche della sua lontananza dal cuore dei problemi del SSN. La grottesca vicenda del Tavolo Ministeriale per la revisione integrata dei DM 70 e 77 con la composizione finale che prevede 76 componenti conferma la più totale incomprensione della urgenza di usare il DM 70 rivisto come chiave di razionalizzazione del nostro sistema sanitario ancora troppo sbilanciato verso il macrolivello ospedaliero. Ma come fa a capirlo chi della sanità per il suo ruolo e la sua storia ha vissuto la sanità da Professore universitario solo nella sua dimensione ospedaliera (oltretutto per un numero limitato di ore dedicato all’assistenza, questione di cui qui non parlo)?

E’ ovvio, ma è meglio ripeterlo comunque, che qui non è in discussione la competenza clinica dei Professori universitari, quanto la loro attitudine a ragionare in termini di programmazione e organizzazione dei servizi, tutti i servizi, del SSN. Per averne prova basta leggere le posizioni del Forum delle Società Scientifiche dei Clinici Ospedalieri e Universitari Italiani, un Forum in cui è rilevante il peso della componente universitaria e che per inciso faceva la parte del leone nella iniziale composizione di 18 persone tutta al maschile del già citato tavolo ministeriale sui DDMM 70 e 77. Il Forum reclama un incremento del 30% posti letto ospedalieri in più, a testimonianza di una visione della sanità fuori dal tempo (opinione mia, ovviamente).

L’Istituto Superiore di Sanità (ISS) ha avuto, ha e avrà un ruolo importante nel controllo e soprattutto nel monitoraggio della pandemia. Un ruolo che assume un ruolo importante della rete epidemiologica del SSN e una capacità di coordinamento di questa da parte dell’ISS. Ruolo e capacità su cui c’è bisogno di continuare a lavorare visto che, ad esempio, gli indicatori di monitoraggio della pandemia continuano a presentare forti limiti. A questo proposito, visto che la nomina del Professore Bellantone mi ha suscitato tanti ricordi, ne aggiungo un altro. Già alcuni anni fa scrissi qui su QS di come io conservi ancora il badge che mi venne consegnato in occasione del I Corso nazionale di Epidemiologia e Biostatistica Applicata tenutosi a Roma presso l’Istituto Superiore di Sanità (ISS) dal 10 al 28 marzo 1980.

Il Corso era per rappresentanti delle Regioni e infatti sul mio badge c’era scritto Regione Marche. Una foto dei partecipanti a questo Corso si trova in un racconto di Stefania Salmaso in occasione della uscita del numero 600 di EpiCentro. La stagione di forte integrazione all’interno della rete epidemiologica nazionale che nacque da quel Corso poi si è interrotta e ci sarebbe molto bisogno di rilanciarla. A questo potrebbe lavorare il nuovo Direttore dell’ISS.

Torno alle mie perplessità iniziali sul ruolo dei Professori Universitari di Medicina nei ruoli chiave del SSN. Hanno quella sensibilità verso i temi prioritari della sanità pubblica che nascono dalla averla quotidianamente vissuta non solo dentro gli ospedali, ma dentro il corpo vivo del SSN?

Comunque, ancora auguri di buon lavoro Professore Bellantone!

Claudio Maria Maffei



12 settembre 2023
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