Salute mentale, troppe differenze tra Regioni e Asl, senza criteri comuni a rischio i Budget di salute

Salute mentale, troppe differenze tra Regioni e Asl, senza criteri comuni a rischio i Budget di salute

Salute mentale, troppe differenze tra Regioni e Asl, senza criteri comuni a rischio i Budget di salute

Gentile Direttore,
uno degli aspetti più problematici della situazione della salute mentale in Italia è la estrema frammentazione. Non è solo una diversità nelle risorse disponibili, ma anche nel loro uso, con modelli ed interventi differenziati fra le Regioni. Queste diversità poi si riproducono poi anche a livello delle singole ASL. È un problema a cui lo stesso recente PANSM fa riferimento, e per il quale propone strumenti di monitoraggio, privi peraltro di qualunque potere correttivo di intervento.

D’altra parte sarebbe difficile un esito diverso, dal momento che il documento non è un Progetto Obiettivo ma un “Piano di Azione”, ove più volte è esplicitato che rappresenta solo una proposta, con le Regioni, che rimangono sovrane in materia sanitaria. E lo ricordano con chiarezza le Regioni stesse, nel documento al Ministero della Salute per le modifiche al PANSM, quando il Gruppo Tecnico Interregionale Dipendenze (vedi Quotidiano Sanità), ribadisce: “La scelta degli assetti organizzativi è di competenza delle Regioni, in virtù delle differenze geografiche, culturali e organizzative che le caratterizzano. Possono pertanto essere formulate indicazioni nazionali solo in caso di piena condivisione.”

Il problema quindi rimane di certo anche in futuro, e, per segnalare che non va sottovalutato, cito un aspetto che sta emergendo in Veneto, immaginando fondatamente che non sia un caso isolato.

Con DGR n. 1364 del 25 novembre 2024, il Veneto ha delineato l’utilizzo del budget di salute in salute mentale, stanziando complessivamente la cifra di € 2.000.000 per la sua applicazione nel primo anno, da ripartire fra le singole ASL in proporzione equa secondo popolazione. È una cifra modesta se consideriamo che, allo stesso scopo, altre regioni hanno stanziato cifre molto diverse, (ad es. la Regione Regione Emilia Romagna nel 2024 ha destinato € 40.000.000 al “Piano attuativo salute mentale”, centrato in gran parte sul Budget di salute), segnalando ancora una volta quanto diverse siano le scelte delle Regioni quando si tratta di salute mentale (e non solo..).

Le singole ASL del Veneto nelle ultime settimane hanno pubblicato “avvisi di manifestazione di interesse” per valutare soggetti disponibili alla co-progettazione dei progetti di Budget di salute, indicando anche come intendevano spendere la quota loro assegnata ed esplicitando le quote sanitarie che ritenevano necessario impiegare per i progetti nelle singole aree: “Abitare”, “Formazione/Lavoro” e “Affettività/socialità”.

E qui cominciano le sorprese, emerse esaminando le 6 delibere finora a disposizione (sulle 9 ASL che esistono in Veneto).

Una ASL ha deciso che la intera cifra messa a disposizione deve essere utilizzata per il primo anno in una unica area, quella dell’Abitare; un’altra decide che 1/10 della cifra va spesa in formazione per il budget di salute, 1/3 va utilizzato per finanziare l’appalto già in atto per la Residenzialità e la riabilitazione rafforzando progetti esistenti orientati al budget di salute, ed il restante andrà nelle tre aree indicate dalla Regione; altre ancora decidono che singoli programmi nelle diverse aree devono avere la stessa quota di partecipazione sanitaria; altre ancora differenziano invece la quota da utilizzare nelle tre aree.

Ma colpisce anche la diversa valorizzazione dei singoli progetti nelle diverse ASL, dove il costo sanitario per utente per settimana va: nell’abitare da € 153 a € 576, nella formazione lavoro da € 130 a € 576 e nella affettività/socialità da € 50 a € 576.

Va chiarito che non sono i costi emersi dalla co-progettazione come esito di qualità e quantità diverse di intervento, ma quelli che la ASL decide a priori in delibera e per i quali chiede una co-progettazione.

Siamo certi che alla base vi siano state attente valutazioni da parte degli uffici amministrativi delle Aziende, ma francamente non riusciamo a immaginare quali motivi possano portare a indicazioni così diverse e valorizzazioni così diverse per le singole voci, anche perché di fatto nessuna delibera esplicita le ragioni delle scelte e le metodologie di calcolo.

Alla fine ogni ASL si conferma una organizzazione a parte, con un modello di risorse e funzionamento diverso, senza che si possa cogliere all’interno della stessa Regione un qualche modello comune.

Non abbiamo alcun dubbio che la attuale salute mentale non vedrà mai il 5% del FSN, che significherebbe assorbire totalmente in questa area i due miliardi aggiuntivi che si ipotizzano, e non senza difficoltà, per la intera Sanità. Ma mi domando peraltro, se mai lo vedesse, quali sarebbero i criteri di spesa con 21 regioni e 110 aziende sanitarie territoriali così diverse nelle loro scelte in ambito di salute mentale.

Andrea Angelozzi
Psichiatra

Andrea Angelozzi

11 Settembre 2025

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