La “morte” del welfare in sanità  

La “morte” del welfare in sanità  

La “morte” del welfare in sanità  

Gentile Direttore,
leggo sul vostro giornale l’articolo “Sanità integrativa Zaffini (FdI): “In arrivo una riforma con sistema misto e copertura Long Term Care”, del 30 settembre U.S. nel quale testualmente si riporta: “…tutela delle fasce più fragili della popolazione attraverso un modello sostenibile, costruito su base mutualistica e previdenziale”.

Si ricorda per la cronaca che Franco Zaffini è il presidente della Commissione Affari Sociali, sanità, lavoro pubblico e privato, previdenza sociale del Senato, un elemento della maggioranza; quindi chi governa questo Paese per migliorarlo e ammodernarlo. Beh, un bel salto indietro! C’erano voluti trent’anni per partorire una normativa che si avvicinasse al raggiungimento del dettato dell’Art. 32 della Costituzione, con la Legge 23 dicembre 1978 n. 833 che istituisce nel nostro Paese il Servizio Sanitario Nazionale (SSN). Una legge che creava un SSN che di lì a poco sarebbe diventato il migliore del mondo in quanto a servizi offerti alla copertura globale delle persone assistite! Cito dal mio libro (L. Mango “Le aziende sanitarie e la Clinical Governance” – Ed. EMSI, Roma 2021) “È la legge che permette il definitivo superamento del sistema di assistenza sanitaria su base assicurativa obbligatoria (sistema mutualistico)…”.

Erano infatti ben note le manchevolezze e le ingiustizie di tale sistema. Cito ancora “…era evidente una diversità di trattamento previsto tra i vari enti mutualistici per i propri assistiti e coesisteva una forte complessità dei rapporti amministrativi e finanziari tra enti mutualistici ed operatori sanitari”

In quel momento di felici intuizioni in campo di politica sanitaria si era raggiunto il traguardo di un vero ed efficiente Sistema Sanitario Nazionale “…eliminando così il sistema mutualistico a favore di un sistema di sicurezza sociale caratterizzato dalla universalità dell’assistenza per tutta la popolazione, attuato non più dai soppressi enti mutualistici, ma mediante il SSN e finanziato attraverso la fiscalità generale.”.

Tralascio, anche per non andare fuori tema rispetto all’argomento sanità, che questo governo millantava una riduzione delle imposizioni fiscali, creando di fatto l’esatto contrario, cioè un aumento generalizzato delle tasse. Ebbene che succede? Nella manifesta incapacità di rendere il SSN ancora più efficiente e ancora più pubblico, questo governo ammette che: “…il nostro sistema pubblico della sanità così come è non regge”.

Visto che negli ultimi anni il Servizio Sanitario Nazionale (SSN) ha dovuto affrontare sfide crescenti, tra cui la riduzione delle risorse, le lunghe liste d’attesa e l’aumento delle patologie croniche, ci si attacca alla sanità integrativa per garantire un accesso equo e sostenibile alle cure. Ecco infine svelato il vero obbiettivo di questa maggioranza di governo: “L’integrazione tra pubblico e privato è fondamentale per rafforzare il sistema sanitario territoriale e rispondere in maniera efficace alla crescente emergenza delle malattie croniche” (https://www.tplsalute.it/) dice il Sen Zaffini.

Con buona pace della Costituzione, della legge 833, del fatto che la spesa sanitaria delle famiglie italiane abbia superato i 40 miliardi di euro nel 2023, registrando un incremento del 26,8% tra il 2012 e il 2022, questo governo chiede ancora altri soldi ai cittadini, un altro balzello ai soliti noti, dipendenti e pensionati, mentre chi evade, non paga le tasse, ma usufruisce ugualmente del SSN al quale non ha contribuito! Anche la sanità integrativa cade sotto questa mannaia del privato: “…durante il periodo lavorativo il cittadino sarà chiamato ad accantonare una piccola quota destinata a coprire i bisogni sanitari della fase della vita in cui sarà in pensione…si tratta quindi di una proposta che mira a rafforzare l’integrazione tra pubblico e privato”.
E chissà cos’altro ancora…

Lucio Mango
Docente di Management Sanitario – Università UNINT, Roma

Lucio Mango 

03 Ottobre 2025

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