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Nomine in sanità. Ma non è che il problema vero sono gli assessori e la loro formazione?

di Claudio Maffei

17 MAG - Gentile Direttore,
trovo molti elementi di illogicità nel dibattito e sulle iniziative di legge  (puntualmente documentate su QS) in merito alla separazione tra politica e management sanitario come se alcuni recenti fenomeni (presunti) corruttivi fossero riconducibili alla possibilità della politica di scegliere (o far scegliere) chiunque  per i ruoli direttivi del Servizio Sanitario Nazionale e dei Servizi Sanitari Regionali. E, soprattutto, come se questi fenomeni potessero essere prevenuti da albi di manager costruiti in base a graduatorie definite in base a criteri ”oggettivi”.
 
Chiunque conosce le regole di sistema sa che il primo motore di tutti i sistemi sanitari regionali è l’Assessorato cui spettano scelte decisive sui ruoli direzionali a livello regionale ed aziendale e cui competono le scelte in termini di politica sanitaria attraverso gli obiettivi alle aziende, la politica degli investimenti, la programmazione del personale, la declinazione del DM 70/2015 e, in generale, attraverso tutti gli adempimenti previsti per l’erogazione dei LEA da parte del Ministero.
 
Se lo spartito su cui lavorano tutte le Regioni è lo stesso (ed è riconducibile sostanzialmente al già citato – e forse poco noto -sistema degli adempimenti), l’arrangiamento lo decidono gli assessorati a partire dalla articolazione del loro supporto tecnico (Servizio Salute ed Agenzia, con termini che cambiano di Regione in Regione). Le nuove Giunte (anche quando hanno una continuità politica con quelle precedenti) riscrivono gli organogrammi aziendali e regionali pure se mancano gli elementi “contrattuali” che giustificano le revoche.
 
L’idea che la situazione verrebbe migliorata dalla sola scelta di manager “oggettivamente” migliori mi pare poco fondata. Nessun manager sarà molto migliore del suo Assessore. Quando c’è, perché a volte l’Assessore nemmeno c’è perchè la delega se la tiene il Governatore.
 
La politica sanitaria è una cosa di enorme complessità e la scelta di chi viene incaricato dalla Giunta di coordinarla è fondamentale. Se la scelta è buona non serve avere graduatorie di merito dei candidati manager  difficili da costruire. Se la scelta non è buona i buoni manager avranno difficoltà a funzionare come tali.
 
Se al management sanitario ci si forma perché non formarsi ai ruoli di responsabilità in tema di politica sanitaria? Quella che serve, tanto per fare un esempio, a riconoscere  quali sono i determinanti dei livelli di salute della popolazione. Sennò continuerà in molte realtà a non esserci alcuna azione organica sulle cronicità (problematica difficile, come tale “scansata”) mentre si continuerà ad investire in tecnologie e nuovi ospedali (che poi questi ultimi siano destinati a rimanere il più delle volte sulla carta è un altro discorso).
 
Come se ne esce? Rendendo la verifica centrale sui livelli regionali di erogazione dei LEA sostanziale e non formale in modo che le responsabilità dei livelli regionali vengano tempestivamente monitorate e messe sotto la lente di ingrandimento. E obbligando le amministrazioni regionali ad una gestione trasparente dei processi decisionali e non solo dei procedimenti amministrativi (sono due cose  molto diverse tra loro). I danni non li fa solo la gestione sbagliata degli appalti o dei concorsi (per fare un esempio), ma anche -e molto di più – i tentennamenti e le scelte sbagliate nel riordino della rete ospedaliera e nel mancato potenziamento dei servizi territoriali. 
 
Inutile dire che le realtà Regionali in sanità sono molto diverse e hanno livelli di performance molto diversi tra loro come ben documentano i risultati delle molte valutazioni che girano al riguardo.  E queste differenze non dipendono che in minima parte dai manager. Molto di più dalla qualità della politica. In my opinion.
 
Claudio Maffei
Medico in pensione già Direttore Sanitario dell’Azienda Ospedaliera Umberto I di Ancona, della ASL 3 di Fano e dell'IRCCS INRCA di Ancona

17 maggio 2019
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