Che fine ha fatto il tavolo tecnico per la revisione dei Dm 70 e 77?

Che fine ha fatto il tavolo tecnico per la revisione dei Dm 70 e 77?

Che fine ha fatto il tavolo tecnico per la revisione dei Dm 70 e 77?

Gentile direttore,
il 27 giugno dell’anno scorso qui su Qs venne data la notizia della istituzione con decreto da parte del Ministero della Salute di un Tavolo Tecnico che si doveva occupare della revisione/integrazione dei DM 70 e 77. La “strana” composizione del tavolo (18 componenti senza alcuna donna e con una certo sbilanciamento a favore della componente universitaria) venne ulteriormente “corretta” portando ad un secondo Decreto ed un secondo tavolo ancora una volta riportato su Qs con 52 componenti di cui 24 erano donne (siamo al 5 luglio 2023). Poi il Tavolo ebbe con un Decreto del 19 luglio una ulteriore integrazione che portò i componenti a 76.
Il Tavolo iniziò i suoi lavori il 20 luglio e dal resoconto di qualcuno dei partecipanti si ricava che l’obiettivo del Tavolo era quello di “produrre un’analisi critica dell’attuazione del regolamento dell’assistenza ospedaliera (DM70) alla luce del regolamento dell’assistenza territoriale (DM77). L’output finale del Tavolo sarà un Libro bianco sull’integrazione delle cure nel SSN che sarà consegnato al Ministro Schillaci entro fine anno.” Tale obiettivo sarebbe stato perseguito con 5 sottogruppi di lavoro. Questi gruppi hanno una articolazione per argomenti e una composizione prive, parere mio, di qualunque logicità almeno per quel che riesco a ricostruire da una slide presentata in occasione della prima riunione e riportata nel Bollettino della FNOFI (Federazione Nazionale Ordini Fisioterapisti).

I sottogruppi avrebbero dovuto lavorare rispettivamente su Standard Organizzativi e Tecnologici (Società scientifiche cliniche, università e ricerca), Requisiti organizzativi e competenze (Federazioni, ordini, collegi), Criticità contrattuali: organizzazione del lavoro (due gruppi distinti per medici e comparto) e Sistemi, reti e percorsi (rappresentanza mista, molto mista, troppo mista di rappresentanti di organismi pubblici e privati). Mi limito al riguardo di questi tavoli a due commenti: ma come si fa a lavorare separatamente sull’organizzazione del lavoro tra dirigenti e comparto? E come si fa a lavorare separatamente sugli standard organizzativi e tecnologici e sulla organizzazione del lavoro?

Che non si potesse arrivare ad un documento utile nei tempi previsti (da qualche parte ho letto 31 ottobre, immagino 2023) era facile da prevedere. Ma questo è un ritardo accettabile? Questo è un modo di lavorare ragionevole? Mi pare che a troppi sfugga (primo il Ministro) che la grave emergenza che la nostra sanità pubblica sta affrontando ha un enorme bisogno di dare certezza ai riferimenti programmatori e organizzativi, specie per quanto riguarda le reti ospedaliere. A rischio di rendermi ridicolo ripetendo sempre le stesse cose da vecchio caratterista del cinema di una volta (a proposito, bella al riguardo dei caratteristi questa cosa che ho letto qui: “mentre i protagonisti sono spesso quello che vorremmo essere, i caratteristi sono più simili a come siamo”) continuo a ricordare che nella irrazionalità populista delle reti ospedaliere regionali sono impigliate significative risorse da utilizzare meglio sia nelle reti ospedaliere stesse che in quelle territoriali. Quanti sono i DEA (o semi Dea) di primo livello di troppo? Quante sono le miniterapie intensive di troppo? Quante sono le unità operative chirurgiche con bassi volumi di attività? Quanti sono gli ospedali vicini che la politica non vuole integrare? Quanti sono gli ospedali di area disagiata che forzano i vincoli del DM 70?

Nel mentre le “regole” del DM 70 attendono di essere adeguate e applicate, in ogni elezione locale (sia essa comunale che regionale) si continuano e si continueranno a fare promesse elettorali come se il DM 70 non esistesse e in caso di vittoria i programmi di edilizia sanitaria e i piani di fabbisogno del personale si faranno su reti ospedaliere ad alto e ingiustificato assorbimento di risorse rispetto a quantità e qualità dei servizi erogati. E senza applicazione del DM 70 il DM 77 per molte Regioni sarà quasi solo edilizia sanitaria. Dalle Marche queste cose si vedono benissimo come sa chi ha la pazienza di leggere almeno i titoli dei miei interventi da questo tempio della sanità populista che è la mia Regione.

Spero di fare una figuraccia e che entro pochi giorni qui su Qs potrò leggere lo splendido prodotto dell’affollato tavolo tecnico ministeriale. Se non dovesse succeder avrò invece ragione io nel sostenere che il tavolo viene buono solo per giocare sulla ruota di Roma i numeri 70, 76 e 77 (rispettivamente secondo la smorfia napoletana il palazzo, la fontana e i diavoli).

Claudio Maria Maffei
Coordinatore Tavolo Salute Pd Marche

05 Aprile 2024

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