Giornata salute mentale. Evitiamo proclami e promesse

Giornata salute mentale. Evitiamo proclami e promesse

Giornata salute mentale. Evitiamo proclami e promesse

Gentile Direttore,
in occasione della Giornata Mondiale della Salute Mentale, eviterei proclami stantii, promesse fatte per non essere mantenute, annunci di solidarietà scontati quanto inavvertiti. Per un attimo provo a ricordare la sensibilità di tutte quelle persone che ho incontrato come pazienti, senza dimenticare la loro sporadica suscettibilità.
 
Per un giorno vorrei che si guardasse alla malattia mentale come all'epifenomeno della difficoltà di convivenza tra uomini che non si affidino alle unghie e ai denti per garantirsi una sopravvivenza decente, tra uomini che si diano regole non allineate con le esigenze della natura e con l'aggressività connaturata in ogni essere, anche nell'essere umano, tra uomini capaci di sottrarsi a queste regole non solo apertamente e coraggiosamente come la follia induce a fare, ma surrettiziamente e ingannevolmente come la perversione permette di fare. La follia parla a tutti noi di tutti noi. Merita dunque ascoltarla per imparare qualcosa su noi stessi prima che sul folle.
 
Ecco perché occorre rispettare la follia, non isolare i folli, ecco perché antiche civiltà, o civiltà altre da quella a noi consueta, attribuivano alla follia una pertinente sacralità. Da qui a percorrere strade opportunistiche che spingono il folle sulla scena o al comando del vascello, ne corre. Lo sguardo e l'ascolto utili non sono quelli dell'esibizionismo, bensì di una appartata e curiosa fraternità, della reciprocità infinita, della pazienza gentile, della fortezza e della temperanza, della misura a fronte della dismisura della follia.
 
Ma sopra ogni altra cosa oggi desidererei che, ogni donna che si prepari ad essere mamma, fosse curiosa e anzi pretendesse di venire informata circa la strategia che protegge il piccolo d'uomo dalla follia e quelle che rischiano di introdurvelo, in modo da evitare scelte dannose e farne di vantaggiose, per quanto ciascuno può, mettendo un pizzico di fatica quotidiana al servizio di tale obiettivo, magari con un modesto passo indietro rispetto agli investimenti e alle attese, alle fusioni e alle effusioni, alle spinte e ai divieti. La madre è misura ed è dunque potenzialmente il primo baluardo protettivo dalla follia che è dismisura della coscienza, degli affetti, delle emozioni, delle idee, delle percezioni.
 
Ecco perché mi permetto un umile suggerimento a tutti coloro che hanno a cuore la prevenzione della sofferenza psichica. Pretendere di controllare l’altro/a, di evitargli/le ogni dolore o frustrazione, di manipolarlo/a e di asservirlo/a, di proiettare su lui/lei le nostre aspettative, di misconoscerne l’essenza originale e le potenzialità mortificandolo/a, di renderlo/a partecipe di esperienze per le quali non abbia la maturità biologica e psicologica: ecco gli alimenti essenziali della follia, così come un habitat acido è il terreno di coltura del cancro.
 
Gemma Brandi
Psichiatra psicoanalista
Esperta di Salute Mentale applicata al Diritto

12 Ottobre 2020

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