Gli infermieri dipendenti e l’attività libero professionale

Gli infermieri dipendenti e l’attività libero professionale

Gli infermieri dipendenti e l’attività libero professionale

Gentile direttore,
da tanto tempo ormai si sta lavorando per consentire anche agli infermieri dipendenti di svolgere un’attività libero professionale, come avviene già per quasi tutti i professionisti che svolgono lavoro dipendente, sia in ambito pubblico che privato. E dove si limita di fatto agli infermieri questa possibilità, chiedendo loro di lavorare “in esclusiva” a costo zero, per altri, invece, viene ben compensata economicamente, come accade per i medici dipendenti del Ssn con la cosiddetta riforma Bindi (229/99), che ha introdotto appunto l’indennità di esclusività per i medici, indennità che consiste in: <5 anni di servizio 2.519 euro all’anno, >5 <15 anni di servizio 10.167, 15 anni di servizio 13.857; basti solo pensare che il compenso annuo  lordo tabellare di un infermiere è mediamente di 23.000 euro. Parliamo della stessa riforma che invece ha abrogato agli Infermieri l’unica indennità infermieristica esistente.

Dare agli infermieri la possibilità di svolgere attività libero professionale (a tutt’oggi è possibile solo nella Regione Liguria), risponderebbe in primis a molte e diverse esigenze di cui necessita la cittadinanza, sempre più con un età media in aumento e quindi sempre più fragile e bisognosa di assistenza territoriale. Sarebbe anche una conferma ulteriore della raggiunta autonomia professionale che attualmente è solo sulla carta e non nei fatti, ed una possibilità di aumento dello stipendio; ma come al solito, ogni qual volta che si cerca di innalzare l’asticella del riconoscimento professionale del professionista infermiere, la lobby medica si mette a fare i capricci, vedasi ad esempio il progetto “see&treat”, ma anche l’ultimo l'attacco dei sindacati medici del Lazio contro l’attivazione della nuova Unità di Degenza a gestione infermieristica all’ospedale Pertini di Roma.

E’ così difficile da parte dei medici rinunciare allo scettro di unico professionista sanitario e passare così da una visione medico-centrica, ormai obsoleta e fallimentare, ad una visione utente-centrica???

In questa sanità dove i contratti nazionali sono bloccati dal 2009, a quanto pare solo per alcuni, mentre per altri si può ovviare con l’elargizione di incarichi o scatti di fascia, in una Regione dove è carente/assente l’assistenza territoriale, dove le strutture ospedaliere deficitano sui servizi minimi, dove il personale, stremato è ridotto all’osso, dove le prestazioni sanitarie hanno dei tempi di attesa lunghissimi, forse si è perso il senso delle priorità di allocazione delle risorse, forse è vero che i ricchi saranno sempre più ricchi ed i poveri saranno sempre più poveri, forse … sarò sicuramente solo io che sbaglio e che do un altro senso alla parola “giustizia”.

Andrea Liberatore (Infermiere)
 

08 Ottobre 2014

© Riproduzione riservata

No a una separazione etica e clinica tra cure palliative e suicidio assistito
No a una separazione etica e clinica tra cure palliative e suicidio assistito

Gentile Direttore, la Consulta di Bioetica ha riflettuto sul Position Paper della Società Italiana di Cure Palliative in merito al rapporto tra cure palliative e suicidio medicalmente assistito. È un...

L’intelligenza artificiale e la democratizzazione della ricerca
L’intelligenza artificiale e la democratizzazione della ricerca

Gentile Direttore, per molti anni il dibattito sull’intelligenza artificiale si è concentrato soprattutto sui rischi. Si discute di errori, allucinazioni, disinformazione, perdita di competenze e sostituzione del lavoro umano. Sono...

Case di Comunità e medici di medicina generale, due attori inscindibili ed essenziali
Case di Comunità e medici di medicina generale, due attori inscindibili ed essenziali

Gentile Direttore,torniamo sulla questione dei Medici di Medicina generale, non solo perché avevamo sperato in un cambiamento che a causa di interessi corporativi e persistenze organizzative è sfumato. Nonostante le...

Case e Ospedali di Comunità: la sfida non è inaugurare strutture, ma garantire competenze
Case e Ospedali di Comunità: la sfida non è inaugurare strutture, ma garantire competenze

Gentile Direttore,le Case di Comunità e gli Ospedali di Comunità rappresentano una delle più ambiziose riforme del Servizio Sanitario Nazionale degli ultimi decenni. Ma una domanda resta ancora aperta: chi...