Il meglio delle cure. La foto del medico californiano icona della nostra crisi d’identità

Il meglio delle cure. La foto del medico californiano icona della nostra crisi d’identità

Il meglio delle cure. La foto del medico californiano icona della nostra crisi d’identità

Gentile Direttore,
ti scrivo per tributare un pubblico apprezzamento, e ringraziamento, a Massimo Gramellini per il Buongiorno pubblicato sabato 21 marzo su La Stampa. Con il titolo “Il meglio di un uomo”, il giornalista commenta la foto di un medico (pubblicata anche da QS) ritratto nel cortile di un pronto soccorso californiano aggrappato ad un muro, affranto per non essere riuscito a salvare una persona che il caso gli aveva affidato “assegnandogliene la responsabilità”. Gramellini ha ben colto, e descritto, il senso profondo della più antica professione di cura, la sua dimensione umana, il suo continuo oscillare tra vittorie e sconfitte nell’interfacciarsi con i momenti più fragili della esistenza delle persone.
 
Richiamare l’attenzione dei lettori su questi aspetti dell’essere medico, che più di tutti rispondono alle aspettative popolari, è di conforto in tempi in cui la deriva della sanità pubblica, alibi la grande crisi e strumento i tagli lineari, colpisce soprattutto i valori professionali dei medici, coartati da logiche organizzative fatte valere a prescindere. E dall’invadenza pervasiva della politica che, nella rincorsa a gigantismi istituzionali, adotta catene di comando sempre più corte, e docili, che pretendono di ridurre una ricchezza umana e professionale a fattore produttivo, da tagliare prima e più di altri per mirare a mano d’opera a basso costo, con scarsa professionalità, e, soprattutto, senza diritti.
 
La responsabilità di fare la differenza tra salute e malattia, vita e morte, nel prendersi carico di persone sconosciute, utilizzando competenze e capacità non surrogabili, al netto di chiacchiere, legulei e codicilli, è il tratto distintivo di quell’atto medico alla cui ricerca, quasi il sacro Graal, si muove un ventaglio di forze che pensa possano discendere i molteplici contenuti,diritti e doveri di questa professione da un disposto legislativo. La possibilità di esprimerne la ricchezza in piena autonomia è la condizione imprescindibile per la stessa esigibilità del diritto alla salute dei cittadini, accomunati perciò in uno stesso destino con i loro curanti.
 
A dispetto della sua complessità e specificità, un lavoro quale quello del medico, oggetto ancora di timore, talvolta di invidia, preda di un cambiamento che noi stessi facciamo fatica a capire, rischia di essere vittima della “cultura dello scarto” da parte di una politica troppo attratta dalla logica dei numeri, siano conti o possibili consensi elettorali. Oggi trionfa l’alchimia delle riorganizzazioni alla Toyota ed il miraggio del task shifting con sullo sfondo l’imperativo aziendalista “adapt or die”, che non lascia spazio alle sofferenze che siamo chiamati a vedere, diagnosticare, com-patire, curare, talvolta guarire.
 
Nei nostri tempi liquidi e frenetici, in cui per trovare soldi subito si pesca per pigrizia sempre nella stessa direzione, con l’occhio strabico di chi non vuol vedere altro, sarebbe necessario, prima di continuare a bloccare e tagliare salari,vedere da vicino questo lavoro, passando in una qualunque ora del giorno o della notte in un PS o comunque in un ospedale, nelle sue stanze di degenza o di ambulatorio. E guardare in faccia uno soltanto di quei medici ancora al lavoro o alla fine del turno, fissandone l’immagine in una foto come quella, bellissima, pubblicata da Gramellini. La quale se trasformata in un poster e diffusa negli ospedali, potrebbe anche rappresentare l’icona della crisi di identità e di ruolo del medico italiano, vittima del conflitto tra quello che deve fare e quello che può fare, lasciato solo a reggere la forbice tra la complessità della medicina, e dei malati, e la riduzione di risorse a disposizione.
 
Dopo anni in cui molto è andato perso, ma anche sperperato, l’arte lunga deve riprendere il cammino verso la riscoperta dell’identità e del futuro della professione che dà sostanza ad un diritto costituzionale dei cittadini. Recuperando l’autorità sul lavoro e costruendo le condizioni di una riscossa che rivaluti un capitale umano che oggi vale meno dei titoli greci.Non saranno altri a farlo per noi.
 
Costantino Troise
Segretario Nazionale Anaao Assomed

23 Marzo 2015

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