L’intervista a Balduzzi. Troise (Anaao): “Le domande non fatte e le risposte non date” 

L’intervista a Balduzzi. Troise (Anaao): “Le domande non fatte e le risposte non date” 

L’intervista a Balduzzi. Troise (Anaao): “Le domande non fatte e le risposte non date” 

Gentile Direttore,
l’intervista al Ministro Balduzzi merita qualche commento soprattutto in riferimento alle domande non poste, ed alle risposte non date, dominata com’è sui temi più facilmente spendibili dal punto di vista mediatico, quali le cure primarie H24 e la attività libero professionale intramoenia.
Non sono rimasto persuaso della tesi “buonista! per cui il definanziamento del Ssn non peserà sulla sostenibilità economica del sistema. La riduzione delle risorse economiche, dice la Corte dei Conti, “rischia di entrare in rotta di collisione con le finalità proprie del sistema che vanno viste in funzione dell’interesse pubblico perseguito”.

Soprattutto se associata ad una riduzione dei posti letto che ci retrocede a fanalino di coda in Europa e decreta il collasso del sistema di emergenza urgenza la cui criticità reale non è la inappropriatezza dei codici bianchi quanto il boarding, cioè lo stazionamento dei pazienti in attesa di un posto letto, bene ormai raro, che trasforma una struttura dedicata alla urgenza in reparto di degenza inappropriato, insicuro e troppo spesso non dignitoso.
Colpisce, però, che osservatori attenti non abbiano colto il segnale politico presente in controluce, e neppure tanto, e l’esame punto per punto abbia omesso l’art.4.

Per le cure primarie si prospetta, sia pure ad effetto ritardato, una riorganizzazione per la quale si crede siano disponibili le risorse liberate (?) dalla spending review ospedaliera, che pure sembravano destinate, se emergenti , a ridurre il debito pubblico o a ristorare i disastrati bilanci regionali. Alla medicina universitaria si continua a consentire un comportamento da variabile indipendente sottratta agli obblighi dei piani di rientro e perfino di trasparenza.
Chiamati a pagare da soli e per intero i costi della ristrutturazione rimangono i medici e i dirigenti sanitari dipendenti, per i quali si prepara un mix di mobilità coatta, precarietà di carriera, mortificazione professionale che segue quella economica che ne ha fatto gli unici cittadini ad avere assolto la propria quota pro capite di debito pubblico entro il 2014.

Esposti in prima linea, con risorse in diminuzione e senza prospettive di vero cambiamento, resteranno i più esposti alla delegittimazione sociale, facilmente trasformabili in comodi capri espiatori delle deficienze del sistema.
L’articolo 4 del decreto sanità, passato inosservato, sovverte in modo strutturale le procedure di affidamento degli incarichi professionali, che regolano la progressione di carriera cui sono legate parti non marginali della retribuzione economica. L’appiattimento dei criteri di valutazione, presenti nei nostro contratti di lavoro dal 1996, sui modelli della pubblica amministrazione elimina un aspetto caratterizzante il nostro stato giuridico, quale la valutazione tra pari dei comportamenti professionali, cui non possiamo rinunciare soprattutto per garantire ai medici ospedalieri la necessaria autonomia professionale nei processi diagnostico-terapeutici, soprattutto in epoche di razionamento economico, come la Corte di Cassazione richiede a tutela dei cittadini. Per di più, si sterilizza l’esito positivo della valutazione professionale mettendo la carriera dei professionisti in balia di quella politica cui si spalancano le finestre dopo avere annunciato la cacciata dalla porta.

I medici e i dirigenti sanitari dipendenti non intendono accettare l’ennesima mutilazione per via legislativa del contratto di lavoro che accentua una deregulation della forza lavoro professionale già in atto, richiesta dalle regioni, evidentemente sottobanco visto il plateale conflitto istituzionale, per governare il processo di transizione. Curioso che il destino professionale di 80.000 lavoratori cada nel silenzio, segno di invisibilità e irrilevanza di categorie diventate figlie di nessuno. Ma svilendo e penalizzando il medico pubblico si compromette lo stesso sistema di erogazione delle cure, rendendo inarrestabile un processo di privatizzazione che si alimenta anche della fuga di competenze professionali che portano con sé pezzi di servizio non sostituiti e spesso non sostituibili.

Il cedimento del sistema di tutela del lavoro sembra una soluzione facile per la complessità della crisi della sanità pubblica. Certo esistono soluzioni facili per problemi complessi. Ma di solito sono quelle sbagliate.
Anche per questi motivi saremo in piazza il 27 ottobre certi di rappresentare insieme il diritto alla cura e quello a curare, per chiedere rispetto e valore per il lavoro che tutti i giorni e tutte le notti assicuriamo a tutela di un bene costituzionalmente protetto. Chi mortifica i medici pubblici non ha a cuore la salvezza di un servizio sanitario pubblico e nazionale e lavora per la disarticolazione di un diritto che è uno e indivisibile preparando un sistema povero e per i poveri. Non conti su di noi.

Costantino Troise
Segretario Nazionale Anaao Assomed
 

21 Settembre 2012

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