La formazione degli infermieri all’estero. Più dubbi che certezze

La formazione degli infermieri all’estero. Più dubbi che certezze

La formazione degli infermieri all’estero. Più dubbi che certezze

Gent.mo Direttore,
apprendo, sia da trasmissioni radiofoniche e televisive, sia dai canali informali e da alcune note che mi raggiungono nella mia qualità di Presidente di Collegio Ipasvi, dell'attivazione da parte di università straniere dei seguenti percorsi formativi:

1. Associazione Interuniversitaria Europea – Chiasso :
• ​Corso di Laurea in Medicina e Chirurgia promosso da una partnership tra l'Università di Sofia e CEPU international. La programmazione prevede il primo biennio a Chiasso e il proseguo a Sofia (sembra!). Nessuna selezione per l'ammissione.
• ​ Corso di Laurea in Fisioterapia – Corso di Laurea promosso da una partnership tra l'Università di Madrid e CEPU international. Modalità di selezione per l'ammissione non nota.

2. Università Cattolica Nostra Signora del Buon Consiglio – Tirana:
•​Corso di Laurea in Medicina Generale e Chirurgia.
•​Corso di Laurea in Odontoiatria e Protesi Dentaria.
•​Corso di Laurea in Fisioterapia.
•​Corso di Laurea in Infermieristica.
•​Master di primo livello in "Management per le Funzioni di Coordinamento".
•​Bando riservato a Cittadini dell'UE per l 'iscrizione ai CdL della Facoltà di Medicina AA 2013-14.
•​Laurea Magistrale in "SCIENZE Riabilitative delle Professioni Sanitarie" (new).
•​Laurea Magistrale in "SCIENZE Infermieristiche e Ostetriche" (new).
… e probabilmente ce ne saranno tante altre!!

Viene naturale domandarsi se, in un momento particolarmente delicato quale quello che stiamo attraversando, dove si parla di libero movimento dei professionisti nei paesi UE, se la formazione dei professionisti che escono da dette sedi sia “equiparato” alle sedi Europee (quelle vere!!!) anche da un punto di vista di contenuti e, di conseguenza, anche nelle capacità e nelle abilità professionali.

Da un punto di vista occupazionale le problematiche potrebbero essere ancora più pesanti (probabilmente a seguito di accordi “scellerati” intergovernativi che forse potevano avere un senso e una logica negli anni passati …. ma che oggi sono senza senso e senza logica) con vantaggi per gli studenti usciti da detto percorso, a scapito della massa di studenti che privilegia (fortunatamente) i percorsi ufficiali (anche quelli da “ripensare”, ma certamente si parla di “un altro mondo”).

Alcune offerte formative sembrano spropositate rispetto alle esigenze del/dei Paese/i ospitanti (tenuto conto anche della parallela presenza di altri Atenei con gli stessi corsi, nello stesso territorio). Che i fini siano meno nobili di quelli dichiarati?

La preoccupazione è forte, sia per i rischi concreti di trovarsi di fronte (come curatori) dei professionisti provenienti da contesti formativi universitari troppo lontani da quelli a noi noti, sia per la possibile generazione di facili aspettative (facilità di accesso) da parte degli studenti.

La preoccupazione diventa ancora più forte quando, prendendo ad esempio la situazione di Tirana (l'Università Cattolica Nostra Signora del Buon Consiglio), si prende atto che tutto è nato con un poliambulatorio, attorno al quale si sarebbe dovuto sviluppare il grande ospedale (che ancora sembra non esserci). Sicuramente la pianificazione delle attività formative teoriche e pratiche risulterà sviluppata al meglio …. ma nessuno è in grado di eliminare i dubbi circa le attività e le simulazioni di laboratorio, gli obiettivi formativi pratici e, soprattutto, gli obiettivi di tirocinio e le sedi individuate per tale fondamentale funzione.

Un forte intervento del livello ministeriale (salute e università) e degli Ordini (in particolare medici e infermieri) potrebbe risultare di grande aiuto e di garanzia, soprattutto nei confronti dei cittadini.

Saverio Andreula


Presidente Collegio IPASVI di Bari

14 Ottobre 2013

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