La nostra sanità e quella degli altri Paesi: qualche spunto da un rapporto dell’OECD

La nostra sanità e quella degli altri Paesi: qualche spunto da un rapporto dell’OECD

La nostra sanità e quella degli altri Paesi: qualche spunto da un rapporto dell’OECD

Gentile Direttore,
vale la pena di dare uno sguardo al rapporto Health at a Glance 2021 dell’OECD (Organization for Economic Co-operation and Development) con dati che di solito arrivano al 2019. Il rapporto conferma il ridotto numero di posti letto ospedalieri in Italia sia generali che intensivi e riporta che il tasso di occupazione dei posti letto per acuti è rimasto dal 2009 al 2019 attorno al 78%.

Può essere utile incrociare questi dati con altri dati del Rapporto come quelli sulla qualità e sugli esiti delle cure. Da questi si ricava che nel diabete l’Italia ha i secondi tassi di ospedalizzazione più bassi e la terza frequenza più bassa di amputazioni maggiori agli arti inferiori. 

Se si guardano le ospedalizzazioni evitabili l’Italia è ai primissimi posti (e quindi con meno ricoveri evitabili) sia per l’asma che per la broncopneumopatia cronica, mentre per lo scompenso cardiaco abbiamo comunque un dato migliore di quello medio tra i paesi dell’OECD. Analoghe “confortanti” o “abbastanza confortanti” indicazioni vengono dai dati sulla mortalità a 30 giorni per infarto cardiaco e per stroke. Un dato negativo viene invece dai dati sulla tempestività degli interventi per frattura del femore nei pazienti con più di 65 anni in cui nonostante i miglioramenti nell’ultimo decennio siamo nella zona bassa della classifica. 

Interessanti indicazioni vengono da alcuni indicatori sull’accessibilità alle cure in cui l’Italia è ai primissimi posti come durata (bassa) dei tempi di attesa per la chirurgia protesica dell’anca e del ginocchio. E anche come frequenza di questi due interventi sulla popolazione non siamo ai primi posti, ma abbiamo comunque un dato superiore al dato medio dei Paesi dell’OECD.

Altre indicazioni interessanti vengono dalle tabelle sulle tecnologie pesanti: siamo tra quelli che hanno più PET, Risonanze Magnetiche e TAC (Figura 1), ma anche tra quelli che fanno meno esami con queste macchine (Figura 2). Dati da interpretare ovviamente: offerta eccessiva o sottoutilizzo da carenze di personale?

Il dato più preoccupante riguarda l’eccesso di mortalità 2020 legato alla pandemia rispetto al dato 2015-2019 nei diversi paesi e qui purtroppo il dato è a nostro sfavore essendo il nostro Paese al quinto posto tra i Paesi Europei come eccesso di mortalità più alto (Figura 3).

A questo riguardo adesso è responsabilità di tutti (non solo della politica) decidere l’assetto migliore  dei nostri servizi territoriali e della nostra rete ospedaliera nell’ambito del nuovo Piano Pandemico che le Regioni dovranno approvare (qualcuno l’ha già fatto) in declinazione di quello nazionale.

Siccome i dati si possono torturare per fargli dire quello che uno vuole lascio ad ognuno la possibilità di andare a controllare i molti indicatori del Rapporto dell’OECD in modo che si riesca ad andare più in profondità sui dati costante oggetto di dibattito come quelli relativi alla numerosità dei posti letto, pure importanti.

Credo, infatti,  ancora nel detto “In God we trust. All others must bring data”.

Figura 1 – TAC, Risonanze Magnetiche e Pet in rapporto alla popolazione nei Paesi del’OECD (Fonte: Health at a Glance 2021)

Figura 2 – Numero di esami con TAC, Risonanze Magnetiche e Pet in rapporto alla popolazione nei Paesi del’OECD (Fonte: Health at a Glance 2021)

Figura 3 – Eccesso di mortalità nel 2020 rispetto al 2015-2019 nei Paesi del’OECD (Fonte: Health at a Glance 2021)

 

 

 

 

20 Settembre 2022

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