La sanità e il nuovo governo: buon lavoro, ma qualche preoccupazione in più è giustificata

La sanità e il nuovo governo: buon lavoro, ma qualche preoccupazione in più è giustificata

La sanità e il nuovo governo: buon lavoro, ma qualche preoccupazione in più è giustificata

Gentile Direttore,
stamattina l’Italia si è svegliata con una nuova maggioranza che darà vita a un nuovo governo la cui composizione è ignota, ma la cui  ossatura è notissima (e prevista) come ben sintetizza un titolo de La Repubblica: “Nuovo governo, FdI pigliatutto”. Per il Servizio Sanitario Nazionale che già naviga in pessime acque non è una notizia “tecnicamente” confortante. Se è vero che come hanno scritto in tanti, sia qui sulle pagine di QS –  GIMBE , Belleri e Troise solo per citarne alcuni – che altrove (segnalo tra i tanti l’intervento di Geddes da Filicaia), la lettura dei programmi elettorali sulla sanità è sconfortante, la lettura di quello della principale forza di governo da oggi è specificamente sconfortante.

Qui su QS il responsabile della sanità di Fratelli d’Italia, Gemmato, ha fatto alcune dichiarazioni che giustificano questa affermazione. Parto da quella secondo cui: “Dovremo quindi fare una fotografia dell’attuale situazione per capire cosa ha portato l’Italia a essere la prima nazione al mondo per mortalità e la terza per letalità legate al Covid”.

A leggere questa frase ho fatto un salto e sono andato a controllare. La prima fonte che ho trovato (l’Osservatorio dei Conti Pubblici Italiani della Università cattolica del Sacro Cuore) riporta che nel 2021 “L’Italia è alla 53esima posizione con 107 decessi (nel 2020 era quinta con 123), appena dopo il Regno Unito con 111 decessi”.

Analoghe informazioni relative al biennio 2020-2021 si ricavano da alcune belle elaborazioni grafiche messe a disposizione dal  Network Bibliotecario Sanitario Toscano. Invece a proposito dei servizi territoriali Gemmato dichiara che “Non possiamo partire dalle case di comunità. Ricordiamo che ne è prevista una ogni 40mila abitanti. Questo si tradurrebbe nel mantenimento di una sanità a macchia di leopardo con le piccole comunità che resteranno ancora una volta tagliate fuori da questo processo. Il nostro intento è invece quello di investire sulla rete già esistente e funzionante di studi dei medici di medicina generale e sulle farmacie”. Quindi no tout-court alle case di comunità e potenziamento della medicina generale e della farmacia dei servizi.

Ma al di là delle dichiarazioni elettorali (in cui la semplificazione grossolana dei problemi e delle soluzioni va data quasi per scontata) quello che preoccupa (o meglio preoccupa me) di questa impostazione è che nella Regione Marche l’ho vista – come ho già raccontato qui su QS – all’opera in una Regione in cui Fratelli d’Italia ha un ruolo di governo preponderante. 

In quella sede avevo definito la politica sanitaria delle Marche “falso populista” per la tendenza (e la capacità) a fare sue a parole i valori e le aspirazioni più comuni tra i cittadini come l’accesso equo a servizi di qualità per poi in pratica fare scelte che vanno nella direzione opposta.

Per fare un esempio mentre Gemmato afferma (in questo caso giustamente) che “Non dobbiamo fare ciò che è previsto dal Pnrr, con i soldi spesi quasi esclusivamente in strutture o apparecchiature. Noi vogliamo invece investire in professionisti della sanità, è questa la vera urgenza.”, nelle Marche la Giunta di centro-destra con un Presidente di Fratelli d’Italia ha come suo principale strumento di governo i programmi di edilizia sanitaria e di investimento tecnologico fatti senza alcuna analisi tecnica a supporto e senza alcun rispetto delle indicazioni e dei vincoli del DM 70 privilegiando spesso i bacini elettorali degli Assessori. Questa “politica” si sta traducendo in un soffocamento della rete ospedaliera ipertrofica e inefficiente e in un soffocamento sul nascere della sanità territoriale. Un altro esempio è rappresentato dalla politica vaccinale.

Gemmato nella sua intervista afferma che per le persone a rischio di Covid “sarebbe necessaria un’azione di forte azione di convincimento. Ma a nostro avviso il vaccino non deve essere obbligatorio perché questa misura può produrre effetti negativi.” Questa posizione “tiepida” sul vaccino nella Regione Marche si è tradotta nella penultima posizione in Italia come tasso di copertura vaccinale nella popolazione 5-11 anni (dati GIMBE) e in un eccesso di mortalità generale delle Marche decisamente superiore alla media nazionale nel 2021, primo anno a totale carico della nuova giunta di centro-destra (fonte: elaborazioni a cura della Agenzia Regionale di Sanità della Toscana).

C’è adesso il rischio concreto che le scelte sbagliate delle Marche trovino conforto nel nuovo assetto di governo nazionale e una replica in altre realtà regionali. Il che avrebbe esiti disastrosi. Confido nella capacità di cittadini, professionisti e classe dirigente di vigilare perché ciò non avvenga. Se nessuno ha fatto sconti al Ministro Speranza, è bene che non ne vangano fatti al nuovo che avanza.

Claudio Maria Maffei

26 Settembre 2022

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