Oltre la guerra cognitiva: difendere la salute del sistema, non solo la mente

Oltre la guerra cognitiva: difendere la salute del sistema, non solo la mente

Oltre la guerra cognitiva: difendere la salute del sistema, non solo la mente

Gentile Direttore,
il prossimo Consiglio Supremo di Difesa, convocato dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella per il 17 novembre, pone al centro dell’agenda la resilienza cognitiva e la sicurezza epistemica a contrasto delle guerre ibride, che hanno come campo di battaglia la mente dei cittadini e la salute delle nostre democrazie.

In un recente briefing strategico dal titolo “La potenza delle minacce ibride nella zona grigia delle democrazie”, organizzato al Circolo degli Esteri dal Think Tank Trinità dei Monti, Francesco D’Arrigo, direttore dell’Istituto Italiano di Studi Strategici “Niccolò Machiavelli”, ha evidenziato come la guerra ibrida – in almeno 36 forme riconosciute -, essendo invisibile e fondata sull’uso delle tecnologie digitali, sulla disinformazione mediatica dei social e sul controllo dei flussi informativi per orientare opinioni e decisioni, dissolva tutte le dicotomie delle guerre tradizionali: buoni e cattivi, vero e falso, guerra e pace, forti e fragili.

Infatti, “l’uso problematico dei social” non solo incrementa in modo preoccupante le fragilità psicologiche ed emotive dei minori, interessando “il 2,5% degli studenti tra gli 11 e i 17 anni, pari a circa 99.632 adolescenti”, come riferito dal Sottosegretario alla Salute Marcello Gemmato nell’audizione alla Commissione parlamentare per l’infanzia e l’adolescenza l’11 novembre scorso (QS, 11/11/2025), ma inficia anche l’autostima ed il benessere di popolazioni adulte. Basti citare solo uno degli ultimi studi pubblicati (Rossi et. al, 2025).

La salute, come ho già scritto in altra circostanza (QS, 27/02/2025), è interesse nazionale perché fondamento della sicurezza nazionale, non un suo effetto.

Tuttavia, come afferma l’ambasciatore Sergio Vento, già consigliere diplomatico di quattro Presidenti del Consiglio, e autore de Il XX secolo non è mai finito. Transizioni e ambiguità (Rubbettino, 2024), nell’era VUCA, caratterizzata da volatilità, incertezza, complessità, ambiguità (Volatility, Uncertainty, Complexity, Ambiguity), è fondamentale che “l’interesse nazionale vada accortamente individuato prima di essere gestito”.

Bisogna cioè chiedersi o ricordarsi che cosa sia la salute. Perché?

Perché nell’attuale dibattito internazionale, il contrasto alle guerre ibride è quasi strettamente individuato nella difesa e resilienza cognitiva. Una forma di “intelligence cognitiva”, come quella portata avanti in Svezia dalla Psychological Defence Agency, centrata sull’investimento in formazione ed educazione, sullo sviluppo del pensiero critico, delle capacità di discernimento e verifica informativa. Come se per star bene basti pensare bene e sapere abbastanza. Eppure, se consideriamo l’ultimo rapporto OCSE- Education at a Glance 2025, secondo cui almeno il 10% dei laureati o plurilaureati italiani resta analfabeta funzionale, dobbiamo almeno ipotizzare che l’istruzione, la formazione al pensiero critico e la stessa intelligence “cognitiva”, non siano di per sé sufficienti.

Ecco le mie argomentazioni:

1. Dal dominio cognitivo alla salute sistemica
La mente non è un bersaglio individuale, un’entità isolata: è un prodotto collettivo. Ogni forma di cognizione nasce da un habitat relazionale, culturale e simbolico, fatto di fiducia, linguaggi condivisi e appartenenza. Pensare di proteggere la mente senza preservare il suo habitat significa intervenire sugli effetti, non sulle cause. Quando questo ecosistema si indebolisce, per sfiducia sociale, impoverimento educativo o crisi del legame civico e della coesione sociale, la mente collettiva diventa più vulnerabile, non perché pensa male, ma perché pensa da sola, privata delle reti che la rendono riflessiva. Si ricordino l’eredità scientifica di Lev SemënoviÄ� Vygotskij, e Gianni Liotti, si legga la letteratura della psicologia della coscienza interpersonale, Allan Shore, Vittorio Gallese e la produzione scientifica della scuola di neuroscienze di Parma.

2. Dalla difesa cognitiva alla resilienza ecologica
L’approccio tradizionale alla sicurezza informativa e percettiva deve evolvere verso una logica sistemica, in cui la resilienza cognitiva sia trattata come componente della salute pubblica. Come nei modelli One Health e EcoHealth, che riconoscono l’interdipendenza tra salute umana, ambientale e sociale, anche la mente collettiva è un organismo vivente che si ammala o guarisce con l’ambiente che la circonda. Rafforzare la resilienza cognitiva significa quindi rigenerare i contesti di apprendimento, fiducia e cooperazione, non soltanto proteggere le infrastrutture digitali o monitorare le narrative tossiche. A tal riguardo, si veda “Salute e sicurezza. Prospettive interdisciplinari di interesse per il Modello One Health allargato e l’intelligence” (Armando ed. 2025).

3. Una politica della mente pubblica
La guerra cognitiva non si contrasta solo con strumenti tecnici, ma con politiche pubbliche che promuovano sicurezza oltre che cognitiva anche e soprattutto sistemico-relazionale e culturale. Serve una politica della sicurezza psicologica, ancor prima che cognitiva, dove la qualità psicologica traduce tutte dimensioni della psiche, comprese quelle sistemiche-relazionali che la coinvolgono. In altri termini, una politica sistemica della salute mentale e collettiva, capace di agire sulle condizioni di fiducia, sulla qualità del discorso pubblico, sulla coerenza etica delle istituzioni. La Pubblica Amministrazione può assumere un ruolo strategico come infrastruttura di intelligence relazionale: luogo di alfabetizzazione informativa, comunicazione coerente e promozione della fiducia civica. Una “intelligence del sistema” psicologico-relazionale, capace di integrare dati, emozioni e cultura diventa così una nuova forma di sicurezza nazionale: non per sorvegliare la mente, ma per mantenerne vitale la capacità di p

4. Verso un’ecologia della mente democratica
Difendere la cognizione, in ultima analisi, significa difendere la rete vitale di relazioni e significati che l’hanno preceduta e la rendono possibile: le scuole come spazi di fiducia interpersonale, la comunicazione pubblica come architettura simbolica condivisa, la formazione come rigenerazione del linguaggio comune. In un’epoca in cui l’informazione può essere manipolata, la guerra cognitiva non si vince con il controllo delle menti, o con algoritmi, ma con la qualità del sistema che le forma, ovvero con contesti sani; la resilienza mentale non nasce solo dall’informazione corretta, ma dalla densità di relazione e di senso; la formazione critica deve fornire non solo competenza logica, ma diventare formazione affettiva, capace di ricostruire legami e abitudini di pensiero incarnate.

5. In termini di policy, occorrerebbero a collegamenti tra:
• Ministero della Salute, Istruzione e PA, per costruire programmi di educazione relazionale-cognitiva entro un paradigma “psicologico-cognitivo”;
• sistemi di welfare, comunità locali e comunicazione pubblica, come infrastrutture di fiducia e orientamento;

Un’eventuale costituzione di un Consiglio di Sicurezza Nazionale dovrebbe porsi a difesa della mente ecologica, con apparti ed attività di psico-intelligence più che di intelligence cognitiva e, come sostiene l’ambasciatore Vento nel suo testo, risolvere le ambiguità dell’era VUCA attraverso il recupero della Comunità e delle sue dimensioni sistemiche, di prossimità locale, aggregative, culturali, religiose, elementi fondativi della struttura politico-sociale.

Forse questo è l’interesse nazionale che va “accortamente individuato prima di essere gestito”, perché una Repubblica che investe nell’ecologia della mente protegge non solo la verità, ma le radici sane della storia alla base della capacità innovativa e resiliente del futuro di una Stato-nazione.

Liuva Capezzani
Psicologa Psicoterapeuta
Docente Sipsi (Scuola internazionale di Psicoterapia nel Setting Istituzionale)
Delegata al coordinamento delle Commissioni di studio e Sezioni regionali Socint (Società italiana di Intelligence)
Membro della Commissione di studio Medical Intelligence della Socint

Riferimenti bibliografi
Capezzani L., Salute e sicurezza. Prospettive interdisciplinari di interesse per il Modello One Health allargato e l’intelligence, Armando editore, Roma, 2025.
D’Arrigo F., De Filippo A.T., Comprendere la guerra ibrida, Mazzanti ed., Venezia, 2024.
Rossi G., Fiorilli, C., Angelini G., Capitello, T.G., Social media in the adult population: Potential outcomes and its relationship with self-esteem and well-being – A systematic literature review, Computers in Human Behavior Reports, Vol.17, March 2025, 100555, https://doi.org/10.1016/j.chbr.2024.100555
Vento S., Il XX secolo non è mai finito. Transizioni e ambiguità, Rubbettino, Soveria Mannelli, 2024.

Liuva Capezzani

13 Novembre 2025

© Riproduzione riservata

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