Parco diagnostico italiano obsoleto? Sì ma attenti a non mitizzare le macchine

Parco diagnostico italiano obsoleto? Sì ma attenti a non mitizzare le macchine

Parco diagnostico italiano obsoleto? Sì ma attenti a non mitizzare le macchine

Gentile Direttore,
ritengo doveroso intervenire a nome dei Medici Radiologi Italiani su quanto elaborato da Confindustria in merito al nostro parco diagnostico. Non ritengo di entrare nel merito dei dati anche se questi trascurano il tema degli apparecchi di radiologia tradizionale: questi hanno obsolescenza maggiore delle altre macchine e forniscono oltre il 50% delle prestazioni di diagnostica per immagini. Sono in maggior parte costruiti in Italia e costano sensibilmente meno delle macchine cosidette “pesanti”.
 
Corre però l’obbligo di sottolineare ancora una volta che la velocità o la modernità delle macchine, tranne per alcune prestazioni innovative, nulla toglie o aggiunge alla capacità diagnostica che è affidata ai Medici Radiologi oltre che dagli obblighi deontologici e professionali dalla legge 101 / 2020 in applicazione della direttiva europea 2013/59.
 
Già da più di 20 anni, con il Dlgs 187/2000, c’è l’obbligo di mettere fuori uso le attrezzature che non siano alla massima efficienza diagnostica. Così come l’aumento di velocità dei processori nulla ha a che vedere con la velocità delle diagnosi che è anzi rallentata dalla necessità di analizzare un numero sempre maggiore di immagini.
 
Nel corso degli ultimi vent’anni riappare ogni tanto sulla stampa il tentativo di spersonalizzare l’attività clinica e di attribuire un potere salvifico alle macchine sempre più performanti.
 
Questo è facile e suggestivo, di impatto agevole, ma fuorviante: la clinica e la prevenzione passano per la comunicazione di notizie corrette e queste riguardano soprattutto l’affinamento della capacità diagnostica, che vede la Radiologia Italiana riconosciuta in tutto il mondo come una delle migliori, come ben sa chi frequenta i congressi internazionali.
 
La tempestività della prestazione passa attraverso lo scoraggiamento della medicina difensiva e della inappropriatezza che determinano, loro sì, l’allungamento delle liste d’attesa. Il resto è propaganda commerciale, legittima fino a quando non si inducono ingiustificate paure o disistima nei confronti dell’attività dei professionisti che le esercitano.
 
Dire che abbiamo attrezzature inadeguate in Italia non è la stessa cosa che richiedere progresso e ammodernamento. Assomiglia a quel modo di fare approssimativo e di facile impatto che purtroppo ha provocato ad oggi la presenza di un 30% di popolazione perplessa sul vaccino che, se non causa, aiuta sicuramente il ritardo rispetto ad altri paesi quasi fuori dalla pandemia come Israele, Inghilterra, USA, i paesi asiatici.
 
Bruno Accarino
Presidente Sezione Gestione Risorse in Radiologia – SIRM
Segreteria Nazionale SNR

 

31 Marzo 2021

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