Povera sanità, tra tagli e difese del proprio “orticello”

Povera sanità, tra tagli e difese del proprio “orticello”

Povera sanità, tra tagli e difese del proprio “orticello”

Gentile Direttore,
in una fase di razionalizzazione della spesa sanitaria  è assurdo che non si rimetta in discussione il fatto che alcune regioni hanno un esubero di posti letto, anche per pazienti acuti, rispetto ad altre. Tali posti, dislocati in strutture ospedaliere  decentrate, o di montagna, non sono a tutela del cittadino.  La gestione delle vere urgenze, che afferiscono a tali strutture, comporta infatti un dispendio di tempo, con ritardo nell'approccio clinico al paziente, oltre ad un dispendio di risorse.  
 
Nonostante  questa analisi emerga apparentemente anche dai discorsi dell'On. Lorenzin, non è stato fatto ancora niente di concreto per rivedere le realtà anacronistiche di alcuni ospedali e per razionalizzare  i costi sociali  con una corretta gestione delle problematiche assistenziali e delle patologie croniche (in strutture idonee) e delle patologie acute (in ospedali attrezzati).
 
Per quanto mi riguarda lavoro in una regione, la Lombardia, in cui la sanità è definita "virtuosa", anche se non ne condivido la definizione.
In realtà assisto quotidianamente ad una corsa a mantenere il proprio "orticello", ad una  corsa ai ricoveri (per occupare un maggior numero di posti letto),  o ad una corsa a garantirsi un maggior numero di esami o procedure, in altri ambiti. Tutto ciò senza degli obiettivi di risultato o un'adesione a linee guida.  Queste realtà, che gli operatori sanitari vivono quotidianamente, sono le reazioni,   che partono da chi sta si vertici, al timore dei tagli della spending rewiew.
 
Questo è l'input che viene da chi sta ai vertici, guardando al proprio interesse nel breve termine e non a quello  collettivo a lungo termine.
Spero in interventi atti a contenere questi fenomeni  sempre più generalizzati  nell'ottica di  una razionalizzazione della spesa sanitaria. 
Spero nell'ottimizzazione della gestione delle urgenze, che allo stato attuale lascia spazio a considerevoli sprechi di tempo (a volte cruciali per la prognosi del paziente), oltre che a sprechi di risorse. Un potenziamento ed un'ottimizzazione del sistema territoriale dei trasporti in urgenza verso i centri adeguati, giocherebbe a mio avviso un ruolo chiave nell'anticipare l'approccio terapeutico del paziente gravemente compromesso.
 
Ad esempio percorsi diagnostici parziali intrapresi in piccoli ospedali e seguiti poi da spostamenti in urgenza verso altre strutture, sono sempre penalizzanti per la prognosi di tali pazienti.
Ciò che è fondamentale, infatti, è il corretto inquadramento diagnostico iniziale, che orienta correttamente il paziente nella struttura più adeguata e non il raggiungere nel più breve tempo possibile un ospedale.
Capita infatti, per citare uno dei tanti possibili esempi, che pazienti con un ictus all'esordio giungano sfortunatamente in piccoli ospedali (a volte coi loro mezzi, a volte, ahimè, anche con i mezzi pubblici), invece di raggiungere in tempi utili una stroke unit, anche quando candidabili ad una trombolisi.
Le realtà di questi ospedali che conservano l'identità di strutture per acuti vengono spesso tenute in piedi da interessi personali economici, di singoli e di realtà politiche locali.
 
Ciò avviene aggirando i sistemi di contenimento della spesa che sono messi in atto dalle regioni e dalle ASL al fine di controllare ed adattare il numero dei posti letto per pazienti acuti alle esigenze reali del territorio.
 
Vengono occupati posti letto per acuti con pazienti aventi problematiche croniche o assistenziali, che si gioverebbero maggiormente di ricoveri in strutture protette (ad esempio RSA, o altre strutture di sollievo). Inoltre l'occupazione incongrua di tali posti letto, con questo tipo di pazienti, fa sí che talvolta si incorra in percorsi diagnostici indaginosi, a volte solo con finalità speculative, privi di risvolti terapeutici reali per il paziente stesso. Un altro nodo cruciale, sostenuto da ragioni economiche, è infatti anche l'abuso di procedure interventistiche, fortemente remunerative, rispetto alle reali indicazioni, derivanti dalla corretta applicazione delle linee guida e dal confronto con altre realtà sanitarie evolute. Un esempio ne può essere la netta prevalenza di procedure invasive come la PTCA in Lombardia, sia in urgenza che in elezione, rispetto ad altre realtà nazionali e non (vedi il territorio francese dove la gestione precoce dell'IMA è affidata ad un valido sistema territoriale d'emergenza a dispetto di alcune province lombarde che contano numerosi centri di emodinamica molto vicini fra loro) .
 
Inoltre anche i posti letto designati ai cosiddetti “subacuti”, che nascono per contenere i costi, vengono anch'essi utilizzati al contrario, dagli ospedali spesso per protrarre i ricoveri e comunque per  rimpolpare le proprie casse ricoverandovi pazienti che non rispettano i criteri di esclusione previsti dall'ASL: demenze (MMSE < 17), patologie oncologiche avanzate ecc.
Confido in interventi mirati che servano a verificare l'appropriatezza delle diagnosi, e dei percorsi diagnostici, che non devono essere finalizzati a a rimpinguare i DRG, ma all'interesse del paziente.
Penso che una corretta gestione delle risorse in sanità debba garantire le reali necessità dei pazienti nell'immediato e tutelare le risorse collettive per l'assistenza sanitaria in futuro.

P. M.
Un medico operante in regione Lombardia

P.M.

25 Ottobre 2013

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