Usate il Ddl “concretezza” per snellire le procedure di mobilità

Usate il Ddl “concretezza” per snellire le procedure di mobilità

Usate il Ddl “concretezza” per snellire le procedure di mobilità

Gentile Direttore,
per l’ennesima volta Nursind desidera porre all’attenzione delle forze politiche la questione della mobilità interregionale del personale sanitario. La questione è limitata alla necessità del nulla osta dell’azienda cedente che, essendo obbligatorio per legge, può negare la mobilità al vincitore del bando o ne può procrastinare la partenza sine die non essendo indicato un tempo massimo entro cui l’azienda si deve esprimere o deve lasciare andare il dipendente.

Come noto la materia con il DL 90/2014 è stata riservata alla legge. Il nuovo Ccnl del 21 maggio 2018 all’art. 52, comma 2 punto f) si è limitato a stabilire che “fermo restando che l’attivazione della mobilità richiede il consenso dell’ente o azienda di appartenenza, la partecipazione al bando può avvenire anche senza il preventivo assenso della stessa.” Cioè si è pensato di togliere dai bandi la richiesta di presentare un preventivo nulla osta quale forma di agevolazione nei confronti dei dipendenti.

Ora vediamo anche questo piccolo aiuto per agevolare la domanda di mobilità viene, nei fatti e con buona pace dei firmatari di contratto, negato.

È il caso dell’Azienda Ospedaliera di Cosenza che, dopo nostra richiesta di modifica del bando, ci risponde che non solo l’assenso “preventivo ed incondizionato” è per loro necessario per reperire il personale nel più breve tempo possibile ma indica anche che il nulla osta definitivo deve essere prodotto entro 15 giorni dalla comunicazione della vincita del bando e che la presa in servizio deve avvenire entro 30 giorni dalla stessa comunicazione.
 
Tale tempistica stretta è usata anche dal Grande ospedale Metropolitano di Reggio Calabria, pena la decadenza del diritto al posto.

Inutile dire che in questo modo la mobilità risulta quasi impossibile non per colpa del dipendente bensì degli enti della stessa pubblica amministrazione.
Che fare dunque? Come sindacato, lo ribadiamo, abbiamo chiesto a diversi deputati e senatori di presentare un emendamento che elimini l’obbligo del nulla osta dell’azienda cedente in modo che con la contrattazione si possa ritornare al regime precedente che ha sempre funzionato e che è stato modificato dalla legge solo per trasferire il personale delle provincie che dovevano chiudere.

Alcuni deputati hanno in effetti presentato l’emendamento alla legge di bilancio ma è stato dichiarato inammissibile. Nulla è perduto però. Collegato alla legge di Bilancio è in discussione anche il disegno di legge cosoddetto “concretezza”, approvato dal Consiglio dei Ministri il 25 ottobre scorso, che interessa specificamente il pubblico impiego. Sarebbe bello che lo stesso disegno di legge fosse ricordato non solo per le norme di “polizia” che richiedono ai dipendenti pubblici di attestare la presenza in servizio con le impronte digitali (sarà un ottimo affare per chi vende questi dispositivi) ma anche per aver snellito le procedure di mobilità a favore dei lavoratori e delle aziende.

A beneficio di chi legge ricordo la proposta di emendamento:
“Al comma 1 dell’art. 4 della legge 11 agosto 2014, n. 114 di conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 24 giugno 2014, n. 90 al termine del primo periodo siano abrogate le parole “previo assenso dell'amministrazione di appartenenza”.

A tutti i sanitari del comparto e della dirigenza rinnoviamo l’invito di farsi promotori di questo emendamento. 
 
Dr. Andrea Bottega
Segretario Nazionale Nursind 

26 Novembre 2018

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