Medici del Ssn in strutture private, il Cdm impugna la legge della Liguria ma Toti tira dritto

Medici del Ssn in strutture private, il Cdm impugna la legge della Liguria ma Toti tira dritto

Medici del Ssn in strutture private, il Cdm impugna la legge della Liguria ma Toti tira dritto
La legge contestata è la n. 20 del 28/12/2023, che prevede, fino al 2025, la possibilità dei medici del Ssn che hanno optato per l‘intramoenia di operare nelle strutture sanitarie private accreditate. Toti: “Sarà la Corte Costituzionale e non il Governo a decidere”. L’auspicio è un intervento del Governo per “avviare quella riforma del sistema sanitario pubblico in direzione meritocratica e liberale così da poter competere con il sistema della sanità privata”.

“Sapevamo benissimo che la normativa approvata in Regione sul lavoro dei medici nelle strutture private convenzionate poteva essere considerata in contrasto con la normativa nazionale. Ma siamo altrettanto convinti che quella stessa normativa nazionale sia uno degli ostacoli a ciò che serve, in emergenza, ad affrontare il tema delle liste di attesa”. Così il presidente della Regione Liguria Giovanni Toti e l’assessore alla Sanità Angelo Gratarola in merito alla delibera dell’ultimo Consiglio dei Ministri che ha giudicato inapplicabile la legge sulla libera professione allargata ai medici e ha impugnato il provvedimento.

In particolare, la legge impugnata (20 del 23/12/2023) prevede, all’articolo 47, che “In via transitoria, fino all’anno 2025, anche al fine di migliorare l’integrazione tra le strutture facenti parte del sistema sanitario pubblico allargato di cui all’articolo 2, comma 1, lettera b), della legge regionale 7 dicembre 2006, n. 41 (Riordino del Servizio Sanitario Regionale), nelle strutture sanitarie private accreditate, anche parzialmente, con il Servizio sanitario regionale possono operare i dirigenti sanitari dipendenti dal Servizio sanitario regionale che abbiano optato per l’esercizio dell’attività libero professionale intramuraria”.

“Lo abbiamo detto con cortesia istituzionale al ministro della Salute nell’ incontro della settimana scorsa – spiegano Toti e Gratarola -, comunicando altresì che Regione Liguria, contrariamente ad altre volte, non intendeva recedere dalla norma e si difenderà davanti alla Corte Costituzionale. Non è infatti il Governo, bensì la massima Corte, a decidere se la norma sia o meno applicabile. Peraltro, a differenza di quanto sostengono gli esponenti dell’opposizione, cui consigliamo di andare a rileggersi qualche libro di diritto, il governo può impugnare la norma e poi sarà la Corte a dichiararla, eventualmente in un secondo momento, incostituzionale”.

Entrando poi nel merito di quanto previsto dalla norma, il presidente della Regione e l’assessore alla Salute difendono il loro operato ritenendo che “l’emergenza delle liste di attesa e la necessità di fornire servizi ai cittadini prevalga su una norma nazionale che ingessa il sistema della salute. Abbiamo altresì spiegato al Governo che siamo pronti a ritirare la normativa regionale prima del pronunciamento della Corte solo nel caso sia l’Esecutivo ad intervenire sul tema, affrontando anche l’ulteriore tema della retribuzione dei medici pubblici nelle prestazioni aggiuntive. La nostra iniziativa si muove nel solco di un’emergenza condivisa con le altre Regioni, prova ne è il documento in fase di elaborazione dalla Commissione Salute della Conferenza delle Regioni sulla necessità di predisporre un documento programmatico da presentare al Governo contenente modalità e normative per affrontare le criticità esistenti”.

L’auspicio di Toti e Gratarola è che “la nostra legge sia di pungolo al Governo per avviare quella riforma del sistema sanitario pubblico in direzione meritocratica e liberale così da poter competere in flessibilità ed efficienza con il sistema della sanità privata. Nuove regole che riteniamo ancor più importanti dei finanziamenti pure necessari”.

28 Febbraio 2024

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