Dossier. Le performance degli ospedali. Terza puntata: Emilia Romagna, Toscana e Lazio

Dossier. Le performance degli ospedali. Terza puntata: Emilia Romagna, Toscana e Lazio

Dossier. Le performance degli ospedali. Terza puntata: Emilia Romagna, Toscana e Lazio
Prosegue la nostra analisi del Programma nazionale esiti di Agenas e ministero della Salute. Ecco i migliori e i peggiori ospedali italiani. Dopo aver fotografato gli esiti delle Regioni del Nord-Est e del Nord-Ovest, in questa terza puntata gli indicatori sono puntati sulle tre regioni del centro Italia.

Se dovessimo conferire la maglia iridata per il tour delle migliori performance in ospedale a una delle tre regioni del Centro Italia, protagoniste di questa terza puntata, assisteremmo ad un testa a testa tra Toscana e Emilia Romagna. Sulla mortalità per infarto la prima sfodera esiti degni di nota: delle 22 strutture monitorate solo due presentano tassi sfavorevoli superiori alla media italiana. E sempre in Toscana la Fondazione Cnr Monasterio di Pisa assicura le migliori performance di tutto il Centro Italia in caso di insufficienza cardiaca. Mentre se si parla di By pass aortocoronarico, l’Azienda ospedaliero-universitaria di Bologna non ha eguali: si presenta con un tasso di mortalità dello 0,6% contro il dato preoccupante (5.9%) di quella di Pisa. E sempre in Emilia Romagna, la Clinica Hesperia di Modena e l’Azienda ospedaliero universitaria di Parma non superano l’1,2% di mortalità. Da non trascurare poi le performance dell’Ospedale Ramazzini di Carpi che vanta la più bassa proporzione di tagli cesarei.

Ma anche il Lazio ha le sue carte da giocare, nonostante restituisca una realtà fortemente variegata: la forbice tra le aree di eccellenza e quelle con gravi zone d’ombra è molto più ampia rispetto alle altre due Regioni. L’ospedale Fatebenefratelli di Roma in caso di ictus è la struttura che presenta i migliori esiti, statisticamente certi, delle tre Regioni monitorate (mentre la struttura di Civita Castellana (Vt) è da allarme rosso: qui la mortalità per ictus è quasi quattro volte superiore alla media italiana). Sempre l’ospedale sull’isola tiberina insieme alla clinica Madonna delle Grazie di Velletri mostra esiti favorevoli nel trattamento dello scompenso cardiaco. E a Roma troviamo due grandi Aziende Ospedaliere – il S. Andrea e il San Camillo Forlanini – dove la qualità dell’attività delle strutture di cardiochirurgia non passa inosservata: anche se con qualche rischio di errore statistico, presentano un tasso di mortalità per by pass inferiore al 2%.
Ma in questa Regione troviamo anche il primato negativo dell’Ospedale S. Giovanni Evangelista di Tivoli, dove il tasso di mortalità a 30 giorni per infarto è il più alto di tutte le realtà del Centro Italia (arriva al 28,3%). Stesso esito sfavorevole se lo aggiudicano due piccole strutture del Lazio (l’Ospedale SS Gonfalone di Monterotondo e la clinica Città di Aprilia) dove si segnala un altissimo alto tasso di mortalità per insufficienza cardiaca.

Ed è meglio rinunciare a essere operati al collo del femore entro 48 ore dal ricovero all’ospedale di Palestrina (Rm): ci riesce appena l’1,5% dei pazienti contro il 72,6% dei ricoverati del S. M. Goretti di Latina. Invece in Toscana questo intervento è garantito all’84,4% dei ricoverati nell’Ospedale Versilia di Camaiore.
 
Legenda
Per facilitare la lettura dell’amplissimo database dell’Agenas, Quotidiano sanità ha preso in considerazione solo nove indicatori relativi alle 31 prestazioni analizzate nel Programma nazionale esiti, selezionando in ogni Regione le prime cinque e le ultime cinque strutturecon le performance più o meno favorevoli.
Le diverse strutture sono state collocate, così come realizzato dagli epidemiologi dell’Agenas, in tre fasce: quella blu, i cui dati aggiustati (ossia quei dati per i quali sono state considerate le possibili disomogeneità tra le popolazioni come l’età, il genere, presenza di comorbità croniche, ecc) e “favorevoli”, sono statisticamente certi; quella rossa in cui dati aggiustati “sfavorevoli” non presentano margini di errore statistico; quella grigia dove invece c’è un rischio relativo di errore di un risultato (quello che i tecnici chiamano fattore “p”).
 
 
A cura di L.Fassari ed E.Maragò

16 Maggio 2012

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