Lazio. Addio alle Usca-r. Ma per gli operatori “non è una scelta di buon senso” 

Lazio. Addio alle Usca-r. Ma per gli operatori “non è una scelta di buon senso” 

Lazio. Addio alle Usca-r. Ma per gli operatori “non è una scelta di buon senso” 
In assenza di ulteriori proroghe da parte della Regione, in data 5 luglio non resta che considerare chiusa l’esperienza delle Usca-r. Una scelta non condivisa dal coordinatore infermieristico Stefano Marongiu: “Le Usca-r in questi anni hanno formato 1200 medici e 1500 infermieri, assicurato 3 milioni di prestazioni e garantito la capacità di intervenire nei grandi cluster come a domicilio. E’ un modello da replicare nel caso, non da mettere in garage con leggerezza”. I DATI DELLE USCAR

L’esperienza delle Usca-r nel Lazio finisce qui. Ad annunciarlo, scrivendo al coordinatore medico e infermieristico delle Unità nate durante la pandemia di Covid-19, è il direttore sanitario dell’Istituto Spallanzani, Pietro Scanzano, che spiega come, “non avendo ricevuto ulteriori aggiornamenti da parte della Regione Lazio”, alla data del 5 luglio non resta che attenersi a quanto scritto nella determinazione regionale del 30 marzo 2023 e comunicare la chiusura delle attività delle Usca-r.

Una decisione che non ha trovato d’accordo i medici. “Dismettere una struttura formata e pronta per affrontare ogni evenienza pandemica non è una scelta di buon senso”, sostiene il coordinatore infermieristico delle Usca-r, Stefano Marongiu. “Le Usca-r in questi anni – sottolinea Marongiu – hanno formato 1200 medici e 1500 infermieri, garantito la capacità di intervenire nei grandi cluster come a domicilio. E’ un modello da replicare nel caso, non da mettere in garage con leggerezza”. In questi anni, prosegue il coordinatore medico delle Usca-r, “le équipe hanno assicurato circa 3 milioni di prestazioni. Questa sapienza non andrebbe dispersa con noncuranza burocratica ma trasformata in una sorta di “riserva” da attivare alla bisogna”.

“Peraltro – dice Marongiu – il Covid non fa più paura ma non è finito. Il 30 giugno la struttura di coordinamento ha ricevuto dalle Asl 12 richieste di intervento a domicilio. Dal 1 luglio quelle persone non sanno a chi rivolgersi sono lasciate sole con il loro problema. Auspico una riflessione e che si scelga di non smantellare il coordinamento che garantisce la manutenzione di un sistema indispensabile per garantire una risposta efficace in caso di nuove pandemie che nessuno si augura ma che nessuno esclude. Forse saremo più preparati che con il Covid”, conclude il coordinatore.

06 Luglio 2023

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