Trento. Dottoressa di Guardia medica aggredita. Ordine chiede interventi adeguati

Trento. Dottoressa di Guardia medica aggredita. Ordine chiede interventi adeguati

Trento. Dottoressa di Guardia medica aggredita. Ordine chiede interventi adeguati
La donna è stata aggredita nel pomeriggio di un giorno feriale da un uomo al quale si era rivolta per capire il motivo della sua richiesta e con l’intento di aiutarlo. Il presidente Ioppi: “Basta dichiarazione d’intenti e di solidarietà, Istituzioni devono intervenire”.

“Una dottoressa, in una postazione di guardia medica, aggredita nel pomeriggio di un giorno feriale da un uomo al quale si era rivolta per capire il motivo della sua richiesta e con l’intento di aiutarlo”. A denunciarlo l’Ordine dei medici della Provincia di Trento.
 
“Sembra – afferma il Presidente dell’Ordine, Marco Ioppi – la scena di un film che non avremmo mai voluto vedere, orribile, che mette in evidenza una assurda contraddizione. Pensavamo che potesse accadere altrove ma non da noi e che la realtà trentina fosse esente. Invece è accaduto, in pieno giorno, in un ambulatorio di continuità assistenziale di Rovereto”.
 
"L’epilogo – prosegue la nota – poteva essere drammatico: solo il sangue freddo della dottoressa, che si è rinchiusa dentro un ambulatorio, ha evitato il peggio.Il dramma delle violenze nei confronti dei medici fa parlare il presidente nazionale della Federazione Nazionale degli Ordini dei medici di “un vero e proprio bollettino di guerra” tanto grave che anche in Parlamento è depositato un disegno di legge di iniziativa governativa per arginare quella che sta diventando una vera emergenza di sanità pubblica”.
 
Il consiglio direttivo dell’Ordine dei Medici di Trento, a questo proposito, nel “condannare con forza l’accaduto ed esprimere piena solidarietà e vicinanza alla dottoressa di Rovereto, richiede alle istituzioni competenti un intervento urgente al fine di garantire la sicurezza delle sedi di continuità assistenziale”.
 
“Questo episodio –  prosegue il presidente – evidenzia un grave problema di disagio sociale ed è la punta di un iceberg della esistenza di una ”questione medica” che si manifesta nel venir meno del rapporto di fiducia tra medico e paziente senza il quale non è possibile nessuna forma di tutela della salute”.
 
Di fronte a questi gravi episodi l’Ordine chiede “l’intervento della politica e delle istituzioni nella convinzione che non siano sufficienti le dichiarazioni di intenti e che non basti più neppure la solidarietà, ma fatti concreti e un progetto di recupero culturale che aiuti e impegni i medici a mantenere al centro il paziente, prendersi cura delle sue fragilità in un contesto dove la sanità rimane l’ultimo collante sociale”.

09 Novembre 2018

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