Violenza sulle donne. Cresciute del 2,8% le richieste di aiuto nei 40 Centri del Veneto. Ma solo 1 donna su 4 denuncia

Violenza sulle donne. Cresciute del 2,8% le richieste di aiuto nei 40 Centri del Veneto. Ma solo 1 donna su 4 denuncia

Violenza sulle donne. Cresciute del 2,8% le richieste di aiuto nei 40 Centri del Veneto. Ma solo 1 donna su 4 denuncia
Presentati i dati dell'attività dei Centri Antiviolenza nel 2017. A rivolgersi ai Centri soprattutto donne italiane (70%),coniugate (48%), con figli (il 66%), con grado di istruzione medio alta (60%) e occupate (57%). Gli autori sono quasi sempre il coniuge o il convivente o l’ex partner. Domani convegno promosso dall’assessorato alle Pari opportunità, in collaborazione con l’assessorato al Sociale, per fare il punto sul fenomeno. Il report

Aumenta il numero delle donne prese in carico dai centri antiviolenza in Veneto: lo scorso anno sono state 2711 le donne (spesso con figli), 74 in più del 2016 (+2,8%), che si sono rivolte ad uno dei 40 centri e sportelli della rete presente in Veneto. In pratica, una donna ogni 900 residenti in Veneto, ha preso contatto con un centro antiviolenza per l’avvio di un percorso di aiuto/protezione/uscita dalla violenza. E’ quanto evidenzia il rapporto annuale sull’attività dei centri in Veneto, in applicazione della legge regionale 5/2013 “Interventi regionale per prevenire e contrastare la violenza contro le donne, che l’assessore regionale al Sociale, Manuela Lanzarin, ha presentato ai responsabili delle strutture e al tavolo regionale di coordinamento per la prevenzione del fenomeno.

Il rapporto 2016 consente di tracciare l’identikit delle donne che si rivolgono ai Centri antiviolenza: prevalgono le italiane (70%), tra i 30 e i 50 anni, coniugate (48%), con figli (il 66%). In prevalenza (60%) hanno un grado di istruzione medio alta e sono occupate (57%). Le violenze di cui sono vittime sono in prevalenza psicologiche, economiche, e di persecuzione verbale (1901 casi di stalking);  1355 hanno denunciato anche episodi di violenza fisica. Gli autori sono quasi sempre il coniuge o il convivente o l’ex partner. Ma  sono poche a fare ricorso alle forze dell’ordine: solo una su quattro delle 2711 donne prese in carico ha sporto denuncia.

“In Veneto la rete c’è, è attiva e lavora bene – commentaLanzarin nella nota in cui vengono anticipati i dati del Rapporto – grazie alla forte sinergia tra pubblico e privato e al sostegno regionale, che ha fatto anche supplenza a quello governativo. Tra centri antiviolenza,  case protette di primo e secondo livello e sportelli decentrati, il Veneto dispone di un punto di ascolto e accoglienza ogni 63 mila donne. Tutte strutture che riescono ad operare grazie  ai finanziamenti pubblici. La Regione ha investito 400 mila euro sino al 2018 per contribuire all’operatività dei centri antiviolenza, provvedendo ad anticipare parte dei fondi governativi promessi, che per la nostra Regione valgono quasi un milione di euro e sono fondamentali per la sopravvivenza delle strutture e della rete di volontari e professionisti che assistono donne e minori. Il finanziamento pubblico arriva a coprire l’87% dei costi della rete”.

Gli sportelli e le strutture della rete prendono in carico sempre più spesso anche i figli minori: nel 2016 sono stati 1604 i bambini e i ragazzi che hanno assistito alla violenza subita dalle loro madri e hanno trovato supporto psicologico, legale, sanitario, scolastico e abitativo nei centri antiviolenza, in connessione diretta con i Servizi sociali e il Tribunale dei Minori. Per loro spesso scatta anche la presa in carico materiale, dall’abbigliamento alla didattica, quando vengono ospitate negli alloggi di secondo livello.

“Dal rapporto ricaviamo anche preziose indicazioni per  migliorare il servizio – aggiunge l’assessore –. Da quest’anno la Regione raccoglierà dai gestori delle strutture anche informazioni più puntuali e personalizzate sulle donne accolte, le tipologia di violenze subite e le relazioni con il soggetto maltrattante, i tipi di servizi offerti, il percorso dei figli ‘testimoni’ di violenza. L’obiettivo è monitorare e qualificare ulteriormente il servizio, anche al fine ai una corretta ed omogenea ripartizione dei fondi pubblici. Il punto di forza della rete veneta sta infatti nella sua capillarità e articolazione: 20 sportelli antiviolenza, 9 case rifugio (con permanenza protetta e segreta per circa 3 mesi), 11 case di secondo livello, per percorsi più lunghi  verso l’autonomia e di superamento delle violenze”.

I dati del rapporto, i numeri dei femminicidi e delle violenze subite dalle donne e le strategie di prevenzione e contrasto saranno al centro anche del convegno regionale promosso dall’assessorato alle Pari opportunità della Regione Veneto, in collaborazione con l’assessorato al Sociale, giovedì 15 giugno a palazzo Ferro-Fini (sede del Consiglio regionale del Veneto), in sala Cuoi (ore 11-13), con la partecipazione del magistrato Carlo Nordio, della psicoterapeuta Vera Slepoj e della criminologa Flaminia Bolzan.

14 Giugno 2017

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