Acne. Sarà un virus a sconfiggerla

Acne. Sarà un virus a sconfiggerla

Acne. Sarà un virus a sconfiggerla
Evidenziate le proprietà di una particolare categoria di virus: si chiamano batteriofagi e secondo gli scienziati che li hanno studiati possono essere usati sia come trattamento topico dell’acne, sia estraendone geni o enzimi utili contro il problema.

Per sconfiggere l’acne basta un virus. Questa l’idea di alcuni scienziati dell’Università di Pittsburgh: in uno studio pubblicato su mBio, infatti, questi ricercatori hanno analizzato il genoma di 11 virus batteriofagi che possono infettare e uccidere il batterio che causa l’acne, il Propionibacterium acnes, aprendo potenzialmente la strada a nuove terapie topiche per il trattamento della condizione.
 
Il batterio è normalmente presente nella pelle umana,ma la sua presenza aumenta sostanzialmente nella fase della pubertà, scatenando una risposta infiammatoria che può portare all’acne. Sebbene gli antibiotici possano funzionare bene nel trattamento della condizione, sono emersi nel tempo dei ceppi resistenti, impossibili da trattare con i metodi tradizionali. Ecco perché gli scienziati di Pittsburgh, insieme ai colleghi dll’Università della California di Los Angeles hanno pensato questo metodo innovativo.
Per studiarlo, i ricercatori hanno isolato sia i batteri P. acnes prelevati dalla pelle di alcuni volontari con o senza acne, che alcuni virus batteriofagi. Analizzandone il genoma, gli scienziati hanno scoperto che i virus di questo tipo sono tutti simili tra loro (hanno circa l’85% del Dna in comune) e che tutti presentano un gene che produce la proteina endolisina, un enzima che si pensa possa essere efficace per uccidere distruggere le difese dei batteri che causano l’acne e dunque ucciderli. “Da questa scoperta emergono già due possibili vie per sfruttare la scoperta”, ha commentato Graham Hatfull, co-autore dello studio. “Il primo è usare direttamente i virus come terapia topica contro l’acne, la seconda è sfruttarne le componenti nello specifico – ovvero questi enzimi o i geni loro collegati – per costruire nuove opzioni terapeutiche”. E non solo: “Le informazioni e gli strumenti che derivano da questa ricerca possono essere usati per manipolare e studiare i batteri”, ha concluso il ricercatore. “Magari anche per lo sviluppo di strumenti genetici interessanti”.

27 Settembre 2012

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