Aids. Denuncia Lila: “Italia in ritardo sugli obiettivi Onu per debellare malattia entro 2030”

Aids. Denuncia Lila: “Italia in ritardo sugli obiettivi Onu per debellare malattia entro 2030”

Aids. Denuncia Lila: “Italia in ritardo sugli obiettivi Onu per debellare malattia entro 2030”
Per l’associazione “cresce il bisogno di informazione, restano problematici utilizzo del condom e accesso al test HIV”. E poi un bilancio sull’attività dello Stato: “Il 2016 si avvia ad essere archiviato come l’anno della svolta mancata”.

“Il 2016 si avvia ad essere archiviato come l’anno della svolta mancata. I dati sull’andamento dell’HIV/AIDS in Italia, appena pubblicati dal ministero della Salute, mostrano come il numero delle nuove infezioni sia sostanzialmente stabile, ormai da diversi anni, intorno alle 4000 unità. Poco indicativa appare la lieve flessione evidenziata nel rapporto che colloca il numero di nuove infezioni sotto questa soglia: questo dato –come precisato dallo stesso bollettino dell’ISS- verrà quasi certamente corretto a causa dell’annoso fenomeno dei ritardi di notifica”. Così in una nota la Lila commenta gli ultimi dati.
 
“Il dato vero su cui riflettere è che le nuove infezioni riscontrate non decrescono da un decennio –dice Massimo Oldrini, presidente della LILA- un trend preoccupante ma che non ci stupisce, visto che da anni non sono proposte iniziative concrete per contrastare il diffondersi dell’HIV”.
 
“E’ invece urgente – prosegue la nota – , come raccomandano tutte le agenzie internazionali, promuovere e assicurare adeguate risorse a tutti gli strumenti di prevenzione oggi disponibili: condom, TasP (Treatment as Prevention), PrEP e Pep (profilassi pre e post esposizione), servizi di riduzione del danno. L’attenzione generale sul tema Hiv/Aids segna dunque il passo proprio mentre sarebbe cruciale imprimere una svolta nella lotta al virus allineandosi all’obiettivo di debellare l’epidemia entro il 2030, così come indicato dall’Onu”.
 
Il mancato riordino del sistema di sorveglianza, con l’unificazione dei due registri esistenti, promesso dal ministero della Salute entro la fine di quest’anno è da annoverare sicuramente tra gli obiettivi mancati: una lacuna non di poco conto visto che, producendo dati incompleti, si impedisce di orientare efficacemente interventi e risorse pubbliche su prevenzione, cure e acceso al test.
 
“Il ricorso al test HIV nella popolazione italiana è molto scarso e per questo vanno rimosse tutte le barriere, normative e strutturali, che ne ostacolano l’accesso, soprattutto alle popolazioni più vulnerabili” è l’appello di Oldrini che ricorda come la mancata promozione del  test abbia tra le sue conseguenze più gravi un alto numero di diagnosi tardive:  “Nel nostro paese resta preoccupante la percentuale di Late Presenters, -spiega- ossia di persone che ricevono la diagnosi di Hiv molto tempo dopo aver contratto il virus  e dunque quando il sistema immunitario è già compromesso “ Tale percentuale è stata nel 2015 del 54,5%  mentre il 74,5% di coloro che hanno ricevuto una diagnosi di Aids non erano consapevoli di aver contratto l’Hiv o lo hanno saputo nello stesso anno”. 

28 Novembre 2016

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