Alcol e caffeina possono “innescare” la fibrillazione atriale

Alcol e caffeina possono “innescare” la fibrillazione atriale

Alcol e caffeina possono “innescare” la fibrillazione atriale
Un gruppo di ricercatori Usa ha valutato, attraverso un questionario somministrato a oltre mille pazienti, undici possibili cause o comportamenti in grado di provocare episodi di aritmia riconducibili a fibrillazione atriale. Tra tutti, alcol e caffé consumati in eccesso sono risultati quelli più comuni

(Reuters Health) – Secondo un recente studio condotto dall’Università della California, i principali fattori scatenanti di fibrillazione atriale sono legati a comportamenti e abitudini alimentari, come un’eccessiva assunzione di alcol o caffè. Le persone non sempre comprendono di avere fibrillazione atriale, ma alcune percepiscono spiacevoli palpitazioni a livello toracico o un battito cardiaco accelerato e irregolare. E anche l’intensità del disturbo non è univoca. Alcuni pazienti hanno sintomi di fibrillazione atriale 24 ore al giorno, altri presentano un battito irregolare parossistico.
 
Lo studio


I ricercatori hanno intervistato 1.295 pazienti con fibiillazione parossistica sintomatica, riscontrando che i comportamenti più comuni che innescavano episodi di aritmia erano il consumo di alcool e caffeina e l’esercizio fisico. L’indagine era basata su domande relative a 11 possibili fattori scatenanti: alcool, caffeina, mancanza di sonno, esercizio fisico, assenza di esercizio fisico, consumo di bevande fredde, consumo di cibi freddi, dieta ad alto contenuto di sodio, pasti abbondanti, disidratazione e posizione sdraiata sul fianco sinistro.

Circa tre quarti dei pazienti ha dichiarato che almeno uno di questi comportamenti aveva innescato la fibrillazione atriale “sempre” o “a volte”. Il consumo di alcool è stato citato dal 35%, seguito dall’assunzione di caffè (28%), dall’esercizio fisico (23%) e dalla mancanza di sonno (21%). I ricercatori affermano che è possibile che tali comportamenti non inneschino realmente gli episodi, ma peggiorino i sintomi.

Lo studio non è stato concepito per stabilire se la riduzione di tali cause scatenanti diminuisca la frequenza degli episodi di fibrillazione atriale.
Tuttavia, affermaa il coautore Gregory Marcus dell’Università della California, “molti, se non la maggior parte di questi fattori sono modificabili e teoricamente il paziente può determinare le probabilità che si manifesti un episodio”.

Fonte: Heart Rhythm

Manas Mishra
 
(Versione Italiana Quotidiano Sanità/Popular Science)

Manas Mishra

02 Aprile 2019

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