Alcool e cervello, matrimonio impossibile

Alcool e cervello, matrimonio impossibile

Alcool e cervello, matrimonio impossibile
L’alcool fa decisamente male al cervello. A ribadirlo ancora una volta uno studio inglese, durato 30 anni, che ha rilevato come bere forte e bere moderatamente alteri la struttura del cervello con implicazioni sull’ippocampo, sulla memoria e l’orientamento spaziale.

(Reuters Health) – Bere anche moderate quantità di alcool è legato a cambiamenti nella struttura del cervello e ad un aumento del rischio di peggioramento della funzione cerebrale. In uno studio durato 30 anni che ha preso in esame il cervello di 550 forti bevitori di mezza età, bevitori moderati e astemi, i ricercatori dell’Università di Oxford hanno scoperto che i soggetti che avevano assunto più alcool presentavano un maggiore rischio di atrofia dell’ippocampo, una forma di danno cerebrale che colpisce la memoria e l’orientamento spaziale. Le persone che avevano bevuto in media più di 30 Unità alcoliche alla settimana presentavano un rischio più elevato, ma anche quelle che avevano bevuto moderatamente – tra le 14 e le 21 Unità alcoliche a settimana – avevano maggiori probabilità rispetto agli astemi di essere colpiti da atrofia ippocampale.

Lo studio
Lo studio ha analizzato i dati circa l’assunzione di alcool e sulle prestazioni cognitive -misurate ripetutamente per oltre 30 anni tra il 1985 e il 2015 – su 550 uomini e donne sani con un’età media di 43 anni all’inizio della ricerca. Sono stati eseguiti a intervalli regolari test di funzionalità cerebrale e al termine dello studio i partecipanti sono stati sottoposti ad una risonanza magnetica nucleare. Dopo un aggiustamento dei potenziali fattori confondenti come sesso, istruzione, status sociale, attività fisica e relazioni sociali, fumo, rischio di ictus e storia clinica, gli studiosi hanno rilevato che il consumo di alcool più elevato era associato ad un aumento del rischio di declino della funzione cerebrale. A quanto pare bere di più sarebbe anche legato ad una minore integrità della sostanza bianca cerebrale, elemento questo che i ricercatori hanno ritenuto ‘critico’ per quanto riguarda le funzioni cognitive.

Fonte: British Medical Journal

Kate Kelland 

(Versione italiana Quotidiano Sanità/Popular Science)

Kate Kelland

13 Giugno 2017

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