Allergie e intolleranze alimentari: negli USA è boom, soprattutto tra le donne

Allergie e intolleranze alimentari: negli USA è boom, soprattutto tra le donne

Allergie e intolleranze alimentari: negli USA è boom, soprattutto tra le donne
Sarà anche un fenomeno ‘di moda’, ma uno studio condotto negli USA dimostra che le allergie/intolleranze alimentari rappresentano un problema concreto e in crescita. Soprattutto tra le donne e nella popolazione di etnia asiatica. Sul banco degli imputati principalmente molluschi, frutta e verdura, latticini e arachidi. E, problema nel problema è la carenza di specialisti

Che le allergie alimentari vadano ‘di moda’, quasi fossero un plus alla ‘nobiltà’ di uno stomaco o di un individuo,  è cosa nota e risaputa, con conseguenti derive commerciali, sia in merito a fantomatici test sulle ‘intolleranze’  senza alcun substrato scientifico, riguardo il proliferare di alimenti privi di qualche sostanza finita sul banco degli imputati delle intolleranze/allergie alimentari.
 
Ma l’epidemiologia delle intolleranze e allergie alimentari non è facilmente quantificabile . Anche per questo, un gruppo di ricercatori del Brigham and Women's Hospital di Boston (Usa) è andato a spulciare i dati sanitari di oltre 2,7 milioni di pazienti, individuando così oltre 97 mila casi con una o più forme di intolleranze o allergie alimentari documentate. I risultati sono publicati su Journal of Allergy and Clinical Immunology.
 
“Recenti report – afferma Li Zhou, Divisione di medicina generale e cure primarie del BWH – suggeriscono che le allergie alimentari sono in aumento; inoltre nell’ultima decade negli USA ci sono stati più ricoveri per allergie alimentari. Molti studi del passato tuttavia sono stati condotti mediante interviste telefoniche o si sono focalizzati su un allergene alimentare o un gruppo di allergeni alimentari specifici. Per questo abbiamo ritenuto che il sistema di database elettronico potesse rappresentare una miniera di informazioni sulle allergie, in grado di farci capire meglio quali popolazioni siano realmente le più colpite e quale sia la reale prevalenza di allergie e intolleranze alimentari negli USA.”
 
La ricognizione di questa enorme mole di dati (sono stati utilizzati dati su allergie/intolleranze alimentari raccolti presso Partners HealthcCare tra il 2000 e il 2013) ha consentito di appurare che allergie o intolleranze alimentari fossero presenti nel 3,6% della popolazione studiata; che i molluschi rappresentano i principali responsabili delle allergie alimentari (0.9%), seguiti da frutta e verdura (0,7%), latticini (0,5%) e arachidi (0,5%). I tassi più elevati di allergie/intolleranze alimentari si verificano tra le donne (4,2% vs 2,9%) e tra le persone di etnia asiatica (4,3% vs 3,6%).
 
I casi inclusi nel novero delle allergie/intolleranze alimentari includevano qualunque reazione indesiderata al cibo (orticaria, broncospasmo, reazioni anafilattiche, prurito, comparsa di pomfi, ecc); sono stati tenute in considerazione anche reazioni pseudoallergiche, intolleranze e preferenze per determinati alimenti, registrate nelle cartelle sanitarie.
Circa 13 mila pazienti presentavano allergie/intolleranze alle arachidi (il 56,5% di questi hanno presentato orticaria, reazioni anafilattiche o altre reazioni potenzialmente IgE-mediate). In tutti i pazienti con riferita allergia alle arachidi è stata inoltre ricercata la presenza di anticorpi specifici prodotti in risposta alle arachidi attraverso i test RAST o ImmunoCAP.
 
Il tasso di prevalenza del 3,6% per le allergie alimentari sembra realistico ed è consistente con le stime pregresse effettuate utilizzando i test di provocazione orale per gli alimenti.
 
Un’altra considerazione fatta dagli autori dello studio è che, a fronte di questa elevata prevalenza delle allergie/intolleranze alimentari tra la popolazione generale, gli allergologi/immunologi stelle-e-strisce sono appena 7 mila. Numeri che implicano che gli Stati Uniti non hanno la possibilità di valutare/confermare la presenza di allergie alimentari in tutti i pazienti con una testatura inizialmente positiva (solo 1 paziente su 5 tra quelli nei quali è stata fatta diagnosi di allergia alle arachidi è stato sottoposto a follow up allergologico).
Lo studio è stato supportato dalla Agency for Healthcare Research and Quality.
 
Maria Rita Montebelli

Maria Rita Montebelli

31 Maggio 2017

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