Antivirali Covid. Paxlovid non decolla neanche in farmacia: in un mese solo 2 mila trattamenti

Antivirali Covid. Paxlovid non decolla neanche in farmacia: in un mese solo 2 mila trattamenti

Antivirali Covid. Paxlovid non decolla neanche in farmacia: in un mese solo 2 mila trattamenti
Stenta a decollare il ricorso all'antivirale di Pfizer che se utilizzato entro cinque giorni dalla comparsa dei sintomi riesce a prevenire del 80% il rischio di ospedalizzazione. Nonostante la possibilità di prescrizione da parte dei medici di medicina generale e la distribuzione anche nelle farmacie territoriali, in oltre un mese solo 2.210 persone hanno potuto ritirarlo in farmacia. Un vero flop. Arrivati ormai a metà 2022 sono solo 20.392 le persone che hanno potuto usufruire di questo farmaco nonostante l'Italia abbia opzionato 600 mila trattamenti per l'anno in corso.

Stenta a decollare il ricorso all’antivirale di Pfizer che se utilizzato entro cinque giorni dalla comparsa dei sintomi riesce a prevenire del 80% il rischio di ospedalizzazione. Nonostante la possibilità di prescrizione da parte dei medici di medicina generale e la distribuzione anche nelle farmacie territoriali, in oltre un mese solo 2.210 persone hanno potuto ritirarlo in farmacia. Un vero flop. Arrivati ormai a metà 2022 sono solo 20.392 le persone che hanno potuto usufruire di questo farmaco nonostante l’Italia abbia opzionato 600 mila trattamenti per l’anno in corso.

Non è bastata prima la possibilità di farli prescrivere ai medici di medicina generale, né sembra bastare ora la loro distribuzione nelle farmacia territoriali. In Italia stenta a decollare la prescrizione di Paxlovid, l’antivirale contro il Covid di Pfizer che se assunto entro cinque giorni dalla comparsa dei sintomi riesce a prevenire del 80% il rischio di ospedalizzazione.

In oltre un mese solo 2.210 persone hanno potuto ritirarlo in farmacia. Al momento anche questa soluzione sembra dimostrarsi un vero flop. Arrivati ormai a metà 2022 sono solo 20.392 le persone che hanno potuto usufruire di questo farmaco nonostante l’Italia abbia opzionato 600 mila trattamenti per l’anno in corso. Un dato inspiegabile visto che ogni mese in Italia continuano a morire migliaia di persone positive al Covid. A cosa attribuire allora questo scarso ricorso al farmaco? 

Uno dei problemi principali potrebbe riguardare le limitazioni prescrittive. Non basta il dato anagrafico, l’età avanzata, per essere considerate persone a rischio di sviluppare forme gravi di Covid e quindi idonee a ricevere questo trattamento. Paxlovid resta infatti indicato per il trattamento di pazienti adulti che non necessitano di ossigenoterapia supplementare e che sono “ad elevato rischio di progressione a Covid severa, come ad esempio i pazienti affetti da patologie oncologiche, malattie cardiovascolari, diabete mellito non compensato, broncopneumopatia cronica e obesità grave”. Una decisione, questa, diventa esecutiva con la pubblicazione della Determinazione Aifa nella Gazzetta ufficiale dello scorso 20 aprile.

Un altro elemento da prendere in considerazione, come già ci aveva raccontato l’ex direttore esecutivo Ema e consulente del generale Figliuolo, Guido Rasi, potrebbe poi riguardare la necessità di una maggiore formazione da parte dei medici di famiglia, i primi che dovrebbero dare il via ad un maggiore ricorso a questi farmaci per i pazienti più a rischio.

Giovanni Rodriquez

Giovanni Rodriquez

21 Giugno 2022

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