Argentina. Dopo il ritiro dall’Oms, Milei taglia il budget dell’Istituto Malbrán che dovrà indagare sull’origine del focolaio di Hantavirus

Argentina. Dopo il ritiro dall’Oms, Milei taglia il budget dell’Istituto Malbrán che dovrà indagare sull’origine del focolaio di Hantavirus

Argentina. Dopo il ritiro dall’Oms, Milei taglia il budget dell’Istituto Malbrán che dovrà indagare sull’origine del focolaio di Hantavirus

Il governo argentino ha ridotto di 670mila euro (2,2%) il budget del laboratorio centenario che deve catturare roditori a Ushuaia. La "motosierra" colpisce mentre il mondo cerca risposte. Un paradosso che rischia di avere conseguenze globali.

Mentre il mondo segue con apprensione l’evoluzione del focolaio di Hantavirus sulla nave da crociera MV Hondius, in Argentina si consuma un paradosso che rischia di avere conseguenze globali. L’Istituto Carlos Malbrán di Buenos Aires – il laboratorio di riferimento per la diagnostica, la ricerca e la formazione in infettivologia ed epidemiologia, lo stesso che fu in prima linea durante la pandemia di Covid – è stato colpito da un taglio di bilancio di 1,1 miliardi di pesos, circa 670mila euro, pari al 2,2% del suo budget . E proprio il Malbrán è l’ente incaricato di indagare sull’origine del cluster di Hantavirus.

La “decisión administrativa” di quasi 600 pagine, pubblicata lunedì sera nella Gazzetta Ufficiale e firmata dal capo di Gabinetto Manuel Adorni e dal ministro dell’Economia Luis Caputo, ha imposto aggiustamenti per complessivi 2.500 miliardi di pesos (oltre 1,5 miliardi di euro) su decine di enti pubblici. Tra i pochi settori a vedere aumentare le proprie dotazioni ci sono la giustizia e un fondo per finanziare i licenziamenti volontari. La salute, come l’istruzione e la lotta al cancro, paga il prezzo della “motosierra” del presidente ultraliberale Javier Milei.

La missione a Ushuaia e lo scetticismo locale
Proprio nei giorni in cui il mondo chiede risposte, i tecnici del Malbrán avrebbero dovuto essere già in viaggio. Avrebbero dovuto recarsi a Ushuaia, in Terra del Fuoco, per catturare e analizzare i roditori presenti nelle aree frequentate dalla coppia di turisti olandesi considerata all’origine della catena di contagio. I due avevano soggiornato poco più di 48 ore a Ushuaia prima di imbarcarsi il 1° aprile. Secondo le prime ipotesi, potrebbero essere stati esposti al virus durante un’attività di birdwatching presso la discarica municipale, a pochi chilometri dal centro. La discarica è frequentata da birdwatchers di tutto il mondo, attratti dalla presenza del caracara collobianco, un uccello spazzino endemico della regione.

Ma le autorità locali respingono con forza questa ricostruzione. Da decenni, sottolineano, la provincia non registra casi di Hantavirus: l’ultimo risale al 1996. Il roditore reservoir, il “colilargo” (Oligoryzomys longicaudatus), è ufficialmente assente dalla Terra del Fuoco, e prospera invece nelle regioni andino-patagoniche circa un migliaio di chilometri più a nord, nelle province di Neuquén, Chubut e Río Negro.

Un paradosso che rallenta le indagini
E qui emerge la contraddizione più stridente. Il governo argentino, da un lato, si vanta delle proprie capacità scientifiche: il Ministero della Salute ha pubblicato un comunicato intitolato “Capacità argentina per proteggere la popolazione e assistere altri paesi”, sottolineando il ruolo del Malbrán anche dopo l’uscita dell’Argentina dall’Oms. Nello stesso giorno, l’8 maggio, veniva firmato il taglio al budget dell’istituto.

Dall’altro lato, a dieci giorni dalle prime notizie delle tre vittime a bordo della nave, i tecnici del Malbrán non erano ancora partiti per Ushuaia.

Un paese fragile mentre il mondo guarda
L’Argentina si trova ad affrontare la stagione dell’Hantavirus più letale degli ultimi anni. A livello nazionale, da metà 2025 sono stati registrati 101 casi e 32 decessi, quasi il doppio del periodo precedente. Nel frattempo, l’Istituto Malbrán – uno dei pochi baluardi della scienza pubblica che ancora regge – deve dimostrare al mondo di essere all’altezza di una sfida globale. Il governo Milei ha già ritirato il paese dall’Oms, suscitando critiche internazionali, ma continua a dichiararsi in grado di cooperare su base bilaterale.

La missione a Ushuaia è solo il primo passo per capire se il reservoir del virus è arrivato fin dove non ci si aspettava o se le ipotesi iniziali erano sbagliate. Ma perché questa missione possa partire, servono soldi, personale e una macchina della sorveglianza che funzioni. E l’ultima “motosierra” di Milei rischia di tagliare proprio lì dove servirebbe più carburante. Se il sistema sanitario argentino si indebolisse, il prossimo focolaio potrebbe non essere intercettato in tempo. E intanto, i tecnici del Malbrán aspettano ancora di salire su un aereo per Ushuaia.

G.R.

14 Maggio 2026

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