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Covid: le prossime mosse. Rasi: “Quarta dose per tutti non serve. Essenziale invece nuova campagna vaccinale a ottobre”. Mascherine: “Al chiuso sempre anche dopo aprile”. E infine: “Prevedere pandemic hospital e servizi dedicati”

di Giovanni Rodriquez

“Il vantaggio di una quarta dose in soggetti già vaccinati con tre dosi è marginale o del tutto assente. La terza dose è invece essenziale perché conferisce un'immunità di tipo cellulare e di memoria solida che ci protegge dalla malattia grave”. Quanto al prossimo futuro, per affrontare nuove emergenze la sanità dovrebbe essere ripensata in tre flussi: “cura malattia epidemica del momento con percorsi dedicati o pandemic hospitals; cura patologie normali in pazienti infetti; pianificazione per tutte le altre patologie”

07 APR -

Il vantaggio di una quarta dose di vaccino contro il Covid in soggetti già vaccinati con tre dosi è marginale o del tutto assente. Meglio attendere ottobre per un richiamo con i nuovi vaccini in arrivo. La variante Xe potrebbe essere ancora più contagiosa di omicron, ma è ancora presto per trarre conclusioni. Alla luce dell'attuale situazione epidemiologica sarebbe più prudente attendere prima di eliminare l'obbligo di mascherine al chiuso già dal prossimo maggio. E in vista di possibili future nuove pandemie, la sanità andrebbe ripensata e riorganizzata in "tre flussi".

Così Guido Rasi, ex Direttore esecutivo dell' Ema e direttore scientifico di Consulcesi fa il punto dell'attuale situazione e di ciò che ci aspetterà il prossimo autunno.

Professor Rasi, Ema ed Ecdc si sono espressi nuovamente ieri sulla quarta dose di vaccino contro il Covid consigliandone la somministrazione solo a fragili e over 80. Possiamo dire che rispetto ad altri paesi l'Italia aveva assunto una posizione lungimirante limitando la quarta dose solo agli immunocompromessi?

Direi di sì, la linea dell’Italia è stata la più ragionevole. Una linea che ha voluto attendere la presenza di dati solidi prima di prendere una decisione pubblica che avrebbe implicato alcune complessità dal momento che già la terza dose è stata accettata non adeguatamente, immagino dunque che una quarta dose allargata alla popolazione generale avrebbe registrato un’ulteriore esitazione. Ema e Ecdc si sono espressi in maniera molto chiara valutando i dati e traendo conclusioni sulla base delle quali il vantaggio di una quarta dose di vaccino contro il Covid in soggetti già vaccinati con tre dosi è marginale o del tutto assente. Questo risulta anche abbastanza logico per come abbiamo capito essere la risposta immunitaria verso questo virus. Rincontrare il virus dopo la vaccinazione o fare un'ulteriore dose di vaccino significa creare un picco di anticorpi che dura 4-8 settimane al massimo.

Il grosso problema è che se un soggetto si contagia con omicron, svilupperà anticorpi specifici nei confronti di omicron; se invece si sottopone ad un vaccino di prima generazione, ossia quelli attulamente disponibili, qui gli anticorpi specifici neutrallizanti della variante omicron sono solo una quota parte. Quindi, non solo il vantaggio è limitato nel tempo ma è anche limitato in assoluto nell’effetto. La terza dose è invece essenziale perché conferisce un'immunità di tipo cellulare e di memoria solida che ci protegge dalla malattia grave. In altre parole, con un virus che si moltiplica a tale velocità e a una tale molteplicità è inutile inseguirlo con gli anticorpi ma è fondamentale avere una forte bariera di base immunologica per contrastare la malattia severa.

Ad ogni modo sottoporsi a vaccinazione resta sempre più vantaggioso di contrarre il virus, giusto?
Certamente, è sempre meglio evitare di contrarre la malattia e quindi vaccinarsi, usare mascherine al chiuso e assumere ogni altra forma di precauzione. E questo perché la risposta individuale al virus è sempre molto variabile. Sappiamo che questo virus può protrarsi a lungo, e non sappiamo ancora se rimarrà permanente in qualche organo. Per la gran parte delle persone tutto si potrebbe risolvere con un raffreddore o un'influenza ma per altri potrebbe rappresentare qualcosa di più. E soprattutto non sappiamo ancora quali possano essere gli effetti di questa malattia nel medio-lungo termine.

Potremmo quasi rovesciare il paradigma no vax: più che il timore degli effetti a lungo termine del vaccino a preoccuparci dovrebbero essere quelli della malattia.
Esattamente, quello che si temeva per il vaccino è vero in realtà per il virus. Per il vaccino, a dirla tutta, vorremmo avere un effetto a lungo termine in termini di protezione.

Vista l'attuale situazione epidemiologica, pensa sia ragionevole eliminare l'obbligo di mascherine al chiuso dal prossimo maggio?
Se il plateau dovesse rimanere quello attuale credo che sarebbe prudente attendere. Sul green pass non credo ci sia nessun problema ad alleggerire le regole dal momento che il suo effetto traino sulle vaccinazioni si è ormai esaurito esaurito, ma per quanto riguarda l'utilizzo delle mascherine al chiuso ci vorrebbe ancora un po’ di prudenza. Tra l'altro non parliamo di una misura eccessivamente limitante ed invasiva.

Dal Regno Unito si segnala la comparsa e la crescita di una nuova variante ricombinante, la Xe. Dobbiamo preoccuparci?
Dobbiamo senz’altro occuparcene, preoccuparci direi ancora no. Siamo nella stessa situazione in cui ci trovavamo ad inizio dicembre con Omicron. Se la variante Xe si dovesse affermare su quella attuale risulterà essere ancora più infettante. E già oggi sappiamo che l'attuale variante, in quanto a trasmissibilità, è ai livello del morbillo. Ma questo non significa che debba essere necessariamente pericolosa. Non abbiamo alcun elemento per rispondere in maniera precisa su questa variante al momento. Dobbiamo quindi insistere su sorveglianza, sequenziamento e attendere nuovi dati.

Gettando lo sguardo al futuro prossimo, con ogni probabilità in autunno dovrà partire una nuova campagna vaccinale contro il Covid. Si useranno nuovi vaccini?
Cominciamo a dire che una popolazione ampiamente vaccinata è una popolazione più protetta dal momento che una certa dose di immunità viene mantenuta. Si dovrà innanzitutto capire se avremo a che fare con questa o con una nuova variante. Se per ipotesi dovesse comparire una variante che sfugge alla risposta immunitaria sarebbe un bel problema e si dovrebbe ricominciare da principio tutto quel lavoro portato avanti nell'ultimo anno e mezzo. Quanto ai vaccini, si sta lavorando su due tipologie di prodotti: un vaccino realizzato per rispondere alla variante omicron dovrebbe essere pronto già a settembre-ottobre; si sta poi lavorando ad un vaccino universale per i coronavirus, questa certamente sarebbe la soluzione al problema.

Dopo due anni di pandemia e con il susseguirsi di diverse ondate di Covid ormai sappiamo quali sono le principali criticità sul territorio e a livello ospedaliero. Cosa fare per farsi trovare preparati al prossimo autunno-inverno?
In un paese ad alta attività sismica lentamente tutti gli edifici vengono costruiti per rispondere a standard antisismici. In una situazione con una coda di pandemia che non sappiamo quando finirà, una ripresa ad ottobre molto verosimile e altre pandemie che potrebbero affacciarsi bisogna iniziare a pensare a come poter rispondere strutturalmente a questa situazione superando la logica dell'emergenza. E quindi ad esempio edifici pubblici, ospedali e scuole dovrebbero essere dotati di quella ventilazione meccanica controllata che ha già dato grossi risultati in alcune esperienze. Si deve ragionare sui trasporti locali per evitare picchi di assembramenti e pianificare lo smart working. Quanto più specificatamente alla sanità, questa dovrebbe essere ripensata in tre flussi: cura della malattia epidemica del momento con percorsi dedicati se non veri e propri pandemic hospitals; cura delle patologie normali in pazienti infetti; pianificazione per tutte le altre patologie.

Attenzione, oggi abbiamo a che fare con il Covid, domani non sappiamo se potrebbe affacciarsi altro. Già prima della pandemia tante infezioni ospedaliere avvenivano perché si aveva un paziente affetto da una certa malattia "x" che veniva infettato in ospedale dal virus "y". Questo vuol dire che il layout opsedaliero in questo momento non è pensato per ostacolare e gestire bene le infezioni senza dover ricorrere all'antibiotico. Questo implica grossi investimenti che ci potrebbero però far risparmiare tanti soldi in assistenza oltre che in termini di malattie evitate e vite salvate. Serve poi un ripensamento della quantità di personale che sappiamo essere attualmente insufficiente. Bisogna iniziare invece a capire quali e quanti esperti formare. 

Giovanni Rodriquez



07 aprile 2022
© Riproduzione riservata

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