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Tumore del seno. Dall’oncoimmunoterapia nuove speranze contro il cancro


Le nuove terapie, per ora sperimentali, agiscono non tanto stimolando il sistema immunitario, ma depotenziandone il freno che il sistema si impone e inducendolo a reagire in modo naturale. il tema al centro del Congresso internazionale sul tumore al seno “Meet the professor” dal 10 al 12 settembre a Padova

10 SET - Scoperta una nuova via contro i tumori alla mammella più “difficili”: sono le terapie che inducono il sistema immunitario a reagire alla malattia in modo naturale. I geni mutati che predispongono al tumore al seno e ovaie (quelli di Angelina Jolie) quindi non sono più solo un fattore di rischio: nuovi studi li utilizzano per aggredire meglio l’eventuale tumore. Arrivano inoltre nuove tecniche e prospettive per conservare la fertilità – e la sessualità – dopo un tumore al seno guarito.
 
Sono questi i più importanti argomenti di cui si discute, alla luce di nuovi studi scientifici  dal 10 al 12 settembre a Padova al congresso internazionale sul tumore al seno “Meet the professor”. Il congresso, giunto alla sua undicesima edizione, organizzato dall’Accademia Nazionale di Medicina ACCMED, è diretto da due oncologi di rilevanza mondiale, Pier Franco Conte (coordinatore della Breast Unit dell’Istituto Oncologico Veneto IRCCS e direttore dell’Oncologia Medica all’Università di Padova) e Gabriel Hortobagyi (University of Texas MD Anderson Cancer Center, Houston, Texas).
 
Per la cura del tumore alla mammella siamo quindi agli albori di una rivoluzione: terapie che “rieducano” il sistema immunitario a riconoscere il cancro e distruggerlo. In pratica attivando e accelerando le difese naturali dell’organismo, che vengono depresse dalle stesse cellule cancerose. È l’oncoimmunoterapia, che dopo essersi dimostrata molto efficace contro i melanomi e ultimamente anche il cancro al polmone, ora viene studiata anche per quello al seno.
 
“L’oncoimmunoterapia – spiega Pierfranco Conte – sembra particolarmente promettente proprio verso quei tumori al seno più aggressivi: gli HER2+ e i Tripli negativi. E non solo: sono proprio i tumori più mutati o capaci di mutare, quindi i più difficili, quelli che meglio vengono riconosciuti dal sistema immunitario, se adeguatamente aiutato dalle nuove terapie. Queste nuove terapie, per ora sperimentali, agiscono non tanto stimolando il sistema immunitario (per evitare il rischio di reazioni autoimmuni) ma depotenziando il freno che il sistema immunitario stesso si impone: in pratica quel recettore PD1 che viene utilizzato dai tumori per evadere la sorveglianza immunitaria. La cosa straordinaria è che la terapia immune è duratura nel tempo, il sistema immunitario diventa capace di controllare il tumore molto a lungo. Finalmente si può cominciare a parlare di guarigione”.
 
Le possibilità dell’immunoterapia contro il cancro al seno sono state provate da due importanti studi. Il primo, presentato lo scorso dicembre, da ricercatori americani, israeliani e belgi, prevedeva l’uso pembrolizumab in 32 pazienti con tumori al seno triplo negativi in stato avanzato. Il secondo, presentato lo scorso aprile da ricercatori americani e francesi, usava una sostanza detta MPDL3280A in 54 pazienti con tumori al seno triplo negativi metastatici. Nel primo caso si è avuto una alla risposta alla terapia nel 18,5% dei casi; nel secondo, del 19%. Percentuali che non sono basse se si considera che sono i primissimi tentativi. Al momento sono in corso numerosi altri studi in vari istituti di ricerca.
 
“Negli ultimi dieci anni, spiega poi Conte, “la ricerca contro il cancro ha puntato moltissimo sui cosiddetti farmaci ‘intelligenti’ o farmaci ‘target’, diretti cioè su bersagli molecolari presenti nelle cellule tumorali con l’obiettivo di modificarne alcune proprietà quali la capacità di replicarsi, di non morire nonostante i danni indotti dalla chemioterapia e radioterapia, di diffondersi ad altri organi. Questa via ha prodotto risultati significativi che hanno consentito in molti casi di aumentare la probabilità di guarire, soprattutto per alcuni tipi di tumore mammario quali i tumori a recettori ormonali positivi e i tumori HER2 positivi. Sono però emersi anche i limiti di queste terapie a causa della capacità del cancro di mutare continuamente e quindi di diventate insensibile agli stessi farmaci che funzionavano poco tempo prima. Per cui adesso si sta provando combattere i tumori utilizzando (oltre ai farmaci target) sostanze che attivano le stesse difese immunitarie dell’organismo”.
 
Il ragionamento è questo: “se il cancro si è sviluppato – continua– è perché il sistema immunitario non ha funzionato e non funziona bene, in particolare perché è poco capace di riconoscere le cellule cancerose. Allora la nuova via terapeutica consiste nell’aumentare con nuove sostanze la capacità di riconoscere le cellule cancerose da parte dei linfociti e allo stesso tempo incrementarne l’efficienza nel distruggerle. Il primo tipo di tumore trattato così è stato il melanoma, con percentuali di successo molto alte (oltre il 60% di casi di regressione del tumore). Ottimi risultati si stanno ottenendo anche in quello del polmone. E adesso – conclude – si sta mettendo a punto la terapia immunologica anche per il tumore al seno. Tutti i ricercatori sono concordi sul fatto che l’immunoterapia è il futuro dell’oncologia”.

10 settembre 2015
© Riproduzione riservata

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