Atrofia muscolare spinale. Scoperta una proteina-chiave per bloccare i sintomi

Atrofia muscolare spinale. Scoperta una proteina-chiave per bloccare i sintomi

Atrofia muscolare spinale. Scoperta una proteina-chiave per bloccare i sintomi
Ricercatori dell’Università Tor Vergata di Roma e della Fondazione Santa Lucia hanno individuato un possibile nuovo approccio terapeutico per la cura dell’atrofia muscolare spinale (Sma), una malattia genetica neuromuscolare che rappresenta la più comune causa genetica di morte infantile. Lo studio, finanziato dalla Fondazione Telethon, è stato pubblicato sulla rivista scientifica The Journal of Cell Biology.

Un gruppo di ricercatori dell’Università di Roma “Tor Vergata” e della Fondazione Santa Lucia ha individuato un nuovo possibile approccio terapeutico per l’atrofia muscolare spinale (SMA) intervenendo direttamente sull’alterazione genetica responsabile della malattia. Lo studio, finanziato dalla Fondazione Telethon, è stato coordinato da Claudio Sette, professore associato presso il Dipartimento di Biomedicina e Prevenzione dell'Università di Roma “Tor Vergata” e i risultati sono stati pubblicati sulla rivista scientifica The Journal of Cell Biology.
 
L’atrofia muscolare spinale (Sma) è una patologia neuromuscolare caratterizzata dalla progressiva morte dei motoneuroni, le cellule nervose del midollo spinale che impartiscono ai muscoli il comando di movimento. La malattia è causata da alterazioni dei geni chiamati SMN1 e SMN2 che portano alla produzione di livelli insufficienti della proteina SMN legata alla sopravvivenza dei motoneuroni. Ad oggi tutti i tentativi di correggere il difetto genetico responsabile non hanno portato ai risultati sperati. Negli ultimi anni il gruppo di ricerca di Claudio Sette aveva già identificato una proteina, chiamata SAM68, coinvolta in alcuni processi cruciali per la progressione della patologia.
 
In questo nuovo studio i ricercatori hanno sviluppato modelli animali (topi) con la Sma in cui SAM68 è stata eliminata. Hanno così potuto osservare che i topi privi della proteina SAM68 mostrano un miglioramento significativo della sopravvivenza dei motoneuroni e più in generale, della salute e funzionalità dei muscoli colpiti. Si apre così una nuova prospettiva terapeutica per questa malattia ad oggi ancora incurabile ma per la quale grazie alla ricerca si sono aperte negli ultimi anni prospettive molto interessanti.
 
In particolare a inizio 2015 hanno preso il via due studi clinici internazionali, a cui potranno partecipare anche i pazienti italiani, che stanno valutando la capacità di due diversi farmaci nel contrastare la malattia. Un risultato reso possibile anche grazie al sostegno della Fondazione Telethon.
 
L’atrofia muscolare spinale (Sma)
L’atrofia muscolare spinale (Sma) è una patologia neuromuscolare caratterizzata dalla progressiva morte dei motoneuroni, le cellule nervose del midollo spinale che controllano il movimento dei muscoli. Colpisce circa 1 neonato ogni 10.000 e costituisce la più comune causa genetica di morte infantile. Ne esistono tre forme, di cui la I è la più grave e interessa circa la metà dei pazienti. In questo caso, i bambini mostrano segni della malattia già alla nascita o nei primi mesi; si tratta di segni gravi e progressivi di insufficienza respiratoria. I bambini affetti dalla forma II, detta anche forma intermedia, acquisiscono la capacità di stare seduti ma non di camminare autonomamente e presentano spesso complicanze respiratorie e altri segni, quali la scoliosi. La forma III è la meno grave, spesso esordisce dopo i primi anni di vita ed è sempre associata alla capacità di riuscire a camminare, anche se in alcuni casi questa capacità può essere perduta successivamente. La malattia è causata da un difetto nel gene SMN1 che codifica per una proteina chiamata SMN. Il gene omologo SMN2 è funzionale nei pazienti, ma porta alla produzione di livelli insufficienti della proteina SMN. La modalità di trasmissione è autosomica recessiva: i genitori sono portatori sani del difetto genetico e hanno il 25% di probabilità di trasmettere la malattia a ciascuno dei figli. La malattia viene diagnosticata attraverso analisi genetica. Al momento non esiste una cura risolutiva ma sono in corso numerosi studi per valutare possibili terapie. Alcuni farmaci sono ora in corso di sperimentazione. 

17 Dicembre 2015

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