Calcoli renali e infarto. Ecco come sono collegati

Calcoli renali e infarto. Ecco come sono collegati

Calcoli renali e infarto. Ecco come sono collegati
A parità di altri fattori di rischio come fattori dietetici, diabete e ipertensione, le donne che hanno sviluppato calcoli al rene hanno il 30% di possibilità in più di sviluppare malattia coronarica e quindi di avere un infarto. Lidia Rota Vender, presidente di ALT Onlus, commenta i dati pubblicati su Jama.

Sempre più studi dimostrano come i calcoli renali aumentino il rischio di malattia coronarica e quindi di infarto. L’ultimo in termini di tempo uno studio che ha coinvolto più di 242 mila persone sane tra i 25 e i 75, sia uomini che donne, con un follow-up durato rispettivamente 24 e 18 anni.  Secondo lo studio, pubblicato su Journal of American Medical Association (Jama) e condotto dall’Unità Operativa di Nefrologia e Dialisi dell’Università Cattolica-Complesso Integrato Columbus, sul totale di partecipanti, 19.678 hanno riferito di aver sofferto di calcoli renali nel corso della propria vita. I ricercatori hanno registrato 16.838 casi di malattia delle coronarie, dimostrando che il rischio di infarto in chi ha calcoli al rene in particolare tra le donne aumenta di più del 30%, a parità di altri fattori di rischio come fattori dietetici, diabete e ipertensione.
 
I responsabili di questo aumentato rischio non sono ancora chiari. Potrebbero essere i disturbi del metabolismo del calcio: un consumo troppo basso di calcio potrebbe favorirne la liberazione del calcio contenuto nelle ossa e quindi aumentarne l’eliminazione attraverso il rene, facilitando la deposizione di piccolo ammassi “calcarei”, un po’ come accade nel sistema idraulico delle case quando una acqua troppo ricca di sali favorisce la formazione del calcare sui tubi, che progressivamente li ostruisce riducendo il passaggio dell’acqua. Allo stesso tempo, poiché il calcio è lo ione che permette al sangue di coagulare, un eccesso di calcio circolante potrebbe favorire un aumento della coagulazione del sangue e quindi la formazione di trombi nelle arterie e nelle vene.
Altri possibili colpevoli potrebbero essere il processo di invecchiamento, per cui i reni perdendo la propria funzionalità favoriscono il deposito di calcio nei condotti, e l’osteopontina, una proteina coinvolta nel processo di calcificazione dell’osso, che si trova in quantità elevata nelle persone che soffrono di trombosi coronarica, infarto del miocardio o aterosclerosi, che se non eliminata dai reni si accumula nel sangue.
 
“La calcolosi renale è un problema molto diffuso che interessa 10 uomini su 100 e 7 donne su 100”, ha spiegato Lidia Rota Vender, presidente di ALT – Associazione per la Lotta alla Trombosi e alle malattie cardiovascolari – Onlus. “Sapevamo già che aterosclerosi, ipertensione, diabete e sindrome metabolica sono più frequenti in chi soffre di calcolosi renale. Oggi con questo studio sappiamo anche che i calcoli renali vanno inclusi tra i fattori di rischio dell’infarto”. Aggiungendo poi: “Il legame tra calcoli renali e trombosi va indagato più in profondità, perché i meccanismi che lo regolano non sono chiari, così come non è chiaro perché i calcoli siano più diffusi tra i bianchi, le donne e i diabetici – ha concluso Lidia Rota Vender -. Quel che è certo è che una patologia piuttosto comune come i calcoli va considerata un fattore che aumenta il rischio di trombosi, dato che aiuterà la pratica clinica quotidiana, soprattutto in un’ottica di prevenzione. I prossimi anni saranno decisivi per capirne qualcosa di più e trovare strategie più raffinate di prevenzione e approcci terapeutici sempre più precoci ed efficaci”.
 
Ma c’è di più. Con il caldo il rischio di colica renale aumenta: responsabile numero uno è la disidratazione. Il grande caldo fa aumentare la sudorazione e, se non ci si idrata bene, le urine diventano più concentrate e aumenta il rischio che si formino calcoli di ossalato di calcio. Chi rischia di più? I giovani adulti, tra i 25 e i 40 anni, soprattutto maschi, che hanno una familiarità per questo problema, o che hanno già avuto episodi in passato. Per evitare sorprese è fondamentale bere molto, soprattutto se si fa molta attività sportiva. L'acqua è l'ideale; cautela con tè e bevande arricchite di sali minerali: possono favorire la precipitazione di calcoli di ossalato di calcio.

29 Luglio 2013

© Riproduzione riservata

Ebola in Congo. Oms e Africa Cdc: “Epidemia più veloce della risposta”. Quasi 4mila casi e 1.801 morti
Ebola in Congo. Oms e Africa Cdc: “Epidemia più veloce della risposta”. Quasi 4mila casi e 1.801 morti

L’epidemia di Ebola nella Repubblica Democratica del Congo continua a correre e, in alcune aree orientali del Paese, sta avanzando più rapidamente della capacità di risposta. Al 4 agosto sono...

West Nile. D’Alterio (Rete IZS): “Sorveglianza e dati scientifici, senza allarmismi. Sistema italiano preparato”
West Nile. D’Alterio (Rete IZS): “Sorveglianza e dati scientifici, senza allarmismi. Sistema italiano preparato”

“La stagione 2026 conferma che il West Nile virus è ormai stabilmente presente in ampie aree del territorio nazionale, con una circolazione estesa e non uniforme. Il quadro richiede, quindi,...

La spesa farmaceutica sale a 39,3 miliardi (+6%). Prosegue il boom dei farmaci per diabete e obesità e cala uso antibiotici. Ecco il Rapporto OsMed 2025
La spesa farmaceutica sale a 39,3 miliardi (+6%). Prosegue il boom dei farmaci per diabete e obesità e cala uso antibiotici. Ecco il Rapporto OsMed 2025

La farmaceutica italiana continua a crescere, spinta dall'invecchiamento della popolazione, dall'arrivo di nuove terapie e dall'espansione dei trattamenti per diabete e gestione del peso. Nel 2025 la spesa complessiva per...

Aifa. Rivisto il Programma attività 2026 dopo le richieste delle Regioni. Dalla revisione del prontuario alla governance, ecco le novità
Aifa. Rivisto il Programma attività 2026 dopo le richieste delle Regioni. Dalla revisione del prontuario alla governance, ecco le novità

L’Agenzia italiana del farmaco ha rivisto il Programma delle attività per il 2026 recependo le osservazioni formulate dal Coordinamento interregionale farmaceutica e dal Coordinamento dell’Area economico-finanziaria delle Regioni. Il documento...