Cervello. L’interruttore che corregge gli errori delle “emozioni”

Cervello. L’interruttore che corregge gli errori delle “emozioni”

Cervello. L’interruttore che corregge gli errori delle “emozioni”
Siamo felici e guarda caso ci sembra lo siano anche gli altri. Siamo tristi e allora pensiamo lo siano tutti. Ma spesso non è così. E quando ci sbagliamo, sotto l'onda delle emozioni, è il cervello a pensarci, correggendo l'errore. Come un interruttore che risetta le percezioni. Lo studio, cui ha partecipato anche l'Italia, su The Journal of Neuroscience

I meccanismi di proiezione delle proprie emozioni sugli altri – quelli per cui quando siamo tristi il mondo sembra piangere con noi e quando siamo felici troviamo felicità nei nostri dintorni – sono ben noti agli scienziati. Secondo gli studiosi questi sono proprio alla base della capacità di interpretare e mettersi in relazione con gli altri. Ma che succede quando questi provocano errori? Per evitare il bias egocentrico emotivo, EEB, cioè per evitare questa percezione errata, il cervello ha sviluppato un potente interruttore: si tratta di un'intera area del cervello che è implicata proprio in questo processo di aggiustamento. A dimostrarlo sono stati i ricercatori della SISSA e di altri centri di ricerca internazionali, in uno studio pubblicato su The Journal of Neuroscience.
 
Negli esperimenti sui meccanismi cerebrali di correzione, fino ad oggi ancor poco studiati, i ricercatori hanno innanzitutto misurato la tendenza dei soggetti a fare questo tipo di errori. Grazie alla risonanza magnetica funzionale hanno poi individuato un’area cerebrale in cui l’attività era chiaramente più intensa proprio quando i soggetti sperimentali commettevano degli errori EEB. L’area incriminata è il giro supra-marginale destro, una zona ancora relativamente sconosciuta all’interno delle neuroscienze sociali.
In una terza serie di esperimenti i ricercatori hanno anche provato a “disturbare” l’azione di quest’area cerebrale, inducendone un temporaneo spegnimento attraverso la tecnica della stimolazione magnetica transcranica, una metodologia (innocua) in grado di silenziare brevemente l’attività elettrica dei neuroni. Silani e colleghi hanno osservato che in corrispondenza degli “spegnimenti” i soggetti commettevano significativamente più errori EEB della media, confermando il ruolo cruciale di quest’area cerebrale.
“I risulati di questo studio mostrano per la prima volta quali sono i marker fisiologici di meccanismi sociali altamente adattivi, come la capacità di sopprimere i propri stati emotivi per valutare correttamente quelli degli altri”, ha spiegato Giorgia Silani, co-autrice dello studio. “Future ricerche ci permetteranno di comprendere come queste capacità si sviluppano e decadono nel corso del tempo, e come sarà possibile allenarle”. 

15 Ottobre 2013

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