Colite ulcerosa. L’estratto di mirtillo contrasta l’infiammazione

Colite ulcerosa. L’estratto di mirtillo contrasta l’infiammazione

Colite ulcerosa. L’estratto di mirtillo contrasta l’infiammazione
Secondo alcuni ricercatori svizzeri che hanno pubblicato uno studio suPlos One, gli effetti anti-infiammatori dell’estratto di mirtillo ricco di antociani (ARBE) in pazienti con colite ulcerosa (UC) possono essere in parte dovuti all’inibizione della segnalazione dell’interferone (IFN) gamma.

(Reuters Health) – Secondo Michael Scharl dell’Università di Zurigo, e i suoi colleghi, gli antociani sono flavonoidi contenuti nella frutta e nei fiori con le colorazioni blu, viola e rosso. I bilberries, un tipo di mirtilli simili ai blueberries, sono tra quelli con il più alto contenuto di antociani naturali.
Il team ha in precedenza dimostrato che gli estratti ricchi di antociani riducono l’espressione genica infiammatoria in vitro. Inoltre, in un precedente studio pilota open-label su 13 pazienti hanno dimostrato che, dopo sei settimane di terapia aggiuntiva con ARBE, più della metà mostrava una significativa riduzione endoscopica e istologica dell’attività della malattia e livelli più bassi di calprotectina fecale.

Lo studio
Nello studio pubblicato, basato sui meccanismi biomolecolari alla base di queste proprietà anti-infiammatorie, i ricercatori hanno stabilito che ARBE sopprime l’espressione indotta dall’IFN gamma R2 nelle cellule monociti umane (THP-1) e nell’intestino dei pazienti con colite ulcerosa. Le biopsie del colon di pazienti UC che hanno risposto con successo al trattamento ARBE hanno inoltre rivelato una composizione modificata di citochine derivate da cellule-T: ci sono stati livelli elevati di interleuchina (IL)-22, una citochina specifica delle cellule Th17, e della citochina immunoregolatoria IL-10, ridotti livelli sierici di TNF-alpha MCP-1, ma elevati di IL-17A.

“Abbiamo dimostrato che il consumo quotidiano di mirtilli ha provocato una riduzione dei livelli di IFN-gamma e del fattore di necrosi tumorale TNF-alpha nel tessuto intestinale in quei pazienti che hanno raggiunto la remissione, mentre i livelli non sono diminuiti nei partecipanti senza remissione”, spiegano i ricercatori. Tuttavia, gli scienziati continuano a sottolineare che, poiché questa riduzione è stata osservata solo in pazienti che hanno raggiunto la remissione, “questo effetto potrebbe essere il risultato di ridotta attività della malattia e non un effetto diretto del consumo di ARBE”. Anche il piccolo numero di partecipanti “impedisce considerazioni conclusive sul ruolo di ARBE nel controllo delle malattie UC ed è un grave inconveniente di questo studio”.

Scharl osserva che i risultati “contribuiscono in modo critico a una migliore comprensione degli effetti anti-infiammatori indotti da ARBE negli uomini e potrebbero contribuire a spiegare i meccanismi di azione di una potenziale opzione di trattamento innovativa per pazienti con malattia infiammatoria intestinale”.

I ricercatori concludono che i risultati “rinforzano il possibile uso terapeutico di ARBE nei pazienti UC e giustificano ulteriori studi clinici prospettici, randomizzati e controllati”.

Fonte: PLoS ONE 2016

David Douglas

(Versione italiana Quotidiano Sanità/Popular Science)

David Douglas

19 Maggio 2016

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