Congresso medici diabetologi:  “I nuovi lea ‘banalizzano’ il diabete. Mancano molte prestazioni”

Congresso medici diabetologi:  “I nuovi lea ‘banalizzano’ il diabete. Mancano molte prestazioni”

Congresso medici diabetologi:  “I nuovi lea ‘banalizzano’ il diabete. Mancano molte prestazioni”
“Il Ministero della salute non banalizzi il diabete, malattia degli anni 2000”. Il mancato riconoscimento della visita diabetologica e di molte altre attività cliniche inerenti il diabete tra le prestazioni previste dalla revisione 2015 dei Lea penalizza i cittadini con diabete e può mettere a repentaglio la tenuta dei conti pubblici. Questa la denuncia dell'Associazione riunita a Genova per il XX Congresso nazionale.

“Un no unanime dai diabetologi italiani alla proposta di revisione dei Lea in discussione in queste settimane: perché non riconoscere tra le prestazioni erogabili la ‘visita diabetologica’, inglobandola in una più generica ‘visita endocrinologica’, costituisce una scelta miope e in assoluto contrasto con tutto ciò che in questi anni il Ministero della salute e la comunità di medici, persone con diabete, associazioni di volontariato e degli operatori sanitari hanno fatto per combattere questa vera e propria epidemia del XXI secolo”. A dichiararlo sono, a nome dei medici diabetologi riuniti da ieri sera, sino a sabato 16 maggio, a Genova per il XX Congresso nazionale dell’Associazione medici diabetologi (Amd), Antonio Ceriello, Presidente Amd, e Nicoletta Musacchio, Vicepresidente Amd, che succederà a Ceriello alla guida dei diabetologi italiani al termine del congresso.
 
“Il diabete riguarda in Italia circa 5 milioni di persone, tra diagnosticate e non, 1 italiano adulto su 8, 1 famiglia su 3, e le prospettive di crescita della malattia sono allarmanti. Oggi, la cura del diabete assorbe quasi 12 miliardi di euro di risorse, oltre il 10% della spesa sanitaria nazionale. Il diabete è l’unica malattia non trasmissibile che le Nazioni Unite abbiano dichiarato, con una risoluzione dedicata, problema sanitario e sociale per il pianeta, alla pari di tubercolosi, aids e malaria. L’Organizzazione mondiale della sanità, l’Unione Europea e le stesse Nazioni Unite hanno eletto il diabete a paradigma di tutte le malattie non trasmissibili come tumori, malattie respiratorie e cardiovascolari. Il Ministero della salute ha messo a punto, non più di un paio di anni fa, uno specifico ‘Piano nazionale per la malattia diabetica’, l’unico piano nazionale mai dedicato a una singola malattia. Possibile che tutto questo non abbia alcun peso nelle valutazioni di merito destinate a definire le priorità di cura del nostro servizio sanitario nazionale?”, ha detto Antonio Ceriello inaugurando i lavori di Genova.
 
“Il diabete è certamente una malattia endocrino-metabolica, ma – lo diciamo anche da endocrinologi, essendo molti dei nostri soci specializzati in questo ramo della medicina – non può essere considerato un ‘di cui’, lo dicono i fatti. Due terzi della spesa per curare il diabete derivano dalle numerose e gravi complicanze della malattia, che sono causate per lo più da cure non adeguate, dal mancato controllo metabolico. Siamo proprio sicuri che anziché rafforzare l’attenzione e le risorse destinate a questa malattia questa scelta non ingeneri un aumento della spesa sanitaria, che potrebbe diventare incontrollabile?”, ha proseguito Ceriello.
 
“I Lea – ha aggiunto Nicoletta Musacchio – descrivono le attività e le prestazioni assicurate e riconosciute dal servizio sanitario. Dai Lea deriva il nomenclatore nazionale, una ‘lista’ nella quale a ogni prestazione riconosciuta è associato un codice dal quale si identificano le tariffe di rimborso, un elenco dove si specificano le attività che i medici devono e possono erogare, al livello appropriato di assistenza, e che danno giustificazione economica del loro operato. Se si effettua una prestazione non riconosciuta, questa ‘non appare’ ed essendo, ad esempio, i centri diabetologici valutati per produttività, il direttore generale non può rendersi conto del reale lavoro di un team diabetologico e al limite estremo prendere provvedimenti altrettanto estremi”.
 
“L’attuale impostazione di revisione dei Lea – ha proseguito Musacchio – disconosce il modello organizzativo portato avanti dal Piano nazionale per la malattia diabetica e previsto dalla legge 115/87 di tutela dei diritti delle persone con diabete, che riconoscono la necessità di un approccio secondo il chronic care model. Il diabete va gestito nell'ambito di percorsi di cura che assicurino interventi clinici e assistenziali integrati tra loro ed effettuati da parte di team specialistici dedicati e formati, e i nuovi tariffari devono garantire il riconoscimento delle prestazioni previste in ogni singolo percorso”.
 
“D’altronde – ha continuato – domani saranno presentati al congresso i dati di un’indagine condotta tra gli associati Amd, ossia proprio i medici diabetologi operanti nei circa 600 centri del sistema sanitario nazionale, nell’ambito del progetto ‘DIA&INT’ volto a valutare le attività diabetologiche con l’intento di essere propositivi nella ‘manutenzione’ dell’assistenza prestata alle persone con diabete. I risultati fanno emergere come le cinque pratiche che i diabetologi dichiarano più importanti per la pratica quotidiana e per assicurare l’efficacia della cura sono attività già oggi non riconosciute nei Lea. Ci saremmo aspettati un conseguente adeguamento delle prestazioni”.
 
“Ciò che peraltro lascia stupefatti, infine, è che la proposta di revisione dei Lea sia stata fatta da cosiddetti tavoli tecnici, senza consultare le società scientifiche e i professionisti. Invitiamo a rivedere questa ipotesi. Amd e tutte le società Scientifiche interessate sono disponibili a collaborare a stilare un’appropriata lista di attività diabetologiche utili e necessarie, legandole a competenze specifiche e identificandone le priorità. Tutto ciò, si badi bene, nell’interesse dei cittadini italiani con diabete,” ha concluso. 

14 Maggio 2015

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