Covid. CDC Usa: “Con Omicron tasso ricovero neonati sotto i 6 mesi simile a quello fascia di età 65-74 anni. Unica difesa è il vaccino in gravidanza”

Covid. CDC Usa: “Con Omicron tasso ricovero neonati sotto i 6 mesi simile a quello fascia di età 65-74 anni. Unica difesa è il vaccino in gravidanza”

Covid. CDC Usa: “Con Omicron tasso ricovero neonati sotto i 6 mesi simile a quello fascia di età 65-74 anni. Unica difesa è il vaccino in gravidanza”
Durante i periodi di predominanza Omicron BA.2/BA.5 (19 dicembre 2021-31 agosto 2022), i ricoveri settimanali per 100.000 neonati di età inferiore ai 6 mesi sono aumentati di quasi 11 volte. Tuttavia, la prevalenza di indicatori di malattia grave tra i neonati ospedalizzati non è aumentata rispetto al periodo di predominanza di Delta. Per proteggerli raccondata vaccinazione delle donne in gravidanza. LO STUDIO

I tassi di ospedalizzazione associati al Covid sono più alti tra gli adulti di età ≥65 anni. Tuttavia, il Covid può causare e causa esiti gravi e fatali nei bambini, compresi i neonati. Dopo la comparsa della variante Omicron BA.1 nel dicembre 2021, le ospedalizzazioni tra i bambini di età inferiore ai 5 anni, al tempo ancora non idonei alla vaccinazione, sono aumentate più rapidamente rispetto a quelle di altri gruppi di età.

A riportarlo sono i Cdc degli Stati Uniti che, lo scorso 18 giugno, hanno raccomandato la vaccinazione Covid per i neonati e i bambini di età ≥6 mesi. Gli stessi vaccini già autorizzati da Ema e approvato da Aifa, ma sui quali si attende da oltre un mese il pronunciamento del Ministero della Salute per dare il via al loro effettivo utilizzo sul territorio.

Nello studio, i dati del Coronavirus Disease 2019-Associated Hospitalization Surveillance Network (Covid-Net) sono stati analizzati per descrivere i cambiamenti nella distribuzione per età dei ricoveri associati a Covid a partire dal periodo a predominanza Delta (20 giugno-18 dicembre 2021) con particolare attenzione ai neonati statunitensi di età <6 mesi.

Durante i periodi di predominanza Omicron BA.2/BA.5 (19 dicembre 2021-31 agosto 2022), i ricoveri settimanali per 100.000 neonati di età inferiore ai 6 mesi sono aumentati di quasi 11 volte da un minimo di 2,2 (settimana conclusasi il 9 aprile 2022) a un picco di 26,0 (settimana conclusasi il 23 luglio 2022), e il tasso medio di ospedalizzazione settimanale tra questi neonati (13,7) è stato simile a quello degli adulti di età compresa tra 65 e 74 anni. Tuttavia, la prevalenza di indicatori di malattia grave tra i neonati ospedalizzati non è aumentata rispetto al periodo di predominanza di B.1.617.2 (Delta).

Per proteggere i neonati troppo piccoli per essere vaccinati, la prevenzione dovrebbe concentrarsi su interventi non farmacologici e sulla vaccinazione delle donne in gravidanza, che potrebbe fornire protezione attraverso il trasferimento transplacentare di anticorpi.

Tra i 473 neonati di età inferiore a 6 mesi ricoverati in ospedale durante il periodo di predominanza della variante Omicron BA.2/BA.5, 397 (84%) presentavano sintomi correlati alla Covid. Tra tutti i 473 neonati, 174 (38%) avevano un’età inferiore a 1 mese; 69 (39%) di questi sono stati ricoverati alla nascita. Tra i neonati che hanno ricevuto un risultato positivo del test Sars-Cov-2 durante il ricovero alla nascita, 60 (87%) erano asintomatici. Escludendo i ricoveri per nascita, percentuali simili sono state ricoverate con sintomi correlati al Covid tra i neonati di età inferiore a 1 mese (94%), 1-2 mesi (97%) e 3-5 mesi (96%).

Almeno una condizione medica di base era presente nel 26% dei neonati ospedalizzati di 1-2 mesi e nel 36% di quelli di 3-5 mesi. La prematurità è stata la condizione di base più frequentemente riportata (20% e 25% dei neonati di 1-2 mesi e 3-5 mesi, rispettivamente). La maggior parte dei neonati di 1-2 mesi (74%) e 3-5 mesi (68%) aveva la febbre al momento del ricovero.

Molteplici fattori, spiegano i Cdc, hanno probabilmente contribuito agli alti tassi di ospedalizzazione associati alla Covid tra i neonati durante il periodo di predominanza della variante Omicron, tra cui “l’alta infettività e la trasmissione comunitaria della variante Omicron del Sars-CoV-2 e la soglia relativamente bassa per l’ospedalizzazione dei neonati per segni e sintomi coerenti con la Covid (ad esempio, febbre) rispetto a quella dei bambini più grandi”.

Gli alti tassi relativi di ospedalizzazione nei neonati rispetto ai bambini più grandi, agli adolescenti e agli adulti di età inferiore ai 65 anni durante il periodo di predominanza della variante Omicron BA.2/BA.5 “riflettono anche tassi di ospedalizzazione più bassi in questi altri gruppi di età rispetto a quelli del periodo di predominanza della variante Delta, poiché l’immunità nei gruppi di età più avanzata è aumentata attraverso la vaccinazione, l’infezione precedente o entrambe”.

L’efficacia della vaccinazione materna nel prevenire la malattia nei neonati è stata inferiore durante il periodo iniziale di predominanza della variante Omicron (38%) rispetto al periodo di predominanza della variante Delta (80%). I dati di sorveglianza mostrano che, rispetto ai periodi precedenti, durante i recenti periodi di predominanza della variante Omicron, una percentuale maggiore di donne in gravidanza ha ricevuto una serie di vaccinazioni prima della gravidanza. A causa dell’evasione immunitaria quando sono emerse nuove varianti e del calo dell’immunità con l’aumentare del tempo trascorso dall’ultima dose, “i neonati nati durante il periodo di predominanza della variante Omicron BA.5 potrebbero aver avuto una protezione minore”, concludono i Cdc.

Giovanni Rodriquez

G.R.

02 Dicembre 2022

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