Demenze. Aifa: “Costi ricerca e tassi d’insuccesso elevati. Rischio disinvestimenti delle aziende. Serve coalizione globale”

Demenze. Aifa: “Costi ricerca e tassi d’insuccesso elevati. Rischio disinvestimenti delle aziende. Serve coalizione globale”

Demenze. Aifa: “Costi ricerca e tassi d’insuccesso elevati. Rischio disinvestimenti delle aziende. Serve coalizione globale”
A Roma in corso il secondo incontro internazionale Dementia Integrated Development Initiative promosso dal Regno Unito. Pani: “Sono state investite negli ultimi decenni risorse coinvolgendo moltissimi pazienti, ma il tasso d’insuccesso è molto alto, tra più alti della storia della medicina con più di 200 trial falliti”. Mantua: “Noi possiamo costruire standard adeguati e ridurre le incertezze. Ma non illudiamoci: non ci sarà una bacchetta magica”.

Sulle demenze e in particolar modo l’Alzheimer il futuro prossimo per nuove cure e terapie sembra tutto in salita e per di più con una pendenza molto elevata. Le prime terapie, che rallenteranno solo la malattia, arriveranno tra il 2018 e il 2020. Esse rappresentano delle vere e proprie eccezioni in un panorama che ha visto negli anni falliti più di 200 trial che avevano dietro decine di miliardi di investimenti. E visti i risultati oggi le aziende non rischiano più cifre a nove zeri anche se i numeri parlano di una vera e propria emergenza se si pensa che le persone con Alzheimer nel 2050 sono stimate in 135 milioni. Questi i punti dibattuti durante il secondo incontro internazionale nell’ambito del progetto Dementia Integrated Development Initiative promosso dal Dipartimento della Salute del governo inglese che si è svolto a Roma presso l’Aifa.

Un evento in cui i rappresentanti delle agenzie del farmaco di Regno Unito, Giappone, Canada, Stati Uniti, Danimarca, Germania, Svizzera e dell’Agenzia Europea dei Medicinali, insieme a esponenti del mondo accademico, si sono confrontati su le criticità e prospettive sul tema: dall’alto costo ed elevato insuccesso delle ricerche che scoraggia le aziende, passando per la necessità si un’azione globale che passa attraverso la costruzione di standard comuni.

“Ci accorgiamo noi per primi che sono state investite negli ultimi decenni molte risorse coinvolgendo moltissimi pazienti, ma l’insuccesso è stato ed è molto alto, tra più alti della storia della medicina, con una problematica enorme, perché questo si incrocia con l'epidemia del secolo nel mondo occidentale. Ci sono stati più di 200 trial falliti, con decine di miliardi di dollari investiti e ora è forte il rischio di disinvestimento”. È quanto ha affermato il Dg Aifa Luca Pani durante un incontro con la stampa a margine del Meeting.

“Siamo onorati che il dipartimento inglese abbia scelto l’Italia – ha detto Pani –  per ospitare questo meeting. Oltre a tavoli europei, ci sono anche Giappone e Usa e l’ obiettivo è di lavorare per fare una coalizione mondiale. Servono standard, raccomandazioni e policy comuni”.

“Non ci sarà una bacchetta magica – chiarisce Valentina Mantua dirigente Aifa – . Tra il 2018-2020 arriverà terapie che proporranno un miglioramento della capacità di una persona di continuare ad avere delle funzionalità, un rallentamento del corso della malattia. E questo avrà un valore diverso a seconda del contesto assistenziale e per questo dobbiamo costruire standard adeguati. Il costo dell'investimento è proporzionale, e per l’industria è grande il rischio all'inizio. Ci sono stati tre grandi fallimenti, con miliardi di dollari di perdite. Dobbiamo pensare che il sistema nervoso centrale presenta innumerevoli difficoltà di valutazione e di variabilità. In questo scenario noi possiamo ridurre il margine d’incertezza attraverso gli standard e accettare anche piccoli miglioramenti nelle cure”. 

10 Giugno 2015

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