Diabete di tipo 1. Si può riconoscere e prevenire nei neonati?

Diabete di tipo 1. Si può riconoscere e prevenire nei neonati?

Diabete di tipo 1. Si può riconoscere e prevenire nei neonati?
Da uno studio in parte italiano sembra di sì: il marker è la carnitina, la cui scarsa presenza in età neonatale impedisce la distruzione dei linfociti T autoreattivi, innescando la reazione autoimmune che andrà a distruggere le beta-cellule del pancreas e causerà la malattia. Se si integra questo acido potrebbe dunque essere possibile prevenire la patologia.

La reazione a catena che porta alla distruzione delle beta-cellule del pancreas e dunque al diabete di tipo 1 è causata da un valore troppo basso delle carnitine, che dunque potrebbero funzionare da marker per lo sviluppo della malattia. Ma soprattutto potrebbe forse essere possibile prevenire l'insorgenza della patologia autoimmune integrando questo acido fin dall'epoca neonatale per i pazienti a rischio. Questo quanto emerge da uno studio pubblicato su Nature Nutrition and Diabetes a firma – tra gli altri – di quattro italiani: ci sono infatti alcuni ricercatori dell’Azienda Ospedaliero Universitaria Meyer tra quelli che hanno pubblicato lo studio, nello specifico Giancarlo la Marca, direttore del Laboratorio screening neonatale allargato, della sua collaboratrice Sabrina Malvagia, di Sonia Toni Direttore del Centro regionale di Riferimento di Diabetologia pediatrica e della sua collaboratrice Barbara Piccini.
 
Gli specialisti dlel’AOU Meyer, avendo a disposizione un’elevata casistica di bambini con questo tipo di diabete, il cui profili sono in un vero registro di diabetologia, hanno infatti permesso di incrociare i dati con quelli dello screening neonatale allargato, che solo al Meyer viene realizzato da per conto di Regione Toscana.
Lo studio, svolto su 50 bambini sottoposti a screening neonatale all’AOU Meyer, come spiegano i ricercatori dell’ospedale fiorentino, ha evidenziato un aspetto importantissimo. “i bambini che svilupperanno questo tipo di diabete, rispetto alla popolazione di controllo, hanno valori più bassi delle carnitine”. Prosegue Sonia Toni: “Questi bassi livelli di carnitina impediscono la distruzione dei linfociti T autoreattivi a livello del timo. La permanenza di questi linfociti T nel tempo innesca la reazione autoimmune che andrà a distruggere le beta-cellule del pancreas. E’ chiaro come questo studio apra la strade alla progettazione di trial clinici che, mediante la supplementazione , della sostanza carente dovrebbe impedire l’insorgenza del diabete di tipo 1”.


 


Aggiunge Giancarlo la Marca : “Nel nostro lavoro abbiamo studiato una cinquantina di bambini che sono diventati diabetici di tipo I nei primi loro 6 anni di vita. Proprio grazie allo screening neonatale che Regione Toscana, mediante l’AOU Meyer, garantisce a tutti i bambini toscani e umbri, è stato possibile avere un profilo metabolico di questi bambini. Profilo che, comparato con il gruppo di controllo (200 neonati), ha evidenziato elementi fondamentali. La diversità di profilo (valori più bassi nei casi che nei controlli) si configura principalmente a carico della carnitina libera e di alcuni suoi esteri ed è presente, seppure solo come trend negativo, anche per gli aminoacidi. Questo significa che oggi potremmo pensare di avere a disposizione una informazione estremamente precoce su chi svilupperà diabete tipo I”.
La possibilità di predire alla nascita chi svilupperà la patologia apre la strada ad una possibile prevenzione primaria del diabete tipo I che sarà oggetto di un prossimo trial clinico. 

29 Ottobre 2013

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