Disturbi bipolari. Rischio suicidio per 200mila italiani. Terapia errata può essere fatale

Disturbi bipolari. Rischio suicidio per 200mila italiani. Terapia errata può essere fatale

Disturbi bipolari. Rischio suicidio per 200mila italiani. Terapia errata può essere fatale
Il rischio, in caso di terapia errata, aumenterebbe infatti di 4 volte. È l’allarme lanciato dagli esperti nel ciclo di incontri “Appropriatezza terapeutica e rischio clinico in psichiatria”, promosso da AstraZeneca. IL 10 settembre si celebra la X Giornata Mondiale per la Prevenzione del Suicidio.

Insonnia prolungata, forte agitazione interiore e cambi repentini di umore sono i tre ‘campanelli d’allarme’ che rivelano il rischio di un gesto estremo per i pazienti con disturbo bipolare. Assicurare il controllo di tutti i sintomi per ridurre il rischio di comportamenti violenti verso sé e verso gli altri è fondamentale.
Le stime più recenti, infatti, parlano chiaro: gli italiani che soffrono di disturbo bipolare sono circa 1 milione, con un tasso di suicidio 21 volte più alto rispetto alla popolazione generale. Il suicidio è la principale causa di morte nei pazienti con disturbo bipolare e si stima che 1 paziente su 5 muoia a causa di un gesto estremo. Inoltre, una diagnosi non corretta e una terapia errata aumentano di circa 4 volte il rischio suicidiario.

L’allarme arriva dagli esperti nel ciclo di incontri “Appropriatezza terapeutica e rischio clinico in psichiatria”, promosso da AstraZeneca in tutta Italia. Secondo i quali, quindi, è fondamentale è “tenere sotto controllo i ‘tre campanelli d’allarme’ del rischio di suicidio e prendere in considerazione il ‘Fattore P’ (P come Personalizzazione) nel determinare la terapia più adeguata per ogni paziente”.

“Insonnia prolungata, forte agitazione interiore e cambi repentini di umore: sono i tre campanelli d’allarme che, in un’ottica di prevenibilità, possono indicare un reale rischio di suicidio nei pazienti bipolari”, dichiara Maurizio Pompili, responsabile del Servizio per la Prevenzione del Suicidio dell’Ospedale S. Andrea di Roma. “Non va dimenticato che il 70% di questi pazienti riceve una prima diagnosi non corretta – frequentemente accade, infatti, che il paziente sia diagnosticato con depressione maggiore – e una terapia inappropriata può aumentare il rischio suicidiario di ben 4 volte. È dunque fondamentale prescrivere i farmaci più corretti. In particolare, alcuni trattamenti a rilascio prolungato hanno dimostrato in recenti studi la loro efficacia nella riduzione dell’ideazione suicidaria, con un risultato superiore anche al litio, considerato lo stabilizzatore di umore per eccellenza”.

La terapia del disturbo bipolare non può prescindere da quello che gli esperti hanno ribattezzato “Fattore P”, come Personalizzazione: nel disturbo bipolare, infatti, le variabili individuali hanno un grande peso e ogni paziente risponde ai farmaci in modo differente. “Se provassimo a riassumere con una formula il concetto di appropriatezza terapeutica nel disturbo bipolare – spiega Massimo Di Giannantonio, professore ordinario di psichiatria Università G. D’Annunzio di Chieti – dovremmo considerare una riduzione dei tempi della diagnosi, un incremento della personalizzazione dell’intervento terapeutico e aggiungere, infine, il coinvolgimento dei caregiver, cioè di parenti e amici, figure fondamentali per supportare il paziente nella quotidianità ed evitare l’interruzione della terapia. Nel disturbo bipolare farmaci mirati permettono di abbattere il rischio clinico di suicidio e di comportamento violento. Infine, la giusta terapia può migliorare la qualità della vita di circa il 70%”.

“L’elevata variabilità individuale nella risposta alla terapia spinge spesso i clinici a sconfinare nell’utilizzo off-label dei farmaci, cioè a utilizzarli nella pratica clinica diversamente da quanto previsto dall’indicazione terapeutica”, aggiunge Patrizio Piacentini, già Direttore Dipartimento di Scienze Farmacologiche Azienda Ospedaliera San Carlo Borromeo di Milano, secondo il quale “è quindi fondamentale, oltre a una sempre maggiore attenzione al paziente, anche la puntuale collaborazione di tutta la classe medica nel segnalare gli eventi avversi agli organismi di farmacovigilanza. “Nel tentativo di prevenire il rischio suicidiario di un paziente bipolare bisogna evitare di cadere in una visione fatalistica”, commenta Carlo Boscardini, specialista in Medicina Legale e delle Assicurazioni. “Lo specialista che riesce a leggere l’intenzione suicidaria del paziente non può trincerarsi dietro il diritto di privacy, ma deve provare a coinvolgere la rete sociale del malato, evitando che si crei una frattura tra paziente, medico e famiglia”.

“Le patologie del sistema nervoso centrale e i disturbi mentali in particolare – conclude Raffaele Sabia, Vice President Medical and Market Access AstraZeneca Italia – sono caratterizzati da importanti bisogni clinici solo parzialmente risolti, da un forte impatto sulla qualità di vita del paziente e, più in generale, dalle ricadute sociali molto impattanti. Proprio per questo AstraZeneca si impegna a promuovere il confronto tra gli specialisti su temi particolarmente attuali e delicati nell’area della salute mentale, che rappresenta per l’azienda una rilevante area di impegno”.
 

06 Settembre 2012

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