Dolore cronico. Ne soffre un anziano su due, ma non è adeguatamente trattato

Dolore cronico. Ne soffre un anziano su due, ma non è adeguatamente trattato

Dolore cronico. Ne soffre un anziano su due, ma non è adeguatamente trattato
La persona con dolore cronico ha bisogno di una serie di interventi e di figure professionali, che vanno dallo specialista allo psicologo, dal fisioterapista al medico che si occupa della terapia occupazionale. E' questo il messaggio lanciato dal Simposio Internazionale organizzato a Budapest (Ungheria) con il coordinamento scientifico della European League Against Pain (Eulap), e promosso dalla Fondazione Internazionale Menarini.

Oggi un anziano su due soffre di dolore cronico. E' quindi necessario cambiare la gestione di questa condizione complessa in cui non è sufficiente la somministrazione di un farmaco. La persona con dolore cronico ha bisogno di una serie di interventi e di figure professionali, che vanno dallo specialista allo psicologo, dal fisioterapista al medico che si occupa della terapia occupazionale. E' questo il messaggio lanciato dal Simposio Internazionale "Pain Management – The Science Behind", organizzato a Budapest (Ungheria) con il coordinamento scientifico della European League Against Pain (Eulap), e promosso dalla Fondazione Internazionale Menarini.
 
"Anche se non è possibile pensare che si possano risolvere tutti i tipi di dolore esclusivamente con la terapia farmacologica, è altrettanto vero che l’Italia sconta ancora . Da oltre sei anni è stata promulgata una legge in Italia che prevede l'obbligatorietà di cura del dolore nelle strutture ospedaliere ma a questo non è corrisposto un diverso approccio al malato con dolore – avverte Giustino Varrassi, presidente della European League Against Pain -. In esperienze realizzate in altre nazioni europee, si è visto chiaramente come in un paziente anziano, se introdotto in un sistema di riabilitazione, lavoro di gruppo, interazione con i medici e gli infermieri, non solo si riduce la necessità di farmaci, ma si possono risolvere problematiche complesse, cosa che invece non è possibile con la sola terapia farmacologica".

Nel 2010 il Parlamento Italiano ha approvato la Legge n. 38 che facilita la prescrizione dei farmaci analgesici, inclusi gli oppiacei. Di conseguenza, anche i medici di medicina generale possono prescrivere tutti gli analgesici con la semplice ricetta del Servizio Sanitario Nazionale, e tutti i cittadini hanno diritto e devono pretendere l'accesso immediato e facilitato alle terapie contro la sofferenza 'inutile' dovuta al dolore cronico.

Nonostante queste iniziative, il dolore continua ad essere sottovalutato e non adeguatamente trattato. Forse anche perché tra la popolazione la conoscenza di questa legge è scarsa. Infatti, secondo un recente studio condotto tra persone con dolore cronico, soltanto il 32% degli intervistati era a conoscenza dell'esistenza di una legge nazionale, e solo il 44% era consapevole dell'esistenza di Centri per la terapia del dolore. "È quindi necessario continuare sia a sensibilizzare al problema dolore tutti gli operatori sanitari sia educarli all'uso adeguato dei mezzi (farmacologici e non) disponibili per trattare efficacemente il dolore" prosegue Varrassi.

Per quanto riguarda la terapia farmacologica, la nuova legge quindi prevede un accesso più semplice agli oppioidi. Farmaci ancora poco utilizzati e che invece devono essere presi in considerazione, anche se con le necessarie raccomandazioni.

"La corretta gestione del dolore deve guardare al paziente nella sua totalità per raggiungere una corretta diagnosi e impostare una corretta terapia. Questa prevede anche l'utilizzazione di oppioidi, soprattutto in combinazione con farmaci antinfiammatori non steroidi – aggiunge Carmelo Scarpignato, Docente di Farmacologia Clinica, Università degli Studi di Parma -. L’associazione tra queste due classi di farmaci si è infatti dimostrata ottimale per una corretta terapia farmacologica del dolore. E’ dimostrato che l'efficacia della combinazione di analgesici è pari alla somma della efficacia delle singole componenti analgesiche. Un ruolo fondamentale in queste combinazioni è dato dall’azione di formulazioni rapide di farmaci anti-infiammatori non steroidei (FANS), perché la velocità di assorbimento e di insorgenza produce una buona analgesia di lunga durata. Tra i farmaci in associazione, durante il Simposio Internazionale sono stati presentati diversi studi riguardanti dexketoprofene e tramadolo. Dexketoprofene, la forma chirale attiva del ketoprofene, è efficace nel dolore acuto a basse dosi, ed è anche efficace in un'ampia varietà di condizioni dolorose. Il tramadolo è un oppiaceo diffuso di provata efficacia in combinazione con il paracetamolo. Questi due farmaci hanno meccanismi d'azione completamente diversi per tale motivo è possibile sfruttare l’approccio multimodale, sfruttando l’effetto additivo o sinergico dei due farmaci permettendo di intervenire a livelli diversi sulla via del dolore, producendo un’ analgesia più efficace" sottolinea Scarpignato.     

17 Ottobre 2016

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