European Cancer Congress/8. Carcinoma della vescica: dopo 30 anni, primi passi avanti verso una nuova terapia

European Cancer Congress/8. Carcinoma della vescica: dopo 30 anni, primi passi avanti verso una nuova terapia

European Cancer Congress/8. Carcinoma della vescica: dopo 30 anni, primi passi avanti verso una nuova terapia
L’anticorpo monoclonale atezolizumab ha ridotto le dimensioni del tumore nel 27% dei pazienti con carcinoma uroteliale localmente avanzato o metastatico. Questi pazienti avevano livelli medi o alti della proteina PD-L1. Il carcinoma della vescica, fino a oggi, è stato legato a una sopravvivenza media di un anno, un anno e mezzo e l’unica opzione terapeutica era rappresentata dalla chemioterapia.

Buone notizie, dall’European Cancer Congress 2015 di Vienna, anche per chi è affetto da carcinoma della vescica. L’anticorpo monoclonale atezolizumab ha ridotto le dimensioni del tumore nel 27% dei pazienti con carcinoma uroteliale localmente avanzato o metastatico. Il dato arriva dallo studio IMvigor, di fase II – promosso da Roche – che ha valutato la sicurezza e l’efficacia di questo farmaco in oltre 300 pazienti.

I pazienti che hanno fatto registrare questo tasso di riduzione del carcinoma presentavano tutti livelli alti o medi della proteina PD-L1, che ha un ruolo fondamentale nella risposta del sistema immunitario all’aggressione del tumore.

“Si tratta di un risultato molto importante – commenta Andrea Necchi, Dirigente Medico della Struttura Complessa di Oncologia Medica 1, Fondazione IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori di Milano – che rappresenta il primo passo avanti in quasi 30 anni di trattamento del carcinoma alla vescica in stadio avanzato. Siamo in attesa dei dati di sopravvivenza, che potrebbero aggiungere valore allo studio di questo farmaco”.

Al momento della raccolta dei dati della fase II dello studio, infatti, il 92% dei pazienti stava continuando a rispondere clinicamente ad atezolizumab.
“Atezolizumab – continua Necchi – ha dimostrato un’efficacia particolare nei pazienti con livelli di PD-L1 medi o alti. Si può dire, quindi, che agisca come facilitatore della risposta immunitaria. Ma anche il risultato che ha fatto registrare fra i pazienti con livelli più bassi di PD-l1 è molto confortante: il 20% ha visto ridurre le dimensioni del proprio tumore”.

Il carcinoma della vescica è al secondo posto tra i tumori maschile. Differisce dal tumore della prostata per caratteristiche sia anatomiche che istologiche.
Fino a oggi la sopravvivenza media dei pazienti si attestava a un anno, un anno e mezzo e l’unica opzione di cura era rappresentata dalla chemioterapia.
I dati presentati a Vienna aprono la strada a un nuovo percorso terapeutico.

 
Marco Landucci

M.L.

30 Settembre 2015

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