Fibromi uterini, attenzione agli ftalati

Fibromi uterini, attenzione agli ftalati

Fibromi uterini, attenzione agli ftalati
Alcuni ricercatori della Northwestern University, in Illinois, hanno avanzato un’ipotesi sulla correlazione tra l’esposizione agli ftalati e l’aumento dei fibromi uterini. A giocare un ruolo fondamentale in questo processo sarebbe lo stesso recettore coinvolto nella risposta all’esposizione della diosssina.

Un team della Northwestern University ha evidenziato il possibile meccanismo che collega, a livello causale, gli ftalati che si trovano nell’ambiente – composti chimici tossici presenti in tanti prodotti di uso comune – e l’aumento della crescita di fibromi uterini. I risultati dello studio sono stati pubblicati da Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS). Gli ftalati vengono usati in tantissimi prodotti industriali e di consumo e sono stati rintracciati anche in alcuni cibi.

Per quel che riguarda i fibromi uterini, invece, fino all’80% delle donne può svilupparne uno nel corso della vita e un quarto di esse diventa sintomatica, con sanguinamento uterino eccessivo o incontrollato, anemia, aborti, infertilità e tumori addominali che necessitano di interventi chirurgici.

Lo studio pubblicato da PNAS ha evidenziato che le donne con un’elevata esposizione agli ftalati e ai metaboliti di questi composti presentano un aumento del rischio di avere fibromi sintomatici.

Gli autori avanzano un’ipotesi sul possibile meccanismo dietro a questo collegamento: l’esposizione ad alcuni ftalati noti come DEHP, di-2-etilesilftalato, può attivare un pathway ormonale che, a sua volta, attiva un recettore che lega il DNA e causa un aumento della crescita dei fibromi. Si tratta dello stesso recettore coinvolto nella risposta alla diossina

Fonte: PNAS 2022

15 Novembre 2022

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