Giornata Alzheimer. La Sin fa il punto sulle strategie preventive. “Stili di vita adeguati agiscono da fattore protettivo”

Giornata Alzheimer. La Sin fa il punto sulle strategie preventive. “Stili di vita adeguati agiscono da fattore protettivo”

Giornata Alzheimer. La Sin fa il punto sulle strategie preventive. “Stili di vita adeguati agiscono da fattore protettivo”
E’ noto da tempo che i fattori di rischio per le patologie vascolari quali ipertensione, diabete, obesità, fumo, scarsa attività fisica, contribuiscono anche ad un rischio maggiore di sviluppare la Malattia di Alzheimer. Da questo, spiega la Società italiana di neurologia, deriva il ruolo fondamentale della prevenzione e l'importanza di fattori quali la dieta mediterranea, l’esercizio fisico, la pratica di hobby e i rapporti sociali.

Sono 25 milioni le persone al mondo colpite dalla Malattia di Alzheimer, la più comune forma di demenza che conta 1 milione di casi solo nel nostro Paese. Lo ricorda la Società italiana di neurologia (Sin), in occasione della Giornata Mondiale dell’Alzheimer, che si celebra mercoledì 21 settembre, fa il punto sulle strategie preventive in fase di sperimentazione per questa patologia.

Alla base della Malattia di Alzheimer – spiega la Sin – vi è l’accumulo progressivo nel cervello di una proteina, la beta-amiloide, che distrugge le cellule nervose e il loro collegamenti; questo processo può iniziare anche decenni prima delle manifestazioni cliniche della malattia e può essere tracciato attraverso la PET (Positron Emission Tomography), realizzata mediante la somministrazione di un tracciante che lega la beta-amiloide. Analogamente, è possibile analizzare i livelli di tale proteina nel liquido cerebrospinale, mediante una puntura lombare.

“Oggi, queste tecniche permettono di stabilire un rischio di sviluppare la malattia di Alzheimer prima della comparsa dei deficit cognitivi e rendono quindi fattibile l’avvio di strategie preventive – dichiara Carlo Ferrarese, Direttore Scientifico del Centro di Neuroscienze di Milano, dell’Università di Milano-Bicocca – Tali strategie sono basate su molecole che determinano una riduzione della produzione di beta-amiloide, con farmaci che bloccano gli enzimi che la producono (beta-secretasi) o, in alternativa, anticorpi capaci addirittura di determinare la progressiva scomparsa di beta-amiloide già presente nel tessuto cerebrale. Questi anticorpi, prodotti in laboratorio e somministrati sottocute o endovena, sono in grado in parte di penetrare nel cervello e rimuovere la proteina, in parte di facilitare il passaggio della proteina dal cervello al sangue e la sua successiva eliminazione. Queste terapie sono attualmente in fase avanzata di sperimentazione e potrebbero modificare il decorso della malattia, prevenendone l’esordio”.
 
I sintomi della malattia sono riconducibili, inizialmente, a deficit di memoria, soprattutto per fatti recenti, e, successivamente, a disturbi del linguaggio, perdita di orientamento spaziale e temporale, progressiva perdita di autonomia che definiamo come “demenza”. A tali deficit spesso si associano problemi psicologici e comportamentali, come depressione, incontinenza emotiva, agitazione, vagabondaggio, che rendono necessario un costante accudimento del paziente, con un grosso impegno per i familiari. La patologia colpisce prevalentemente soggetti anziani (un tempo erroneamente identificati come affetti da “demenza senile”), ma può esordire anche in età presenile.

E’ noto da tempo – sottolinea ancora la Sin – che i fattori di rischio per le patologie vascolari quali ipertensione, diabete, obesità, fumo, scarsa attività fisica, contribuiscono anche ad un rischio maggiore di sviluppare la Malattia di Alzheimer. Da questo deriva il ruolo fondamentale della prevenzione: studi recenti hanno dimostrato che stili di vita adeguati come la dieta mediterranea, l’esercizio fisico, la pratica di hobby e i rapporti sociali agiscano da fattore protettivo.

19 Settembre 2016

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