Giornata mondiale contro la sepsi. Nel mondo, ogni anno, 50 milioni di casi, di cui il 20% in ospedale. Circa 680.000 le morti neonatali

Giornata mondiale contro la sepsi. Nel mondo, ogni anno, 50 milioni di casi, di cui il 20% in ospedale. Circa 680.000 le morti neonatali

Giornata mondiale contro la sepsi. Nel mondo, ogni anno, 50 milioni di casi, di cui il 20% in ospedale. Circa 680.000 le morti neonatali
Globalmente, 1 decesso su 5 è associato a sepsi, per un totale di almeno 11 milioni di decessi l’anno, pari a 1 morte ogni 2,8 secondi. Inoltre, gli effetti a lungo termine della sepsi, noti come sindrome post-sepsi, si verificano fino al 50% dei sopravvissuti, i quali soffrono di sequele fisiche, cognitive e psicologiche persistenti.

La sepsi è un problema grave di salute pubblica, soprattutto nei Paesi in via di sviluppo (Low-to-Middle-Income Country, LMIC), ma anche nel nostro Paese. La definizione di sepsi, pubblicata nel febbraio 2016 da parte dell’European Society of Intensive Care Medicine e della Society of Critical Care Medicine, la descrive come una disfunzione d’organo con pericolo per la vita causata da una inappropriata risposta dell’ospite a una infezione.
La sepsi si verifica in risposta a una infezione, che danneggia tessuti e organi e che può portare a shock, insufficienza multiorgano e morte, soprattutto se non riconosciuta e non prontamente trattata.

Oggi, come ricorda il ministero della Salute, si celebra la Giornata mondiale contro la sepsi World Sepsis Day, un’iniziativa globale giunta quest’anno alla sua undicesima edizione. La giornata è volta ad accrescere la consapevolezza pubblica sulla sepsi, per migliorarne la prevenzione, il riconoscimento e la gestione clinica. E il Ministero della Salute rinnova il proprio impegno nel sostenere la campagna promossa dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS).

Alcune persone sono più a rischio di sepsi, come le persone con malattie croniche a polmoni, fegato o cuore, le persone senza milza o con sistema immunitario indebolito, i bambini di età inferiore a un anno, gli adulti con più di 60 anni. I pazienti affetti da malattie oncologiche hanno un rischio di sepsi 10 volte maggiore rispetto a pazienti non oncologici. Il fumo è un fattore di rischio di sepsi, poiché aumenta il rischio di infezione respiratoria.
Molti pazienti colpiti da sepsi hanno bisogno di trasfusioni di sangue o di emoderivati. Pertanto, disporre di una riserva sicura di sangue è importante per la lotta alla sepsi.

Nel mondo si verificano, ogni anno, circa 47-50 milioni di casi di sepsi, di cui solo il 20% avviene in ospedale. Globalmente, 1 decesso su 5 è associato a sepsi, per un totale di almeno 11 milioni di decessi l’anno, pari a 1 morte ogni 2,8 secondi. Inoltre, gli effetti a lungo termine della sepsi, noti come sindrome post-sepsi, si verificano fino al 50% dei sopravvissuti, i quali soffrono di sequele fisiche, cognitive e psicologiche persistenti. Il recupero può richiedere mesi o anni. Il 40% dei casi di sepsi è rappresentato da bambini di età inferiore ai 5 anni. Nei paesi industrializzati può determinare la morte nel 3-4% dei neonati e fino al 24% dei neonati nati in paesi in via di sviluppo. Ogni anno si verificano nel mondo circa 680.000 decessi neonatali per sepsi, con un rischio particolarmente elevato in India, Pakistan, Nigeria, Congo, e Cina. La sepsi neonatale può portare, inoltre, a gravi manifestazioni cliniche, spesso associate a deficit irreversibili a lungo termine. In Italia, alcuni studi hanno rilevato che il numero di certificati di morte che hanno riportato sepsi è aumentato da 18.939 nel 2003 a 49.010 nel 2015 (dal 3% all’8% di tutti i decessi in Italia registrati in questi anni).

Organizzazioni internazionali, come World Health Assembly (WHA), The European Society of Intensive Care Medicine (ESICM), The Global Sepsis Alliance (GSA) e The Society of Critical Care Medicine (SCCM), sottolineano la necessità di migliorare la prevenzione delle infezioni per contrastare la lotta alla sepsi mediante:

  • la frequente igiene delle mani eseguita correttamente
  • l’applicazione scrupolosa delle misure di prevenzione e controllo delle infezioni (Infection prevention and control IPC) nei setting di cura
  • l’aggiornamento periodico del personale sanitario in materia di IPC e infezioni antimicrobico-resistenti
  • la disponibilità di ambienti sicuri e puliti per il parto
  • l’uso delle vaccinazioni disponibili.

Recenti documenti descrivono l’uso dei nuovi antibiotici per il trattamento della sepsi. Specifici biomarcatori possono essere utilizzati per la diagnosi precoce di sepsi neonatale.

13 Settembre 2023

© Riproduzione riservata

Sperimentazioni cliniche, l’Italia tiene ma cambia volto: cresce la ricerca internazionale, rallenta il no profit. Oncologia sempre al primo posto
Sperimentazioni cliniche, l’Italia tiene ma cambia volto: cresce la ricerca internazionale, rallenta il no profit. Oncologia sempre al primo posto

L’Italia supera il primo anno di piena applicazione del Regolamento europeo sulle sperimentazioni cliniche senza perdere terreno, ma il sistema cambia profondamente pelle. È quanto emerge dal 22° Rapporto Nazionale...

Biotech Act, i punti di EFPIA per accelerare
Biotech Act, i punti di EFPIA per accelerare

Un’occasione per imprimere maggiore velocità e competitività al settore europeo delle scienze della vita. È questo l’auspicio che EFPIA, attraverso una nota stampa pubblicata il 23 luglio, formula per il...

Vyvgart. Rischio contaminazione per alcuni lotti: “Ispezionare le fiale prima dell’uso”
Vyvgart. Rischio contaminazione per alcuni lotti: “Ispezionare le fiale prima dell’uso”

Argenx BV, in accordo con l'Agenzia Europea per i Medicinali (Ema), ha comunicato un rischio di contaminazione per alcuni lotti del farmaco Vyvgart 1000 mg soluzione iniettabile (efgartigimod alfa). Il problema riguarda...

Alzheimer, Eli Lilly Italia: iniziative per garantire l’accesso a donanemab in attesa della rimborsabilità del SSN
Alzheimer, Eli Lilly Italia: iniziative per garantire l’accesso a donanemab in attesa della rimborsabilità del SSN

Garantire ai pazienti italiani con malattia di Alzheimer l'accesso alle opzioni terapeutiche approvate, proseguendo nel dialogo con le istituzioni per il riconoscimento della rimborsabilità da parte del Servizio Sanitario Nazionale...