Ictus. Di Lazzaro (Campus Bio-Medico): “Tecniche endovascolari aumentano possibilità di evitare danni permanenti”

Ictus. Di Lazzaro (Campus Bio-Medico): “Tecniche endovascolari aumentano possibilità di evitare danni permanenti”

Ictus. Di Lazzaro (Campus Bio-Medico): “Tecniche endovascolari aumentano possibilità di evitare danni permanenti”
Così il Responsabile dell’Area di Neurologia del Policlinico Universitario Campus Bio-Medico interviene in occasione dell’VIII Giornata Mondiale di lotta all’ictus, promossa dalla World Stroke Organization. L’ictus colpisce ogni anno 15 milioni di persone nel mondo, 200mila solo in Italia. Nel nostro Paese questa patologia è la prima causa di disabilità e la terza di morte.

“Quest’anno sarà ricordato soprattutto per una grande novità nel campo della lotta all’ictus: l’affermazione delle tecniche endovascolari interventistiche per trattare l’ictus in fase acuta. Abbiamo compreso, infatti, che con quest’approccio è possibile disostruire più efficacemente le arterie cerebrali, estendendo il limite di tempo entro cui è ancora possibile evitare al paziente danni cerebrali permanenti”. Così Vincenzo Di Lazzaro, Responsabile dell’Area di Neurologia del Policlinico Universitario Campus Bio-Medico, in occasione dell’VIII Giornata Mondiale di lotta all’ictus, promossa dalla World Stroke Organization.
 
L’ictus colpisce ogni anno 15 milioni di persone nel mondo, 200mila solo in Italia (Fonte: Società Italiana di Neurologia). Nel nostro Paese questa patologia è la prima causa di disabilità e la terza di morte; in circa 10mila casi colpisce anche soggetti al di sotto dei 54 anni.
 
“Per quanti sono stati colpiti – aggiunge Di Lazzaro – la ricerca scientifica sta facendo grandi passi in avanti anche per le fasi croniche, sviluppando tecniche innovative in grado di promuovere il recupero funzionale, come la stimolazione cerebrale non-invasiva e la neuroriabilitazione con metodiche robotiche e connesse alla realtà virtuale. Questi approcci promuovono sempre più e sempre meglio il recupero dei pazienti, rimettendo in moto la naturale plasticità del nostro cervello, ovvero la sua capacità di adattarsi alla perdita di tessuto cerebrale attraverso fenomeni di compenso che coinvolgono le aree cerebrali risparmiate dall’ictus, in modo da ottenere un buon recupero funzionale”.

29 Ottobre 2015

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