Impiantato pacemaker wireless senza chirurgia. È la prima volta in Italia

Impiantato pacemaker wireless senza chirurgia. È la prima volta in Italia

Impiantato pacemaker wireless senza chirurgia. È la prima volta in Italia
L’intervento è stato eseguito al Maria Cecilia Hospital di Cotignola. Uno dei 14 centri mondiali per la sperimentazione della nuova tecnica che sarà presto attiva anche al Niguarda di Milano. Tra i vantaggi, si riduce il rischio di infezioni e del malfunzionamenti del dispositivo.

È stato eseguito ieri mattina presso Maria Cecilia Hospital di Cotignola (Ravenna), per la prima volta in Italia e tra i primi casi al mondo, l’impianto del pacemaker wireless, il primo stimolatore del battito cardiaco senza fili dalle dimensioni estremamente ridotte (lunghezza 4 cm, peso 2 grammi – in pratica le dimensioni di 2 compresse di antibiotico).

La struttura ospedaliera di GVM Care & Research è tra i 14 centri al mondo per la sperimentazione.

Nel mondo i portatori di pacemaker o di altri dispositivi per il trattamento delle aritmie sono circa 4.000.000 e ogni anno sono circa 700.000 i nuovi impianti. I sistemi, fino ad oggi utilizzati, sono complessi e comprendono un generatore di impulsi – il pacemaker vero e proprio (che viene alloggiato in una tasca sottocutanea) – e uno o più elettrocateteri – i “fili”- pronti a rilevare e ad innescare la stimolazione elettrica quando il battito rallenta.

Il nuovo dispositivo, invece, utilizza una tecnica completamente diversa da quella normalmente utilizzata per impiantare i pacemaker convenzionali: non più esternamente al cuore collegato a cateteri, bensì iniettato nella circolazione sanguigna utilizzando delle particolari sonde e fissato direttamente nella camera cardiaca. In pratica, un intervento mini-invasivo senza chirurgia.

Il paziente a cui è stato impiantato il nuovo sistema è una donna di 67 anni residente ad Alessandria affetta da un rallentamento grave della frequenza cardiaca e fibrillazione atriale, condizionante episodi di disorientamento e svenimenti.

La procedura è stata eseguita con una semplice anestesia locale, è durata circa 30 minuti (la metà rispetto all’intervento di posizionamento tradizionale) e si è svolta in modo semplice, senza alcuna complicazione. La modalità di impianto non chirurgica e l’assenza di componenti aggiuntive al pacemaker riducono anche il rischio di infezioni e di malfunzionamenti del dispositivo. La durata della batteria inoltre è superiore a quella di molti dispositivi convenzionali.

L’impianto è stato eseguito dal Prof. Carlo Pappone e dal Dr. Gabriele Vicedomini presso il dipartimento di Aritmologia di Maria Cecilia Hospital di Cotignola, uno dei più avanzati d’Europa, che da molti anni contribuisce allo sviluppo di nuove terapie e tecnologie per la cura delle aritmie.

“Questo nuovo stimolatore rappresenta il primo importante passo per lo sviluppo di sistemi nano tecnologici per il trattamento dei disturbi del cuore – ha commentato Carlo Pappone – Ci si attende che nel futuro tali dispositivi e tale tecnica di impianto rappresentino la base per il miglioramento della qualità e della durata della vita”.

Per la paziente ora il decorso postoperatorio prevede il riposo a letto per 6 ore e già il giorno successivo la dimissione dalla struttura ospedaliera, rispetto ai vecchi interventi che prevedevano 3/4 giorni di degenza.

Intanto il pacemaker senza fili si appresta a diventare realtà anche per i pazienti seguiti dalla Cardiologia 3-Elettrofisiologia del Niguarda di Milano. Il Dipartimento, all’avanguardia nell’impianto dei pacemaker fin dalla loro invenzione sta in questo momento completando l’addestramento del personale e la selezione dei pazienti idonei a trarre il massimo giovamento da questa nuova tecnologia. Nelle prossime settimane si prevede di eseguire i primi impianti.

“Diversamente dai pacemaker convenzionali – ha spiegato Maurizio Lunati, direttore della Cardiologia 3 – Elettrofisiologia – quello senza fili risiede interamente all’interno del cuore. Il dispositivo è miniaturizzato, è 10 volte più piccolo, ed incorpora sia la batteria che un microelettrodo in grado di stimolare la contrazione non appena viene rilevato un ritmo non adeguato”.

12 Dicembre 2013

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