Influenza. Da bambini ci si ammala ogni anno. Ma da adulti colpisce solo una volta ogni cinque anni

Influenza. Da bambini ci si ammala ogni anno. Ma da adulti colpisce solo una volta ogni cinque anni

Influenza. Da bambini ci si ammala ogni anno. Ma da adulti colpisce solo una volta ogni cinque anni
La valutazione in uno studio pubblicato su PLOS Biology. Dall'età adulta in poi la frequenza inizia a calare. E sopra i 30 anni si stabilizza in un contagio ogni 5 stagioni influenzali. Mentre da bambini il virus attecchisce pressoché ogni anno. Molti casi di influenza ipotizzati potrebbero quindi essere solo comuni malanni di stagione

L’influenza sembra essere una malattia meno comune di quanto si possa talvolta pensare: infatti, un adulto sopra i 30 anni la prenderebbe in media soltanto una volta ogni cinque anni, secondo uno studio pubblicato su PLOS Biology. Molto più comuni, invece, i malanni con sintomi simili a quelli tipici dell’influenza, causati da vari patogeni, che confonderebbero le acque, rendendo difficile individuare il numero effettivo di casi di influenza.
 
Lo studio è stato condotto dall’Imperial College London, il team di ricerca internazionale, composto da scienziati del Regno Unito, Stati Uniti e Cina.
L’influenza è una malattia infettiva causata da virus."C’è un ampio dibattito su quanto spesso le persone prendono l’influenza, [messa a paragone] con malattie simili ma causate da qualche altro agente. I sintomi possono talvolta essere determinati da virus del raffreddore, come rinovirus o coronavirus”, ha affermato il Dottor Adam Kucharski, che ha preso parte a questo studio all’Imperial College London prima di lavorare alla London School of Hygiene & Tropical Medicine. “Inoltre, alcune persone potrebbero non riconoscere l’influenza ma l’infezione si individua con l’analisi di un campione di sangue”.
 
Il nostro sistema immunitario risponde ai virus producendo anticorpi diretti contro le proteine sulla superficie del microorganismo. I ricercatori hanno analizzato campioni di sangue di 151 volontari provenienti dal Sud della Cina, analizzando i livelli degli anticorpi sviluppati contro nove ceppi influenzali nell’intero periodo dal 1968 al 2009.
“Si tratta della prima volta che qualcuno ha ricostruito la storia di gruppi di infezioni mediante l’analisi di campioni di sangue di oggi”, ha dichiarato il Dottor Kucharski. "In questo studio abbiamo analizzato in che modo l'immunità di una persona si costruisce nel corso di una vita sotto l’azione di infezioni influenzali. Queste informazioni ci aiutano a comprendere qual è la ‘suscettibilità’ della popolazione nella sua totalità e quanto sia facile per i nuovi ceppi stagionali diffondersi attraverso la popolazione stessa".
Ricordiamo che la stagione influenzale in corso è risultata ad alta incidenza di casi (con un andamento paragonabile alla stagione post-pandemica 2010-11), aumentata anche dal minor numero di persone che si sono vaccinate, ha affermato Claudio Cricelli della Simg, che rimarca, insieme ad altre Istituzioni, l'importanza della vaccinazione, raccomandata tra le categorie a rischio.
 
Tornando allo studio condotto dall’Imperial College London, in base ai risultati, mentre i bambini sviluppano l’influenza circa una volta all’anno, questa sindrome diviene progressivamente meno comune al passaggio dall’infanzia alla prima età adulta, e, dopo i 30 anni l’incidenza dei casi è pari a circa due volte in un decennio. I più colpiti sono dunque i più piccoli e l’influenza “nell’infanzia e nell’adolescenza è molto più diffusa”, ha spiegato Steven Riley, autore senior, del Medical Research Council Centre for Outbreak Analysis e Modelling all’Imperial College London. “L’esatta frequenza dell’infezione varia a seconda dei livelli [di diffusione ndr] dell’influenza nell’ambiente e della vaccinazione”. Mentre “per gli adulti abbiamo osservato che essa è attualmente molto meno comune di quanto alcuni possano pensare”, prosegue l’esperto.
Lo studio non presenta dati definitivi e necessita di ulteriori approfondimenti.

Per valutare la frequenza dell’infezione, i ricercatori hanno sviluppato un modello matematico per studiare in che modo agisce il nostro sistema immunitario in base alle variazioni del virus durante la vita di un individuo.
I virus possono evolvere, ma il nostro organismo mantiene memoria, attraverso gli specifici anticorpi, dei ceppi virali che ha già incontrato.
Inoltre, i risultati confermano che i ceppi virali da cui siamo stati contagiati nell’infanzia evocano in seguito una risposta immunitaria molto più forte rispetto ai virus incontrati più tardi.
L’indagine e i risultati ottenuti potrebbero aiutare gli scienziati nella comprensione di come la nostra immunità si comporta al variare dei virus, in continua evoluzione, e le modalità con cui ceppi virali ‘storici’ influenzano l’efficacia e il modo in cui “lavorano” i vaccini.  
 
Viola Rita

Viola Rita

05 Marzo 2015

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