L’intelligenza artificiale che usa il tuo medico è sicura? L’allarme dell’Oms Europa: “Mancano leggi a tutela di pazienti e operatori”

L’intelligenza artificiale che usa il tuo medico è sicura? L’allarme dell’Oms Europa: “Mancano leggi a tutela di pazienti e operatori”

L’intelligenza artificiale che usa il tuo medico è sicura? L’allarme dell’Oms Europa: “Mancano leggi a tutela di pazienti e operatori”
L'intelligenza artificiale nella sanità europea si sta diffondendo senza adeguate tutele giuridiche. Secondo il rapporto Oms, solo il 8% dei paesi ha una strategia nazionale per l'IA in salute e meno del 10% ha standard chiari di responsabilità in caso di errori. L'incertezza normativa rappresenta la principale barriera all'adozione, rischiando di compromettere la sicurezza dei pazienti e di aggravare le disuguaglianze nelle cure senza un quadro regolatorio appropriato.

L’intelligenza artificiale sta già supportando i medici nella diagnosi di malattie, nella riduzione degli adempimenti amministrativi e nella comunicazione con i pazienti in tutta la Regione Europea dell’Oms. Tuttavia, questa rapida diffusione avviene in assenza delle necessarie tutele giuridiche di base per proteggere sia i pazienti che gli operatori sanitari.

È quanto emerge dal nuovo rapporto dell’Oms/Europa “Artificial Intelligence in Health: State of Readiness across the WHO European Region”, che fornisce la prima fotografia completa sull’adozione e la regolamentazione dell’IA nella sanità, basandosi sulle risposte di 50 dei 53 Stati membri della Regione.

“Il potenziale dell’IA di trasformare l’assistenza sanitaria è riconosciuto da quasi tutti i paesi, dalla diagnostica alla sorveglianza delle malattie fino alla medicina personalizzata, ma la preparazione è disomogenea e frammentata”, si legge nel documento. Solo 4 paesi (l’8%) dispongono di una strategia nazionale dedicata all’IA in ambito sanitario, mentre altri 7 (14%) la stanno sviluppando. L’incertezza giuridica si conferma la principale barriera all’adozione, citata da quasi 9 paesi su 10 (86%), seguita dai vincoli finanziari (78%). Meno di 1 paese su 10 (8%) ha standard di responsabilità civile chiari per determinare chi è responsabile in caso di errori o danni causati da un sistema di IA.

“Ci troviamo a un bivio – ha affermato Natasha Azzopardi-Muscat, Direttore dei Sistemi Sanitari di Oms/Europa -. O l’IA verrà utilizzata per migliorare la salute e il benessere delle persone, ridurre il carico sui nostri operatori sanitari esausti e abbattere i costi sanitari, oppure potrebbe compromettere la sicurezza dei pazienti, violare la privacy e aggravare le disuguaglianze nelle cure. La scelta è nostra”.

Non mancano però esempi virtuosi: l’Estonia ha integrato cartelle cliniche elettroniche, dati assicurativi e database della popolazione in una piattaforma unificata che supporta strumenti di IA; la Finlandia ha investito nella formazione sull’IA per gli operatori sanitari; la Spagna sta sperimentando l’IA per la rilevazione precoce delle malattie nell’assistenza sanitaria primaria.

Il rapporto esorta i paesi a sviluppare strategie per l’IA allineate agli obiettivi di salute pubblica, a investire in una forza lavoro preparata, a rafforzare le salvaguardie legali ed etiche e a governare i dati transfrontalieri. “Le scelte che facciamo ora – ha concluso Hans Henri P. Kluge, Direttore regionale dell’Oms per l’Europa – determineranno se l’IA darà potere ai pazienti e agli operatori sanitari o se, al contrario, li lascerà indietro”.

19 Novembre 2025

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