Le resistenze batteriche e i nostri record sugli antibiotici

Le resistenze batteriche e i nostri record sugli antibiotici

Le resistenze batteriche e i nostri record sugli antibiotici
È un problema globale, una sorta d’incendio che arde nelle sanità di tutto il mondo. Sono 37 mila i decessi annui nella UE. In crescita vertiginosa: per il FMI nel 2050 quelle ospedaliere uccideranno più del cancro, pesando per il 3,5% del PIL mondiale (la ricchezza di Gran Bretagna e Francia insieme!). E in Italia abbiamo un doppio record: resistenze e consumi.

Fa bene l’AIFA a suonare ancora la campana dell’allarme sulle resistenze batteriche agli antibiotici (vedi QS dell’10 maggio). È un problema globale, una sorta d’incendio che arde nelle sanità di tutto il mondo. Sono 37 mila i decessi annui in EU. In crescita vertiginosa: per il FMI nel 2050 quelle ospedaliere uccideranno più del cancro, pesando per il 3,5% del PIL mondiale (la ricchezza di Gran Bretagna e Francia insieme!).
 
In Italia doppio record: resistenze e consumi. L’ISS conta all’anno 284mila le sole infezioni ospedaliere, 7000 decessi. L’OsMed che i consumi restano stabilmente elevati, -1% in cinque anni. Essendo i tre quarti per infezioni di gola e altre vie respiratorie, ce li aspetteremmo dove fa più freddo. No: il top dei consumi pro-capite, non solo in Italia ma in tutti i Paesi OCSE si registra da sempre nel dolce tepore del golfo di Napoli e in aree persino più meridiane e temperate del Belpaese.
 
Due volte la media OCSE, il triplo di Norvegia e Svezia, quattro volte l’Olanda
. La DDD Italiana in cima, una volta e mezzo la media OCSE (OECD Health data). E con una deviazione standard più che doppia (OsMed), ad allargare a dismisura la forbice tra il nostro meridione e i Paesi nordici e freddi. Sul tiepido lungomare di Mergellina assai più che tra gli Inuit dell’Ultima Thule artica. La prescrizione allegra del dr. Esposito o l’occhio troppo chiuso sulla mancanza di ricetta della farmacista dr.ssa Scognamiglio? (cognomi inventati)
 
Forse. Ma non solo. Perché il superbatterio acquisisce i suoi malvagi poteri anche e soprattutto negli allevamenti intensivi di mucche e polli che, ammassati, necessitano in continuo di antimicrobici. E siccome sei quello che mangi, “du bist was du ißt” dice Feuerbach, in rima, ce li passano come vendetta postuma quando noi, assisi in cima alla piramide alimentare, poi ce li facciamo alla griglia o in fricandò.
 
Un tempo temevamo il grande botto nucleare per qualche Stranamore dell’Est o dell’Ovest, oggi tremiamo per il microbo dalla vecchia fattoria di zio Tobia, untore planetario per profitto (ne ho scritto qui su QS a novembre) Il mondo finirà “not with a bang but a whimper” (T. S. Eliot), non con un boato ma con un gemito. Per il superbatterio, o per l’aviaria, la suina e prima ancora la mucca pazza dei mangimi mischiati alle ossa triturate di altri bovini (chi non impazzirebbe se costretto a mangiarsi ogni giorni la nonna o qualche zio).
 
Abbiamo anche un terzo record sugli antibiotici, più di ieri che di oggi, meno grave ma più pittoresco: il ricorso alle iniezioni intramuscolo. Generazioni d’italiani possono orgogliosamente vantare le natiche più bucate del globo. Mentre Hans, rubizzo tornitore di Amburgo, deglutisce tranquillo la sua compressa, il nostro Ciro, ambulante di Pozzuoli, attende tremebondo, calzoni giù e occhi in su, la stoccata dalla consorte Sig.ra Imma.
 
Avviene di più al Sud, e in Spagna. Antropologia culturale, dicono, l’educazione cattolica della chiesa preconciliare: per guarire si deve soffrire, “per aspera ad astra”, la redenzione attraverso la sofferenza. C’è anche chi l’associa alla diffusione endemica in alcune aree di malattie trasmesse per via ematica (es.: le epatiti), quando le siringhe erano in vetro magari non si sterilizzavano bene nel boiler.
 
Già, quello rettangolare, d’acciaio, oggi reperto da mercatino vintage, il cui ferale tintinnio del cilindro e dello stantuffo che bollivano mi annunciava l’imminente esecuzione, per mano dell’attempata signora del piano di sotto, occhiali di tartaruga e sorriso rugoso (da tartaruga), merletti e allure permanente di broccolo bollito.
  
Certo il record delle terga offese non preoccupa quanto quello sulle resistenze. Che va affrontato intervenendo sui consumi tra i quadrupedi quanto tra i bipedi. Gli strumenti sono regole e controlli. E una spinta alla ricerca di nuovi antibiotici, da anni negletta, scavalcata da altre aree terapeutiche più attrattive e redditizie. A partire dai prezzi di rimborso storicamente bassi rispetto al beneficio clinico ed economico.
 
Tutti strumenti e azioni, le regole, i controlli, i prezzi di rimborso, in mano a quelle Istituzioni e Agenzie Regolatorie, tanto EU che dei singoli Paesi, che dei pericoli che corriamo hanno maggiore contezza e di cui infatti lanciano meritoriamente l’allarme a cui però sembra non seguano azioni concrete che adoperino davvero e risolutivamente quegli strumenti.
Insomma, quando vedi che l’incendio avanza è certo importante che urli “al fuoco”, ma se ti limiti a dare solo l’allarme, non basta. Specialmente se sei tu il pompiere.   
 
Prof. Fabrizio Gianfrate
Economia Sanitaria

Fabrizio Gianfrate

17 Maggio 2016

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