Lotta all’antibiotico resistenza. Troppe le differenze tra Regione e Regione. In Emilia Romagna attivato percorso virtuoso

Lotta all’antibiotico resistenza. Troppe le differenze tra Regione e Regione. In Emilia Romagna attivato percorso virtuoso

Lotta all’antibiotico resistenza. Troppe le differenze tra Regione e Regione. In Emilia Romagna attivato percorso virtuoso
L’Italia è così profondamente divisa da indurre l’Ecdc a bocciare le difformità del sistema. È quanto emerso dall’evento “Stato dell’arte dell’antimicrobial stewardship: esperienze regionali a confronto” organizzati a Milano e Roma con il supporto non condizionato di Msd. Ambretti: “Emilia Romagna prima regione ad aver avviato percorso di sorveglianza”. Tumietto: “Serve solida normativa per investimenti precisi”. I VIDEO

Il fenomeno dell’antibiotico resistenza, che vede il nostro Paese tra i primi tre Stati in Europa con percentuali di resistenza più elevati, dopo Grecia e Turchia, è avvertito in maniera differente tra Regione e Regione. Le differenze tra le varie realtà locali e le problematicità relative al fenomeno dell’antibiotico resistenza sono state al centro dell’evento “Stato dell’arte dell’antimicrobial stewardship: esperienze regionali a confronto” organizzato a Milano e Roma con il supporto non condizionato di Msd. Un evento che ha visto il confronto tra istituzioni, clinici, microbiologi e manager della salute a livello regionale per individuare percorsi condivisi per lo sviluppo di modelli virtuosi.
 
Negli ultimi anni la Regione Emilia Romagna ha intrapreso un percorso particolarmente significativo in termini della gestione della problematica dell’antibiotico-resistenza. In particolare, è stata la prima regione italiana ad avere avviato un percorso specifico dedicato alla problematica degli enterobatteri, dei produttori di carbapenemasi. Il giro di boa inEmilia Romagnaè arrivato in particolare nel 2013 con la delibera di giunta regionale che ha riformato i comitati per le infezioni ospedaliere e individuato due elementi di azione: l’infection control, ossia il contrasto delle infezioni correlate all’assistenza, quelle che si contraggono durante il ricovero o la frequentazione di strutture sanitarie e l’appropriato utilizzo di antimicrobici, la cosiddetta antimicrobial stewardship. che sono oggi i principali microrganismi multi-resistenti agli antibiotici di interesse generale.

“La delibera regionale – ha ricordato Fabio Tumietto del Sant’Orsola– ha stabilito i canali d’intervento nei quali si devono inserire obbligatoriamente i Direttori generali delle strutture ospedaliere e sanitarie locali. Un passaggio importante in quanto auspica e determina gli elementi di collaborazione della rete”.  Ma ovviamente esistono anche dei limiti: le risorse. “Se è vero che la delibera richiede e auspica una ricognizione delle risorse impegnate, risorse umane e materiali, dall’altra non è questa la delibera che dice quanto si investe per affrontare e risolvere il problema. Allora, probabilmente, è giunto il momento che nel nostro Paese si decida una normativa molto solida alla quale collegare anche investimenti specifici precisi”.   
 
“Il percorso di sorveglianza e di prevenzione della diffusione di questi patogeni antibiotico-resistenti di particolare rilevanza è stato avviato già da tempo – ha spiegato Simone Ambretti del Sant’Orsola –e ha interessato in modo importante tutte le professionalità coinvolte nella gestione delle problematiche dell’antibiotico-resistenza. Sul fronte della microbiologia che ha avuto un ruolo particolarmente rilevante è stato messo in atto un sistema di sorveglianza attiva per questi batteri produttori di carbapenemasi che ha consentito nel corso degli anni di monitorare l’andamento della diffusione dei patogeni e di contribuire per quanto possibile in termini di infection control attraverso una rapida identificazione dei pazienti portatori sani o infetti”. Comunque ancora tanto rimane da fare: “sono stati fatti dei passi importanti in termini di affidabilità diagnostica anche grazie all’introduzione di test molecolari rapidi che permettono di identificare sempre più rapidamente i pazienti positivi e nei prossimi anni sempre di più questi test rapidi entreranno nel percorso diagnostico della microbiologia che quindi avrà modo di garantire un impatto sempre più importante in termini di diagnosi e di sorveglianza delle infezioni di patogeni multi resistenti”.
 
 

07 Aprile 2017

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